Dalle curve alla strategia della tensione: così la violenza degli ultrà ha cambiato volto
Nell’ultima stagione le partite segnate da danni sono scese, mentre in B il livello di intemperanze resta elevato. Crescono le proteste contro le proprietà, come lo stadio “vuoto” dei tifosi laziali

Il mondo ultrà è in continua ebollizione. E gli strateghi della guerriglia urbana, un intero anno sabbatico non se lo prendono mai. Ma dati alla mano, nonostante il finale beckettiano del derby di Torino, potremmo anche parlare di una stagione “apparentemente tranquilla”, caratterizzata da qualche agguato in autostrada tra le opposte fazioni (vedi quelli tra ultrà romanisti e fiorentini, tra laziali e napoletani che è costato il divieto di trasferta alle rispettive tifoserie a partire dallo scorso febbraio) ma con una incidenza minore di scontri violenti con relativi danni importanti alle cose e alle persone. Si è trattata di una stagione, quella 2025-2026, con episodi più sporadici rispetto all’anno calcistico precedente, con una sensibile diminuzione degli scontri rilevati dal Ministero dell’Interno e dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. Si è passati infatti dai quasi 200 incontri caratterizzati da episodi di violenza ai 138 dell’ultima stagione con un calo attestabile intorno al - 30% e un 50% di feriti in meno, sia tra i tifosi che tra le forze dell’ordine. Potremmo quindi parlare di quiete dopo la tempesta, con un atteggiamento più equilibrato da parte del tifo organizzato, che alla violenza ha anteposto la protesta più o meno civile. All’Olimpico, la Lazio ha disputato tutto il girone di ritorno senza l’apporto dei propri tifosi che, in segno di contestazione contro la “gestione dittatoriale” del presidente Claudio Lotito si sono limitati a solidarizzare con gli ultrà nei loro sit-in a Ponte Milvio e a disertare lo stadio. Va sottolineato che l’adesione popolare e quindi della maggioranza non violenta della tifoseria laziale ha fatto sì che le proteste anti-Lotito non hanno avuto “derive ultrà”. Ci si è limitati a uno scenario triste e solitario, da spalti vuoti, che per alcune partite si è visto anche nell’altro Stadio Olimpico, quello del Torino, in cui i tifosi granata ispirati dai colleghi laziali hanno inscenato la stessa forma di protesta, reiterata, nei confronti del patron Urbano Cairo al quale rimproverano, come i laziali a Lotito, uno scarso impegno finanziario per rafforzare e rendere competitiva la squadra. Finché si resta nell’ambito della critica tecnico-sportiva, potremmo anche pensare a una evoluzione della specie ultrà in senso positivo e sperare in una nuova cultura del tifo, ma i fatti del derby di Torino, gli scontri con le forze dell’ordine e il ferimento del tifoso della Juventus ci riportano per un attimo alla triste realtà di una strategia della tensione da ultimo stadio.
Qualcosa comunque va rimproverato anche al sistema dell’ordine pubblico, perché non si capisce come mai per ragioni di sicurezza i due derby romani sono stati fissati alle 12.30 all’andata (a settembre) e addirittura alle 12 al ritorno, il 17 maggio, mentre quello della Mole di domenica era stato previsto alle 20.45 (così come i due derby tra Inter e Milan). Due pesi e due misure quindi in materia di gare ad alto rischio? Ora il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, afferma che «dal prossimo anno nessun derby verrà giocato a fine stagione». Ma forse servirebbe un’uniformità anche sugli orari in cui disputare le partite più a rischio. Al di là dei dati confortanti, prepariamoci a una lunga estate calda sul fronte ultrà, perché queste frange ormai in collisione totale con le proprietà minacciano altre manifestazioni. La Curva Nord della Lazio ha già pubblicato un “manifesto” in cui detta le condizioni al presidente Lotito, invitandolo ovviamente a “vendere e a liberare la Lazio”, pena la rinuncia alla campagna abbonamenti sia allo stadio che quello televisivo a Dazn. Il braccio di ferro prosegue con le stesse dinamiche di tutta la stagione, cori dispregiativi all’indirizzo del padre patron della Lazio, il quale reagisce da autentico muro di gomma, forte della proprietà della società e anche del potere politico che esercita in qualità di senatore della Repubblica eletto nelle liste di Forza Italia. Un “piccolo Berlusconi” a Roma, ma senza l’empatia che contraddistingueva il Cavaliere nei confronti della tifoseria milanista, la quale adesso, dinanzi al flop dei rossoneri di Max Allegri, fuori dalla Champions, rincara la dose di proteste nei confronti della proprietà americana del magnate Gerry Cardinale.
Finora ai cattivi risultati della squadra gli ultrà del Milan hanno risposto con un pacifico e silente abbandono della Curva a partita in corso, ma a bocce ferme non si escludono prese di posizione più drastiche nei prossimi giorni. La sicurezza della metropoli meneghina è allertata. Ma se la Serie A è una polveriera sempre accesa, anche a campionato concluso, quest’anno il record di intemperanze si è avuto in serie B. Il Catanzaro, che venerdì prossimo si gioca l’ultimo atto della stagione nella finale dei playoff contro il Monza, si segnala come il club con il maggior numero di “daspizzati” in un solo colpo. Per gli scontri avvenuti nella gara di campionato Cesena-Catanzaro del 21 marzo scorso, il Questore di Forlì-Cesena ha dovuto usare la mano pesante emettendo 34 provvedimenti di divieto di accesso allo stadio (Daspo) nei confronti di altrettanti ultras del Catanzaro. Si tratta di divieti che vanno dai 2 agli 8 anni di interdizione, per un totale di 134 anni di Daspo che contempla anche nove ultras già recidivi. Scendendo in Serie C lo scenario si fa ancora più fosco e in controtendenza con la “stagione morbida”. L’Arezzo appena neopromosso in B nella gara contro il Ravenna ha dovuto stigmatizzare il brutto episodio che ha visto coinvolti quattro suoi tifosi condannati con il Daspo assieme a un altro supporter della squadra romagnola. E mentre la Salernitana è in corsa nella finale dei playoff per l’ultimo posto che vale la promozione in serie B, è appena arrivata la sentenza di un Daspo emesso dal questore di Crotone Renato Panvino nei confronti di un tifoso campano in seguito ai disordini verificatisi a Crotone dove altri 4 ultrà calabresi si erano resi protagonisti di aggressioni nei confronti dei 500 appartenenti alla frangia campana. In C ci sono ancora scampoli di calcio giocato che riguardano piazze calde come Salerno appunto, Brescia, Catania e Ascoli, pertanto si spera che in questi ultimi giri di cronometro da febbre a 90’ non si debba rimettere mano alle statistiche, quasi confortanti, di una stagione in cui il mondo ultrà, se non si è concesso l’anno sabbatico ha almeno attutito la sua proverbiale foga violenta.
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