Rosalia sta male e interrompe il concerto a Milano
A causa di una intossicazione alimentare la cantante si ferma a metà di uno spettacolo straordinario costruito sulla spiritualità dell'album "Lux"

Colpo di scena al concerto milanese di Rosalía ieri sera, 25 marzo, all'Unipol Forum di Assago. Poco dopo le 22, l'artista catalana, 33 anni, si è sentita male e ha dovuto interrompere il concerto. Lei ha provato a proseguire lo show, ma è stata costretta a fermarsi a metà concerto, subito dopo il secondo atto del suo tour Lux. Visibilmente provata, dopo una pausa è tornata in scena e si è rivolta al pubblico milanese spiegando di avere subito una intossicazione alimentare: «Mi sento male. Ho provato ad andare avanti ma devo interrompere lo show: volevo che aveste la migliore esperienza possibile. Non mi era mai capitato prima, mai in questa situazione. Ho spinto lo show ma devo fermarmi fisicamente, non posso continuare, ho fatto del mio meglio».
Sul palco si è scusata più volte, dispiaciuta di non poter portare a termine lo spettacolo come avrebbe voluto. Quindi Rosalía ha promesso che avrebbe cercato di capire, con lo staff medico, se ci fossero le condizioni per riprendersi e magari tornare sul palco, ma poi subito dopo ha ribadito di non essere in grado di proseguire in quel momento. Tra gli applausi e il sostegno del pubblico di Milano, l'artista ha lasciato il palco, visibilmente dispiaciuta per l'interruzione anticipata dello show, poco dopo le 22, dopo un'ora di spettacolo.
Anche se molto è stato il dispiacere degli 11.500 presenti del Forum sold out che fino a quel momento Rosalia aveva conquistato con una energia e una delicatezza straordinarie.
Più che un concerto, una visione. All’Unipol Forum di Assago, tutto esaurito, Rosalía ha offerto uno spettacolo totale, un’opera contemporanea che rompe gli schemi e li ricompone in una sintesi inattesa di musica sacra, pop, classica e urban. Nell’unica data italiana del tour, la cantante catalana ha lasciato il pubblico sospeso tra stupore e raccoglimento, conducendolo dentro l’universo di Lux, l’album più ambizioso e spirituale della sua carriera. Con una cura particolare per i testi di questi brani ispirati alla mistica femminile soprattutto cristiana, ma anche sufi e giapponese, scritti dall’artista e cantati in 13 lingue ma accuratamente tradotti in italiano e trasmessi in sovraimpressione sopra il palco. Mentre al di sotto Rosalia mette in scena un raffinato lavoro teatrale, con coreografie di danza contemporanea interpretate dall'impeccabile corpo di ballo, scenografie essenziali e il sostegno dell’orchestra (anche se un volume dell'impianto un po' meno sparato avrebbe giovato).
Fin dall’ouverture, con l’orchestra di venti elementi disposta in una buca a forma di croce al centro del parterre, si comprende che non si tratta di un semplice live, ma di un percorso simbolico. Le luci si spengono, una grande scatola bianca si apre rivelando una croce, mentre sul led appare una luna piena: nascita e mistero, carne e trascendenza. Rosalía entra in scena come una figura liminale, sospesa tra umano e divino.
Il primo atto, con l’artista in tutù da ballerina classica, è sorprendente: Sexo, violencia y llantas e Reliquia aprono a una dimensione quasi liturgica, tra archi e tensioni vocali, mentre Porcelana si fa preghiera danzata. Ed impressiona che tutto il palazzetto canti in coro parole che si riferiscono a Dio e alla spiritualità.
Il culmine arriva con Mio Cristo piange diamanti, cantata in italiano, quando Rosalía depone il velo bianco ispirandosi alla relazione tra Chiara e Francesco: un momento di rara intensità, sospeso tra teatro e contemplazione. La cantante si commuove alle lacrime mentre la canta con una voce straordinaria. «Come sapete in Lux c’è una canzone in italiano – dice nella nostra lingua – Quando l’ho scritta Puccini e Verdi sono stati di grande ispirazione. Ragazzi, voi avete una tradizione musicale spettacolare. Sono una grande fan della musica di qui. Il mio italiano non è perfetto. Vi canterò Mio Cristo piange diamanti con tutto il cuore».
È qui che Lux si rivela in tutta la sua portata: un disco che attraversa il sacro senza banalizzarlo, accostando linguaggio pop e ricerca spirituale. Non provocazione, ma interrogazione. Come ha osservato il presidente della Conferenza episcopale spagnola, Luis Argüello, il fatto che una star globale torni a parlare di Dio segnala «una tendenza di fondo». E il cardinale José Tolentino de Mendonça ha colto in Rosalía la capacità di intercettare «un bisogno profondo» di interiorità nella cultura contemporanea.
Il secondo atto cambia registro: abiti neri, corsetto e stivali, e un’energia più terrena. La hit Berghain diventa un viaggio techno visionario, con il grande caprone di Goya evocato tra luci strobo e coreografie serrate. Seguono La fama e De madrugá, dagli album precedenti a suon di reggaeton, dove la dimensione pop si intreccia a una drammaturgia sempre più teatrale. Rosalía gioca con gli stilemi del diavolo e dell’acqua santa, ma la direzione resta chiara: più redenzione che caduta.
Ed è qui purtroppo che questa opera pop purtroppo si interrompe, il viaggio che nel terzo atto prevedeva quadri artistici ispirati a Vermeer, Munch Caravaggio e Van Gogh con i brani La perla e un Sauvignon blanc con Rosalia al pianoforte e il quarto atto dove il gran finale, tra battiti d'ali d’angelo, prevedeva Focu ranni, cantata anche in siciliano e dedicata a Santa Rosalia, e un finale in cui Rosalia metteva in scena la propria morte immaginando il proprio funerale in Magnolias, mentre il suo corpo venia elevato verso il cielo. È la sintesi di un’opera che è caduta e rinascita, perdita e luce. Peccato che il concerto si sia visto a metà, ma d’altronde Rosalia ha dato fondo a tutte le sue forze con un coraggio straordinario.
In un tempo in cui la musica pop spesso si accontenta della superficie, Rosalía osa la profondità e la sperimentazione musicale. Lux – e il suo corrispettivo scenico – è un atto radicale che restituisce all’arte popolare una dimensione spirituale, con una domanda aperta. E forse è proprio in questa ricerca, condivisa con migliaia di spettatori, che si intravede oggi una forma nuova, e sorprendentemente attuale, del sacro. Augurando a Rosalia una pronta ripresa e di tornare a completare il suo spettacolo in Italia.
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