Giacomo Poretti: «Porto in scena i santi di Milano»
di Fulvio Fulvi
Giacomo Poretti è l'interprete di “Ambrogio e Agostino” di Luca Doninelli: «Erano due “immigrati” diventati vescovi. Ispirati da Dio, hanno animato una città»

Due santi venuti da lontano e accolti in una città che è stata, anche per loro, severa ma generosa e riconoscente. A Milano, allora capitale dell’Impero romano d’Occidente, Ambrogio e Agostino, maestro tedesco e discepolo africano, diedero una svolta al pensiero della Chiesa facendo riflettere l’intera umanità sui cambiamenti che introdussero, ognuno nel proprio ambito.
L’incontro tra i due, avvenuto verso la fine del IV secolo, viene rievocato in uno spettacolo interpretato da Giacomo Poretti sul palcoscenico del Teatro degli Angeli, nel cuore del quartiere milanese di Porta Romana (debutto oggi alle ore 20.30, domani sera l’unica replica), il cui cartellone si affianca in ogni stagione a quello del vicino Teatro Oscar (il nome richiama l’Opera Scoutistica Cattolica Aiuto Ricercati di don Giovanni Barbareschi nata durante il nazifascismo e non la statuetta di Hollywood) situato in via Lattanzio. Delle due sale, animate dalle produzioni teatrali de Gli Incamminati – la compagnia fondata da Giovanni Testori nel 1983 – l’attore, componente del celebre trio comico con Aldo Baglio e Giovanni Storti, è direttore artistico insieme allo scrittore e drammaturgo Luca Doninelli e all’imprenditore culturale Gabriele Allevi, padre del deSidera Bergamo Festival.
Poretti, il testo originario di Ambrogio e Agostino è stato scritto da Doninelli, ma lei ci ha messo del suo…
«Rispettando gli avvenimenti storici, le cose realmente accadute scritte da Luca, ho usato dell’ironia. D’altra parte, quello degli Angeli è uno spazio sperimentale, adatto a monologhi un po’ strampalati come questo. La prima volta lo interpretai nel dicembre del 2019 nella Sala Melato del Piccolo Teatro e subito dopo il Covid organizzammo una rappresentazione al Cimitero Monumentale. Abbiamo deciso di rifarlo adesso perché ci sembra il momento giusto. C’è bisogno di una vera cultura di pace. Vogliamo ricordare queste due gigantesche, meravigliose figure della cristianità e il loro rapporto fecondo con Milano, intendiamo metterne in evidenza i valori».
Qual è, in particolare, l’ottica scelta per raccontare la storia dei due padri della Chiesa?
«Ambrogio, nato a Treviri, in Germania, era stato mandato a Milano per fare il governatore della Liguria e dell’Emilia, ma grazie al suo equilibrio e alle capacità diventò vescovo per acclamazione dei fedeli. Agostino, originario di Ippona, in Algeria, venne invece a Mediolanum nel 384 per insegnare retorica nelle Scuole Palatine. Anche lui arrivò con una barca, come gli africani di oggi… Fino a quel momento non aveva abbracciato la fede (anzi, era un tipo inquieto e aveva molti dubbi) ma rimase folgorato dai sermoni di Ambrogio, un grande predicatore: ne fu sconvolto profondamente e decise così di convertirsi al cattolicesimo. Ma attenzione: nessuno dei due futuri santi è un milanese “doc”, entrambi sono “stranieri”, “immigrati”, e io ci scherzo su. Con il dovuto rispetto».
“Milano vicino all’Europa, a portata di mano”, cantava Lucio Dalla…
«Milano è una madre esigente e accogliente, visitata in tutte le epoche da qualunque popolo, ostrogoti, francesi, celtici... e non solo per turismo. Attira i talenti, tante persone vengono qui, ancora oggi, da ogni parte del mondo, elettrizzate, con una grande voglia di fare, in tutti i settori, non solo quelli economici ma anche per la fede. E così, qui accadono cose particolari…».
Ambrogio è stato un grande innovatore, ha persino cambiato la liturgia introducendo gli inni…
«Già. E anche per Agostino questo era molto importante: “Chi canta prega due volte”, diceva. L’operazione di Ambrogio, infatti, non era affatto formale, non si trattava di canti appiccicati al rito ma di uno strumento pastorale. Ancora oggi tanta parte della preghiera è data dai canti che rendono più bella la celebrazione eucaristica. E pensare che molti fedeli vanno a Messa con la fretta di finire presto, e la scelgono in base al sacerdote che la dice più corta… Ma ti pare?».
Qual è il messaggio che volete dare con questo spettacolo?
«La centralità di Milano e della sua gente. La capacità di questa metropoli di valorizzare le capacità di ognuno. Ambrogio arriva qui e viene proclamato vescovo anche se non era ancora battezzato. I milanesi ne avevano compreso le qualità.... Agostino lo ascolta, si appassiona alle Sacre Scritture e si converte. C’è un’atmosfera misteriosa da queste parti.… Il teologo venuto dall’Algeria, inoltre, è un gran benefattore, aiuta gli altri a capire. Eppure all’inizio non era credente, opponeva tanta resistenza a Dio… Entrambi i santi sono accumunati dalla ricerca della Verità, sono tipi industriosi, non si sono fermati mai».
Ma Giacomo Poretti come vive l’eredità spirituale di Ambrogio e Agostino nella sua quotidianità?
«Leggere Le Confessioni mi porta ogni volta in territori profondissimi, come la questione della memoria: Agostino ha scritto pagine indimenticabili sulla memoria e con la sua opera ha saputo illuminare le questioni della fede come pochi altri nella storia della Chiesa. La vicenda umana di Ambrogio mi incuriosisce molto: come sia diventato vescovo per acclamazione..., era un funzionario, arrivato qua per fare tutt’altro. Ma Milano, ripeto, è una città particolare, è accogliente ma anche un luogo che per non so quali misteriose e magiche alchimie tira fuori – a volte, non sempre, però – il meglio delle persone».
Progetti in cantiere per il teatro e al cinema, con il trio, dopo il successo di Attitudini: nessuna?
«Intanto con mia moglie Daniela Cristofori stiamo proseguendo la tournée nei teatri italiani dove portiamo la commedia Condominio mon amour. Ma stiamo già pensando a un nuovo spettacolo da realizzare per la prossima stagione, scritto e interpretato da noi due per la regia di Andrea Chiodi. Con Giovanni e Aldo invece gireremo un film quest’estate: i connotati della storia sono ancora un po’ vaghi. Meglio non parlarne adesso. L’uscita dovrebbe essere a Natale, o al massino a gennaio del 2027».
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