mercoledì 26 novembre 2014
​La rubrica di Raiuno si rinnova: Ciotti, Albanesi, Rigoldi e Patriciello commentano la porla della domenica.
Partire dalla terra per raccontare il Cielo. A Sua Immagine di Rai1 annuncia grandi cambiamenti. Non tanto per la veste grafica e il logo, rinnovati. Quanto per i contenuti e la scelta di far raccontare la spiritualità a personaggi di Chiesa noti per il loro grande impegno civile e sociale. L’appuntamento del sabato alle 17,30 – che precede il collegamento domenicale delle 10,30 prima dell’Angelus – vedrà il commento del Vangelo della domenica affidato a preti come don Luigi Ciotti, don Gino Rigoldi, don Maurizio Patriciello, don Vinicio Albanesi. A presentare la nuova stagione del programma, frutto della collaborazione tra Rai e Cei, assieme alla conduttrice Lorena Bianchetti e al direttore di Rai1 Giancarlo Leone, a viale Mazzini c’era anche il segretario generale della Cei Nunzio Galantino.  La nuova stagione, spiega Galantino, è il frutto di un «gioco di squadra tra la Rai e la Cei» che hanno «gli stessi obiettivi» e per raggiungerli mettono in campo «una bella squadra, che si presenta da sola e che traduce in immagini e fatti quello che ci chiede papa Francesco, di essere una Chiesa in uscita. E qui abbiamo dei “preti di strada”, che hanno fatto cioè della strada la loro università, e alla quale hanno dato molto». Averli chiamati a questo impegno nuovo e diverso dal loro campo d’azione, dice Galantino ai quattro, «è un modo con cui la Chiesa vuole dirvi grazie: per aver resistito alle nostre resistenze e per aver accettato questa sfida che ci mette tutti in gioco».  Lorena Bianchetti racconta le raccomandazioni di monsignor Galantino: «Mi raccomando, una tivù che provochi di più», che accenda i riflettori sul Vangelo delle periferie, tanto caro a Papa Francesco. È il direttore Leone a sottolineare come la Messa in tv è il programma più longevo della Rai, un servizio pubblico avviato il 3 gennaio 1954. Per il 60°, il 21 dicembre, la diretta dalla chiesa degli Artisti di Roma della messa celebrata da Galantino Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera confessa la sua «emozione e preoccupazione: l’ultima volta che sono stato in tivù hanno protestato dicendo che parlavo troppo di Terra e poco di Cielo. Non mi hanno più chiamato», dice sorridendo. «Se ho accettato è perché il Papa ci dice di “andare nelle periferie”. E don Tonino Bello, regalandomi la sua stola, mi disse che “la Chiesa non è per se stessa ma per il mondo”. A tutelare la Chiesa ci pensi lo Spirito Santo, noi siamo chiamati a difendere la gente che fatica a tirare avanti. Essere per il mondo significa essere nel mondo per saldare la Terra al Cielo». Due i riferimenti di don Ciotti: «Il Vangelo: immenso, immenso, immenso... Poi la Costituzione. Però non etichettateci: preti antidroga, preti antimafia... Lo so che è affetto, ma ci imbarazza. Siamo preti e basta». Anche don Gino Rigoldi, cappellano dell’istituto minorile Beccaria e presidente di Comunità nuova, si dice stupito: «Mi chiamano sempre a parlare di droga, criminalità, disagio. Finalmente parlerò di Dio e del Vangelo. Cristo può essere un compagno di strada anche per chi delinque. In 41 anni ho incontrato 40 mila ragazzi e so che Cristo non profuma di incenso. Le persone vanno accolte e non giudicate, cercandone la parte buona e una strada per uscire» verso «una vita bella e buona». Don Maurizio Patriciello racconta che è diventato sacerdote «dalla porta di servizio, a 34 anni: caporeparto in ospedale, ho visto la morte e la sofferenza e mi sono chiesto cosa sono la vita e l’uomo. Ora sono parroco in periferie brutte, nate col peccato originale, dopo il sisma, per ammassare assieme i poveri, dove l’unico modello è il camorrista e dove gli scarti delle industrie che evadono il fisco viene fatto bruciare dai disoccupati o dai Rom. E negli anni scorsi arrivavano gli scarti dell’Acna di Cengio di Savona. Per questo la sentenza sull’Eternit è una pugnalata. La legge sui reati ambientali è ferma al Senato perché c’è chi non la vuole». Don Vinicio Albanesi è presidente della Comunità di Capodarco e, con Ciotti, del Cnca: «Al di là di tante regole e tante preghiere, l’incontro con Dio è un’altra cosa. La Chiesa se l’è un po’ scordato, siamo stati disprezzati, è il primo invito che mi arriva in 47 anni da un segretario della Cei...». «Se continui così mi fai licenziare », replica ridendo Galantino. Tra le novità, i ricordi d’infanzia del Natale di Carlo Verdone, Massimo Ranieri, Richy Menfis, Giusy Versace e Nino D’Angelo.
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