sabato 17 febbraio 2024
L'azzurro batte l'olandese Griekspoor nella semifinale di Rotterdam e poi De Minaur nella finale e scavalca il russo Medvedev, che aveva battuto a Melbourne. Da lunedì 19 scatta la nuova classifica
Sinner, nuovo numero tre del mondo, dopo la vittoria in semifinale a Rotterdam

Sinner, nuovo numero tre del mondo, dopo la vittoria in semifinale a Rotterdam - Reuters

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Sinner sempre più in alto. Ora è il numero 3 del mondo. L’italiano aggiunge dunque un’altra perla alla sua collezione di record, dopo aver battuto l’olandese Griekspoor 6-2 6-4 nella semifinale del torneo di Rotterdam e l'australiano De Minaur in finale (7-5 6-4). Mai nessun italiano come Jannik. È il primo azzurro a raggiungere il podio della classifica nell’era Open. Prima di lui solo Nicola Pietrangeli era stato n. 3 in singolare nel triennio 1959-61. Ma era un altro mondo. Le classifiche non erano computerizzate e venivano redatte dai giornalisti specializzati. Un’epoca in cui i maggiori tornei e la Coppa Davis erano accessibili solo ai non professionisti. Da lunedì 19 febbraio, dunque, può fregiarsi del nuovo traguardo. Daniil Medvedev, che fino ad ora occupava la terza piazza, rinunciando anche al torneo di Doha, dopo aver dato forfait a Rotterdam, perderà altri 250 punti, permettendo così il sorpasso.

Impressionante la progressione dell’altoatesino negli ultimi dodici mesi. A marzo del 2023 era nono, dopo essere uscito dalla top 10 a ottobre del 2022 (era addirittura precipitato al quindicesimo posto). Poi la vittoria a Montpellier, la finale a Rotterdam, due semifinali a Indian Wells e Miami e un quarto di finale agli Australian Open 2023 lo avevano riportato nelle prime dieci posizioni. Da lì in poi è diventata inarrestabile la scalata verso l’attuale terzo posto. Raggiunge la semifinale a Wimbledon arrendendosi solo a Djokovic, in una partita che gli fa capire di essere vicino al definitivo salto di qualità e ai primissimi della classe. E dopo vince altri tre tornei: il suo primo 1000 a Toronto e i 500 di Pechino e Vienna. E proprio nella capitale cinese, battendo in semifinale Alcaraz, diventa n. 4 eguagliando il record di Panatta. Alle Finals di Torino arriva in finale, ma deve cedere a re Djokovic, che però riesce a battere due volte (in singolare e doppio) nella semifinale di Coppa Davis, poi conquistata contro l’Australia in finale. Il resto è storia recente, trionfo a Melbourne, suo primo Slam, e la finale di domani nella terra dei tulipani.

Sono risultati ottenuti anche grazie al nuovo team, linfa vitale dei suoi miglioramenti. Simone Vagnozzi, ha levigato la sua indole di picchiatore, rendendola ancora più micidiale. Jannik, grazie a lui, ha inserito nel suo repertorio le variazioni. I cambi di ritmo con il dritto, che adesso gli permettono di costruirsi con il compasso i punti, accelerando e diminuendo la velocità dei colpi al momento opportuno. Il dritto lungo linea carico di topspin, con il quale ha evidenziato le lacune del rovescio di Rublev nei quarti di finale di Melbourne, ne è un esempio. Ha migliorato lo slice, ora più basso e profondo. Ha imparato a usare le smorzate e il gioco a rete, anche quello contro tempo. Darren Cahill, con la sua grande esperienza, è stato l’artefice del salto di qualità al servizio. Ha riportato Jannik a usare la tecnica del “foot up” (dove i piedi si avvicinano in fase di preparazione), che gli ha permesso di risparmiare energie durante i match. Grazie al coach australiano ha migliorato anche la seconda palla, ora più lavorata e profonda. C’è poi l’aspetto fisico, curato nei minimi dettagli da Umberto Ferrara, ribattezzato “il torturatore” per i suoi metodi militari. Ma è grazie a lui se Sinner ha dimostrato di poter reggere anche i cinque set, come è successo nella finale australiana. Senza dimenticare l’apporto dell’osteopata Andrea Cipolla e di Giacomo Naldi, fisioterapista che ha lasciato la Virtus Bologna di basket per seguire l’italiano. E infine c’è l’aspetto mentale, che spesso in passato tendeva a mancare nei momenti cruciali, come successe ad esempio nella prima finale in un Masters 1000, giocata e persa da Jannik contro l’amico Hurkacz a Miami. Era il favorito, ma a differenza della finale vinta in Australia, non riuscì a reggere la pressione. Un miglioramento, questo, arrivato anche grazie al supporto di Riccardo Ceccarelli, mental coach che collabora anche con i migliori piloti di Formula 1. Ma anche con il supporto dello stesso Cahill (assente in questi giorni a Rotterdam, così come Ferrara), che gli ha consigliato di sorridere e divertirsi di più in campo, dopo la sconfitta dell’anno scorso a Parigi. Da quel momento abbiamo visto un altro Sinner, che si lascia andare anche a siparietti simpatici in conferenza stampa.

La vittoria di stasera contro Griekspoor è stata la tredicesima consecutiva. Una serie inaugurata proprio contro l’olandese nei quarti di finale della Coppa Davis. Praticamente senza storia il primo set, chiuso con un perentorio 6-2 in 34 minuti. Sinner strappa subito il servizio all’avversario nel gioco di apertura, doppia il break sul 4-1 e si permette anche il lusso di un paio di smorzate da manuale, per raffreddare gli ardori di Griekspoor, che aveva alzato un po’ il ritmo nella parte finale del set.

Nel secondo c'è qualche difficoltà in più, specie dopo il lungo pit stop dell'olandese che deve farsi medicare alcune vesciche ai piedi. Sinner annulla due break point sia sul 2-1 per l'avversario sia sul 3-2, per poi brekkarlo sul 4 pari e concludere 6-4. Un'ora e ventuno per risolvere la pratica, che però non è stata così facile come si potrebbe desumere dal punteggio. La differenza su un buon Griekspoor, l'ha fatta proprio la tenuta mentale. Il vero e nuovo punto di forza dell'italiano, insieme con l'umiltà. «Sarò numero 3? - ha commentato infatti subito dopo la vittoria - Vuol dire tanto per me e per tutta l'Italia. La cosa più importante però è muovere il tennis italiano verso la direzione di far giocare tanti ragazzi, di essere un esempio. Alla fine è solo un numero». Tenuta mentale e umiltà. I due "segreti" che dopo il numero 3 potrebbero garantirgli un'ulteriore ascesa.

Le regole della classifica Atp

Questione di numeri. Adesso che con la finale di Rotterdam il terzo posto del ranking mondiale di Sinner diventa un'inedita realta' italica, tutti si chiedono quando, dopo aver ridimensionato Medvedev strappandogli il terzo gradino del podio, l'azzurro riuscira' a scavalcare anche il numero 2 Alcaraz e il campionissimo Djokovic issandosi sulla vetta del tennis mondiale. Ad oggi Sinner puo' contare su 8100 punti Atp, Alcaraz ne ha 9105 e Djokovic 9855. La classifica prende in considerazione i punti conquistati nell'ultimo anno, da un torneo alla sua edizione nell'anno successivo, e assegna 2000 punti al vincitore di uno Slam, mille a quello di un Master 1000, 500 punti per i tornei 500 come Rotterdam, 250 per quelli del livello di Doha. Tutto sta nel confermare le prestazioni dell'anno precedente: gli ultimi Australian Open ad esempio, sono costati cari a Djokovic, che li aveva vinti nel 2023: essendosi fermato in semifinale, si e' trovato con meno punti in classifica rispetto a quelli che aveva prima che il torneo iniziasse: Nole ha perso i 2000 punti della vittoria dell'anno scorso e, arrivando in semifinale, ne ha recuperati 800, sacrificandone quindi 1200. Chi difende un titolo, insomma, puo' sperare, ben che gli vada, di restare, in caso di vittoria, con gli stessi punti che aveva. Il debutto di questo sistema di conteggio punti risale al 1973: prima le gerarchie (e le teste di serie) erano stabilite dalle varie federazioni nazionali e dagli organizzatori dei vari tornei. Da quest'anno pero' ci sono delle novita': l'Atp ha deciso di modificare il sistema di assegnazione dei punti per i singoli tornei. Non ci sono aumenti per i vincitori delle singole tappe (che siano Slam o 1000) ma verranno distribuiti piu' punti a chi si qualifica per le finali, le semifinali, i quarti e gli ottavi di tutti i tornei. I vincitori Slam otterranno sempre 2000 punti, cosi' saranno 1000, 500 e 250 per i vincitori dei 1000, 500 e 250. Ma aumenteranno invece i punti per i finalisti di tutti i tornei. Passano da 1200 a 1300 quelli per i finalisti perdenti delle prove Slam, da 600 a 650 nei tornei 1000, da 300 a 330 nei tornei 500. E cresceranno cosi' anche i punti per chi verra' eliminato nelle semifinali, nei quarti e negli ottavi, e in alcuni casi pure nei primissimi turni. Una semifinale Slam non varra' piu' 720 punti, ma 800, ed avra' cosi' nel ranking un peso ancora maggiore. Da 360 a 400 invece per chi perde in semifinale nei tornei 1000. Un quarto di finale a Wimbledon pesera' 400 punti (non piu' 360), mentre in un 1000, come quello di Roma o di Cincinnati, ne varra' 200.

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