giovedì 18 aprile 2019
La capitale della lana si candida a Città creativa dell’Unesco. Come “manifesto” propone la mostra “Padre e figlio” su Ettore e Michelangelo Pistoletto e il loro intreccio con la dinastia Zegna
Le opere di Ettore Olivero dedicata alla Panoramica Zegna e al centro "Metamorfosi" di Michelangelo Pistoletto esposte a Casa Zegna (Trivero, Biella) per la mostra "Padre e figlio", fino al 13 ottobre

Le opere di Ettore Olivero dedicata alla Panoramica Zegna e al centro "Metamorfosi" di Michelangelo Pistoletto esposte a Casa Zegna (Trivero, Biella) per la mostra "Padre e figlio", fino al 13 ottobre

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Biella è al centro di un territorio sobrio e caparbio. Anche per questo per lei non è mai stato un problema la posizione defilata ai bordi delle Alpi. Biella ha fatto del lavoro la sua identità più forte, e sfruttando nei secoli i caratteri di un territorio che per altri sarebbero stati fonte di difficoltà, ha costruito uno dei distretti del tessile, e in particolare della lana, più importanti in Europa.

Ma i tempi sono cambiati. La globalizzazione ha inferto ferite profonde. Il tessile biellese ha risposto in parte evolvendosi verso produzioni di altissima qualità e occupando le fasce più alte del mercato. Questo ha permesso, a fronte di una minore quantità prodotta, di mantenere le quote di mercato in termini economici.

Questo però non basta. E così Biella ha scelto di uscire allo scoperto e di candidarsi come Città Creativa Unesco, una rete che oggi conta 180 città in 72 paesi. L’ambito di riferimento è quello della Creative Cities & Folk Art. La candidatura ha raccolto sostegni formali dal sistema internazionale della moda.

Accanto al Comune i partner della candidatura sono la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Cittadellarte - Fondazione Pistoletto. La sinergia tra le due, insieme con la Fondazione Zegna, ha dato vita a un progetto culturale in cui dimensione artistica, industriale e sociale si integrano, quasi come un manifesto della nuova coscienza del territorio: “Padre e figlio”, una mostra (curata da Alberto Fiz e aperta fino al 13 ottobre) che intreccia i percorsi di Ettore Pistoletto Olivero e di Michelangelo Pistoletto.

Il primo (nato nel 1898 e morto nel 1981) è stato un pittore di paesaggi e nature morte molto apprezzato a livello locale. Il secondo, suo figlio, è uno dei protagonisti dell’arte contemporanea: e allo stesso tempo radicato a Biella, dove è nato nel 1933 e dove ha fondato negli anni 90 Cittadellarte, trasformando un lanificio dismesso in un centro di produzione di idee. Entrambi sono legati nella loro storia a Ermenegildo Zegna (al fondatore il primo, alla famiglia e all’azienda il secondo): una storia locale e globale insieme, esemplare rispetto alla realtà di un’industria internazionale che non rinuncia a restare a decine di chilometri di curve dalla pianura.

La mostra è articolata su tre sedi nel territorio. La prima è a Biella, a Palazzo Gromo Losa, ristrutturato dalla fondazione Cr Biella. Colpisce la profondità del rapporto tra i due nonostante la distanza dei linguaggi: uno pittore tradizionale, l’altro che con i suoi quadri specchianti risucchia la realtà dentro l’opera. Ma se Ettore negli anni 70 porta dentro le sue nature morte le superfici riflettenti del figlio, Michelangelo pone in essere un continuo processo di rispecchiamento nel padre.

Una sala della mostra 'Padre e figlio' a Palazzo Gromo Losa, a Biella (Damiano Andreotti)

Una sala della mostra "Padre e figlio" a Palazzo Gromo Losa, a Biella (Damiano Andreotti)

Fondamentale è il disegno realizzato da Ettore di Michelangelo a tre mesi e che lui fa proprio in Autoritratto attraverso mio padre (1977), accompagnandolo con una serie di affermazioni la prima delle quali è “Lasciare un’eredità ai padri”. Il rispecchiamento del figlio nel padre diventa un’inversione del flusso temporale come lo specchio è inversione dello spazio, in un circolo infinito in cui l’arte si appropria dell’eternità. Un’idea che confluirà nel Terzo paradiso, il cui simbolo è ricreato nel cortile del palazzo nell’installazione Abbraccio all’infinito, due cerchi di acciaio che si intersecano in modo indissolubile.

A Cittadellarte, che ospita un’importante selezione dei lavori di Pistoletto, vengono presentati «i progetti in partnership tra la famiglia Zegna e Cittadellarte, la famiglia allargata di Pistoletto» spiega il direttore Paolo Naldini: ossia «“Visible”, un premio biennale che individua le pratiche artistiche di impatto nel contesto sociale e le sostiene con un fondo di 25mila euro» e l’Università delle Idee, «una continua e costante scuola di trasformazione sociale».

La galleria con 'L'Arte della lana' dipinta da Ettore Olivero tra 1948 e 1952 al Lanificio Zegna, a Trivero (Damiano Andreotti)

La galleria con "L'Arte della lana" dipinta da Ettore Olivero tra 1948 e 1952 al Lanificio Zegna, a Trivero (Damiano Andreotti)

La terza sezione è a Casa Zegna, nel borgo di Trivero, sede dell’azienda tessile, dove si svolge l’omaggio a Ettore come pittore di fiducia di Ermenegildo. Qui si visitano la galleria con il ciclo sull’Arte della lana( 1948-1952), in cui si segue passo passo la produzione di un panno di lana nella Firenze del Trecento. Nel raccontare una storia antica che oggi permane tecnologicamente trasformata e identica nell’essenza, Zegna e Ettore Olivero celebrano l’opera nobile della mano, l’industria che diventa cultura. Un’altra parte è invece dedicata alle tele realizzate da Ettore sulla Panoramica Zegna, dipinti che rivelano una pittura di paesaggio felice nel cogliere l’accendersi della luce. Al centro della sala c’è Metamorfosi (1973) di Michelangelo.

Fu lo stesso Ermenegildo a disegnare la strada attorno alla quale oggi si dispone l’Oasi Zegna. «L’idea del nonno era trasformare il paesaggio – spiega Anna Zegna – Accanto al luogo di lavoro costruì opere sociali: le case, le scuole, l’ospedale... Anche la Panoramica nasce in questa ottica: dare un grande giardino per il tempo libero a chi lavora in nel lanificio. La montagna era completamente brulla. Mio nonno vi piantò 500mila conifere e in cima creò un grande piazzale con 89 campi da bocce».

Se la mostra racconta il rapporto tra padre e figlio è perché la famiglia è centrale: «Tra generazioni c’è continuità – commenta Anna Zegna –. “Lasciare una eredità ai padri” dice Pistoletto. Ermenegildo ha ricevuto dal padre tre telai e da lì è nato tutto. Aldo e Angelo, nel momento in cui Ermenegildo perde le forze, nutrono il sogno del padre e lo arricchiscono. E così è per noi. Se hai una visione di lungo periodo ti senti portatore di qualcosa di più grande di te, che va oltre il territorio e abbraccia il mondo intero».

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