lunedì 7 novembre 2016
È una stagione di grande interesse per il priore. Il ruolo dell’arcidiocesi di Firenze nella “riabilitazione” delle “Esperienze pastorali”
Don Lorenzo Milani, priore di Barbiana

Don Lorenzo Milani, priore di Barbiana

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C'è un forte rinnovato interesse per la figura di don Lorenzo Milani. Almeno a livello editoriale, ma non solo. Si cercano sguardi nuovi sulla vita del priore di Barbiana. Ci prova ad esempio il giornalista fiorentino Mario Lancisi con il suo Processo all’obbedienza, uscito nei giorni scorsi per i tipi di Laterza (pagine 170, euro 16,00). Lo spunto è quello della Risposta ai cappellani militari che costò a don Lorenzo due processi per apologia di reato: il primo di assoluzione con formula piena «perché il fatto non costituisce reato»; il secondo, in appello, di condanna con «reato estinto per la morte del reo». Milani, infatti, morì quattro mesi prima del processo che si tenne a Roma il 28 ottobre 1967. «Il processo all’obbedienza – scrive Lancisi – altro non è che lo sforzo di sottolineare che don Milani è stato e resta irriducibile a qualsiasi compromesso. Un aculeo per la coscienza di tutti. Un profeta religioso e civile». Torna in libreria anche Michele Gesualdi, ex ragazzo di Barbiana e presidente della fondazione “Don Lorenzo Milani”. Esce infatti per le edizioni San Paolo il volume Don Lorenzo Milani, l’esilio di Barbiana, con la prefazione di Andrea Riccardi e la postfazione di don Luigi Ciotti (pagine 216, euro 16,00). «Il libro, scritto da chi fu un “ragazzo” vicino a don Lorenzo e testimone privilegiato specie negli ultimi anni, aggiunge – a giudizio di Riccardi – qualcosa di profondo e di vivo alla narrazione storica che è rigorosa e asciutta. Mi pare che l’autore scriva nel linguaggio di Barbiana. Ne viene fuori un saggio importante, unico nella vastità bibliografica». Don Ciotti aggiunge che si tratta di «un don Milani raccontato in tutta la sua prorompente umanità, un ritratto autentico e vivo». Da poco sugli scaffali anche il libro di suor Maria Rosaria Sorce, Da Assisi a Barbiana il sentiero di don Milani (Morlacchi, pagine 310, euro 15,00; presentato domenica 6 novembre su queste pagine), che tra le altre questioni affronta la “riabilitazione” di Esperienze pastorali: una vicenda che sta particolarmente a cuore al cardinale Giuseppe Betori, che ancora ricorda con emozione quando, nella primavera del 2014, annunciò che la ristampa del famoso libro di don Milani non aveva più nessuna proibizione da parte della Chiesa e tornava a diventare «un patrimonio del cattolicesimo italiano e in particolare della Chiesa fiorentina, un contributo alla riflessione ecclesiale da riprendere in mano e su cui confrontarsi». Il cardinale, che aveva iniziato ai primi di settembre 2013 a raccogliere materiale sulla vicenda di Esperienze pastorali, il 12 dello stesso mese andò da papa Francesco per consultarsi e chiedere se era opportuno riaprire la questione. Nella circostanza gli consegnò anche una copia del libro. Avuto il consenso dal Papa per rivalutare il caso, Betori, a fine novembre, inviò un accurato dossier. Si concludeva così un percorso che l’arcivescovo di Firenze aveva avviato per proprio conto. Nel frattempo anche suor Maria Rosaria, il 4 ottobre, aveva consegnato nelle mani di Francesco una lettera che Michele Gesualdi aveva già in precedenza inviato in Vaticano insieme al libro. Era la quarta volta che l’allievo del “priore” lo faceva. Ma in tutte e quattro le occasioni aveva avuto risposte indirette e «qualche scritto di elogio verso don Lorenzo e la sua opera». Niente di più. Per questo Gesualdi espresse subito la propria gratitudine all’arcivescovo di Firenze quando apprese che la sua iniziativa era finalmente andata in porto. Nel corposo dossier inviato al Papa, il cardinale Betori richiamava l’attenzione sul fatto che proprio uno dei libri fondamentali, l’unico scritto direttamente da don Lorenzo Milani – Esperienze pastorali, appunto –, fosse ancora sotto la proibizione di stampa e di diffusione. Il Papa passò il dossier alla Congregazione per la dottrina della fede che rispose a Betori sottolineando innanzitutto una cosa che spesso sfugge, ovvero che non c’era stato nessun decreto di condanna contro Esperienze pastorali né tanto meno contro don Lorenzo Milani. C’era stata una comunicazione all’allora arcivescovo di Firenze nella quale si suggeriva di ritirare dal commercio il libro e di non ristamparlo o tradurlo. L’intervento aveva un carattere prudenziale ed era motivato da situazioni contingenti. Cambiate le circostanze, quell’intervento non aveva più ragione di essere.

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