mercoledì 19 febbraio 2014
È un "mea culpa" poco spettacolare quanto radicale e "in fieri" quello che sta compiendo da alcuni anni la Chiesa evangelica del Nord della Germania – una delle 22 Chiese regionali che compongono la Chiesa evangelica tedesca – per la sua compromissione con il nazismo. Una delle ultime iniziative è stata l’incarico allo storico Stephan Linck di indagare cosa lasciò nel dopoguerra l’appoggio al regime hitleriano. Linck, che si era già occupato degli anni "caldi", dalla Repubblica di Weimar al 1945, ha da poco dato alle stampe "Nuovo inizio? Il rapporto della Chiesa evangelica con il suo passato nazista e con l’ebraismo. Le Chiese regionali a nord dell’Elba, 1945-1965", primo di due volumi previsti, pubblicato dall’editrice ufficiale della Chiesa regionale del Nord.

 

Professor Linck, da dove nasce questa volontà di trasparenza storica? Quando nel 1998 il Sinodo della Chiesa evangelica della Germania del Nord pubblicò una dichiarazione-chiarimento nel 50° della Notte dei Cristalli, si voleva sapere anche quali provvedimenti antiebraici erano stati emessi dalle Chiese di Lubecca, Eutin, Schleswig-Holstein e Amburgo. Una risposta certa non c’era, per cui si dovette commissionare una ricerca. Di fronte a questo vuoto di conoscenza molti rimasero esterrefatti e si decise perciò di realizzare anche una mostra che tra il 2001 e il 2007 è stata allestita in vari luoghi e ha portato a una profonda discussione, facendo conoscere la complicità della Chiesa evangelica nella persecuzione degli ebrei. Si volle dunque sapere com’era cambiata la Chiesa evangelica dopo il nazismo e com’era stato possibile che nel corso di decenni il tema non fosse mai stato affrontato criticamente; perciò fu deciso di avviare un progetto di ricerca».

 

L’ideologia nazista era imbevuta di neopaganesimo: com’è stato possibile tenere insieme il Vangelo e la mitologia ariana? «Agli inizi del regime il supporto protestante a Hitler era massiccio, perché egli aveva rimosso la Repubblica che era vista come un’entità irreligiosa. I nazisti propagandavano un "cristianesimo positivo", rivolto in negativo solo contro gli ebrei, e questo incontrò il favore dei luterani. L’elemento neopagano fu rifiutato dalla maggioranza dei fedeli».

 

Gli scritti contro gli ebrei di Lutero hanno un ruolo nella «sintonia» con l’antisemitismo nazista? «Le radici profonde dell’antisemitismo della Chiesa evangelica affondavano nel nazionalismo tedesco; tuttavia sì, molti protestanti facevano riferimento agli scritti contro gli ebrei di Lutero per dimostrare che erano loro gli antisemiti "originali": in fondo Lutero aveva già incitato a cacciare gli ebrei e a distruggere con il fuoco le sinagoghe».

 

I nazisti hanno goduto del favore dei protestanti più al nord che nel resto della Germania? «Prima del 1933 il Partito nazionalsocialista godeva di grande favore nell’elettorato protestante in generale. A differenza dei cattolici, i protestanti durante la Repubblica di Weimar non avevano un partito confessionale di riferimento. Furono in particolare i luterani a rifiutare la Repubblica, perché questa aveva portato alle dimissioni del Kaiser e re di Prussia, che era visto come l’autorità luterana».

 

Una curiosità: la Lutherkircke di Lubecca fu costruita orientata a nord. Quanto l’ideologia nazista ha influenzato l’architettura sacra? «L’architettura delle chiese fu decisa dalle singole comunità e non ci fu un progetto comune. Nella Lutherkirche di Lubecca predicavano appartenenti all’Alleanza per la Chiesa tedesca ("Bund für deutsche Kirche", una piccola minoranza della Chiesa evangelica. Costoro rifiutavano l’Antico Testamento, troppo ebraico, e identificavano il Dio padre della Bibbia con il nordico "Padre di tutti" "Allvater", appellativo di Odino, Ndr). Per questo si doveva pregare verso nord e non verso est, cioè verso Gerusalemme. Un’altra chiesa dedicata a Lutero ad Amburgo, nel quartiere di Wellingsbüttel, fu costruita orientata a nord. L’Alleanza per la Chiesa tedesca fu fondata nel 1919, ma solo durante l’egemonia nazista ebbe grande influsso. L’esponente più acceso dei cosiddetti "Cristiani Tedeschi" nello Schleswig-Holstein, Propst Ernst Szymanowski, divenne a tal punto estremista da uscire dalla Chiesa e diventare un ufficiale delle Ss. A capo di un "Einsatzkommando" fu responsabile dell’uccisione di migliaia di russi e fu condannato al processo di Norimberga».

 

Quali sono state le omissioni della Chiesa evangelica che nel suo studio l’hanno più colpita?«Dopo il 1945 la grande maggioranza dei luterani non si è confrontata con il proprio filo-nazismo. Venivano piuttosto criticate le "forze di occupazione" e la "giustizia dei vincitori". Nella Germania distrutta, in cui affluirono milioni di profughi dai territori perduti a est, non si voleva ammettere che quella condizione era stata causata dai tedeschi stessi, che avevano peraltro inflitto sofferenze peggiori alle altre popolazioni. Nella Chiesa luterana il sentimento collettivo dei fedeli ebbe un maggior peso rispetto alla necessità di giudicare il proprio passato. È triste quanto in ritardo sia iniziata un’analisi critica. Ed è amaro constatare come anche le ricerche sulla storia della Chiesa in ambito universitario si siano occupate molto poco delle responsabilità della Chiesa evangelica durante il nazismo. Mi è stato particolarmente chiaro quando ho avuto modo di parlare con protestanti di origine ebraica: hanno aspettato per decenni un mea culpa della Chiesa. Una di queste figure era la figlia di un pastore della Chiesa dello Schleswig-Holstein, al quale nel 1939 fu proibito di esercitare il suo ministero perché si era rifiutato di separarsi dalla moglie – un’ebrea che si era battezzata. Il padre nel 1945 aveva fatto richiesta di essere riammesso in servizio come pastore, ma la famiglia aspettò invano le scuse da parte della Chiesa. Quando portai a conoscenza il caso, in quella che era stata la sua chiesa fu posta una targa. La donna morì tre mesi dopo: aveva fatto appena in tempo a ricevere la richiesta di perdono così a lungo attesa».

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