giovedì 24 settembre 2020
Parla l’azzurra, argento olimpico ai Giochi di Rio 2016 nella 10 chilometri in acque libere: "Sono consapevole che ora devo fare i conti esclusivamente con me stessa"
La nuotatrice azzurra Rachele Bruni, 29 anni

La nuotatrice azzurra Rachele Bruni, 29 anni

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Si dice che avrà la tua vita chi ti farà andare a dormire con il sorriso. La Nazionale di nuoto in acque libere, prese la vita di Rachele molti anni fa ormai, facendola andare a dormire quasi sempre con il pianto: un pianto di consapevolezza, continuo, come un rumore di fondo foriero della voglia di lottare con gli occhi gonfi di lacrime fino all’ultimo respiro. Sotto alla schiuma bianca e scomposta dalla sua sbracciata indomita, Rachele Bruni ha costruito il suo clamoroso argento olimpico (che avrebbe potuto essere oro senza l’ostruzionismo di una capricciosa Okimoto) quale coronamento di una carriera, nel nuoto di fondo, semplicemente eroica (19 ori nazionali, 8 ori europei, 1 bronzo mondiale e 1 argento olimpico nella 10 chilometri di Copacabana nel 2016). Ho incontrato Rachele qualche mese prima di quella che avrebbe dovuto essere l’olimpiade giapponese. Era tirata come non mai, concentrata, monastica. Pronta a divorare le avversarie e azzannare la medaglia d’oro. Erano lontani i tempi dell’autoflagellazione necessaria a trovare una centratura costante. Gli anni prima di Rio erano stati durissimi. Quelli successivi, di perfezionamento consapevole. Poi c’è stato il lockdown. E Tokyo ventiventi è diventata ventiventuno. Quattro anni di lavoro certosino, di liturgica preparazione, scandita da continui saliscendi dall’altura alla pianura, dal caldo al freddo. Anni senza Natale, senza Pasqua, eppure di intensa e concreta preghiera. Oggi ritrovo Rachele, alla fine dell’estate a poco meno di un anno dall’Olimpiade, stremata, certamente come tutti gli atleti che si preparano all’olimpiade per un intero quadriennio e poi un’improvvisa pandemia distrugge tutti i loro piani. Ma, per il nuoto di fondo, come per la maratona e gli altri sport di endurance, lo slivellamento della frequenza, la dissonanza spazio– temporale rappresentano una disgrazia che solo una forza di volontà straordinaria può ribaltare.
Rachele, come sta affrontando questo momento?
L’orizzonte si è allontanato. Vedo una strada che, come quando si va veloci in moto, diventa piccola piccola. Sono cambiate tante cose.
A causa della pandemia?
Non so quanto c’entri la pandemia, come dire… è un fattore scatenante, una sliding door. Ciò che è accaduto, era ciò che doveva accadere e dunque è nostro dovere, come atleti, metterci in linea di conseguenza. Ma è anche vero che se quella porta non si fosse aperta, oggi saremmo, di fatto, di fronte a un’olimpiade già finita e, andata come andata, i programmi e la realtà avrebbero coinciso. Invece, è come essere entrate in un’altra dimensione, in cui sono accadute cose che hanno riempito un tempo e uno spazio non previsti.
Vuole dire che la posticipazione olimpica le ha reso la vita difficile?
Non proprio. Io ho vissuto bene il lockdown e, tutto sommato, avere un anno in più per preparare l’Olimpiade non è così negativo. Sicuramente i programmi tecnici si sono un po’ scombusso-lati, ma è comunque un anno in più per allenarsi, per arrivare pronta. Però è innegabile che se ti salta una cosa, ne possono poi accadere altre che non avevi previsto: sportivamente, può semplicemente essere che a volte ti capiti di arrivare alla gara più importante della carriera ed essere colta all’improvviso da terribili dolori mestruali, altre volte può succedere che una situazione climatica inattesa cambi tutto lo scenario. Altre volte ancora, può capitare di sentirsi inspiegabilmente sola contro tutto e tutti.
Anche contro le onde?
Anche contro te stessa. Gli occhi di Rachele Bruni, oggi come non mai, rivelano un sentire scoperto che perfino chi la conosce, forse non aveva mai visto prima. Ho solo me stessa tra le mani. Ora devo allenarmi, superare ogni ostacolo e arrivare pronta.
Oggi come non mai Rachele ha bisogno di Rachele?
C’è stato un momento, nel mio percorso, in cui chiaramente c’erano due Rachele, la Chìssene, come la chiami tu nel libro, e la guerriera indomabile. Oggi, a trent’anni, ho bisogno di sentirle sempre insieme, come mai prima.
Quali sono, dunque, i propositi della nuova Rachele “due in una”?
Posso solo dire che io ci sono, che mi voglio allenare e che arriverò in fondo al percorso, e che voglio provare a trovare dentro di me quello che ho sempre cercato fuori.
La luce? La scintilla? La motivazione?
Quella, sì, perché di certo non avrò mai la presunzione di pensare di non avere più bisogno di essere spronata, allenata e corretta, per esempio nel- l’errore tecnico il cui rischio di reiterazione, nel mio sport, è altissimo. O di essere motivata, perché il nuoto di fondo è logorante e hai bisogno di qualcuno che ti stia addosso, che ti motivi dato che non basta fare delle vasche all’infinito e tenere i tempi… Ma è anche vero che sento di poter dare di più, che ora è arrivato il momento di dimostrare di essere diventata grande, autonoma. Per fortuna, il corpo dell’Esercito, che mi ha sempre sostenuto in tutto, mi è fortemente vicino, così come i miei affetti e il team della Federazione Italiana Nuoto, il presidente Barelli, appena rieletto, in primis. Ma, questo tempo mi sta insegnando a provarci con le mie forze…
Intende interiormente, dunque, nel riuscire ad accendere la scintilla?
Nel trovare le motivazioni anche da sola, bracciata dopo bracciata, giorno dopo giorno, senza mollare mai.
Analizzando la sua carriera e le sue gare fatte di successi contro pronostico, spesso si è detto che Rachele si manifesta per un magico riunirsi di energie contrastanti e imprevedibilmente coincidenti nel momento giusto e al posto giusto. Chi la conosce sa che le sue frustate, quando sarà nell’acqua giapponese, non tradiranno…
Io non tradirò me stessa. Quel che accadrà al tabellone d’arrivo sarà storia. Ma quel che avrò saputo vivere dentro di me, ecco: quella sarà la realtà. Una realtà d’oro?
Mi tocco le braccia, che non ho altro ferro addosso a me… Quel che è certo è che a Tokyo, comunque vada, se piangerò, saranno solo lacrime di gioia. Magari lo farò sott’acqua, come sempre, così nessuno se ne accorgerà. Lo farò per conto mio perché sarò insieme a me. E mi ringrazierò per tutti questi anni, per questa vita…

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