mercoledì 29 novembre 2023
Torri, logge, palazzi, piazze sono il manifesto di uno stile di vita comune oltre che di auto-affermazione degli individui, capace di produrre l’originalità vera del nostro Paese
Il centro storico di Pitigliano, in provincia di Grosseto

Il centro storico di Pitigliano, in provincia di Grosseto - Ansa

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È davvero uno strano viaggio quello compiuto, nel suo Così belle, così vicine: viaggio insolito nelle città dell’Italia medievale, edito per Il Mulino (pagine 448, euro 38), da Jean-Claude Maire Vigueur, già professore di Storia medievale nelle Università di Firenze e Roma tre, tra i maggiori esperti della storia politica delle città italiane tra Medioevo e Rinascimento. Un viaggio tra le molteplici sfaccettature d’un Medioevo “cittadino” (o, se si vuole, “comunale”) le cui strutture materiali ancora ci circondando ma del quale, sovente, siamo inconsapevoli. A partire dall’XI secolo, le città della nostra penisola vissero una fase di straordinaria rinascita, dovuta a un’imponente crescita economica e demografica e all’affermarsi d’un sistema politico teso ad affrancarsi, fattivamente e ideologicamente, dalle autorità superiori, a partire da quella imperiale, cominciando ad autogovernarsi.

Il rinnovamento fu evidente in molti ambiti, a partire da quello architettonico. La costruzione di chiese e cattedrali, palazzi pubblici e cinte murarie, ponti, strade, piazze e fontane contribuì a ridisegnarne il volto. Potremmo dire – semplificando –, l’estetica al servizio del potere. La bellezza come strumento di propaganda. Da Milano a Roma, da Genova a Venezia, da Firenze a Pisa, a Siena, da Spoleto ad Assisi, da Parma a Ferrara a Modena, le città italiane vissero una nuova primavera. Maire Vigueur traccia un itinerario peculiare – un itinerario denso, personale e a tratti affettivo – raccontandone i circuiti politici, economici, culturali e architettonici in una serie di capitoli tematici ben amalgamati tra loro, capaci di tratteggiare i caratteri di un’esperienza unica nel panorama europeo.

Siamo di fronte a un libro importante, arricchito da decine di illustrazioni, volto a mostrare il modo in cui la vicenda politica delle nostre città ha influito sui cambiamenti delle strutture materiali: «Nelle relazioni spesso tumultuose tra il potere comunale – leggiamo –, a prescindere della varietà delle sue configurazioni, e le differenti classi della società cittadina, si osserva un fenomeno costante: [quello della] competizione […]. Non è difficile indovinare le conseguenze di questo permanente spirito di competizione sulla fisionomia delle città comunali: è stato per tutti gli attori un potentissimo incentivo a investire per cambiare, migliorare e abbellire le strutture materiali delle città».

Quello di Jean-Claude Maire Vigueur non è solamente il libro di un grande maestro. È il libro d’un uomo profondamente innamorato dell’Italia, delle sue città, dei suoi borghi, delle sue persone, della loro storia. È questo ch’egli trasmette nel proprio viaggio “insolito”. Un viaggio che, partendo dal rinnovamento del paesaggio urbano, traghetta il lettore attraverso la monumentalizzazione delle città e, conseguentemente, il loro rapporto con le risorse – a partire dall’acqua –, le necessità di difesa, il mondo dei mestieri, mostrando in che maniera abbiano raggiunto quell’assetto che ancora è dato ritrovare nei nostri “centri storici”. Entriamo, così, in un mercato medievale, «cuore della città» (quello della splendida Bevagna, ne costituisce, tutt’oggi, la ricostruzione migliore: provare per credere!), ci spostiamo tra botteghe artigiane, banchi di cambio, granai e orti a cielo aperto, tra animali da cortile e bestie da soma; camminiamo su mura possenti, fra torri svettanti al cielo – una «foresta di torri» , simbolo di quella «militia» a cui l’autore ha dedicato studi fondamentali –, osserviamo le macchine d’assedio; raggiungiamo l’acquedotto, ammirandone la perizia ingegneristica; ci abbeveriamo alle fontane e traiamo acqua dai pozzi, prima di giungere al porto, fluviale o marittimo, circondati da un gran brulicare di gente; ammiriamo la bellezza di piazze, campi e campetti, su cui svettano i palazzi: quelli delle grandi famiglie, sì, ma anche del «populus», che, dalla metà del Duecento, cominciano a sorgere al centro dell’abitato; sospendiamo il respiro di fronte alle cattedrali, apprezziamo le nuove chiese degli Ordini mendicanti; osserviamo la disposizione dei quartieri, delle curie familiari, dei loggiati.

Dietro, un pensiero di fondo: torri, logge, palazzi esprimono un modello di società; sono il prodotto della cultura politica cittadina, e come tali vanno considerati. Siamo di fronte, insomma, a una lettura originale del paesaggio urbano: vera ricchezza del nostro Paese. Gli studi comunalistici, come li definiscono gli specialisti , sono impegnati, oggi, in un profondo ripensamento, che deve molto alle indagini sociali e politiche di Maire Vigueur. La ricerca storica si sta orientando verso una rinnovata comprensione delle culture politiche e, cioè, di quel complesso d’idee, valori, simboli, norme, riti e miti propri d’una collettività, espresse in comportamenti reiterati, capaci d’incidere sull’agire politico. Il libro di Maire Vigueur si muove agevolmente in questo contesto, sfaccettato e affascinante, restituendoci un profilo accurato e credibile d’un mondo in pieno mutamento.

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