giovedì 12 dicembre 2013
​Arriva in Italia il testo di meditazione che negli Usa ha battuto perfino le «Sfumature». Ma sull’ortodossia di «Gesù ti chiama» le opinioni restano divise
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Il libro non è una novità, ma nei mesi scor­si si è imposto nelle classifiche america­ne dei best seller superando perfino la chiacchieratissima trilogia delle Cin­quanta sfumature.  Adesso arriva anche in Italia, con un titolo che finisce per far scomparire l’involontario gioco di parole implicito nell’originale. Gesù ti chiama (tradu­zione di Francesco Paolo Crincoli, Intento, pagi­ne 414, euro 16,50) corrisponde infatti al più am­miccante Jesus Calling , che non può non far ve­nire in mente London Calling , la canzone del 1979 con cui The Clash impressero un marchio indelebile nella musica del decennio successivo. Qui, però, il genere è comple­tamente diverso, tant’è vero che l’autrice di Gesù ti chia­ma, Sarah Young, afferma di essersi rifatta a tutt’altro pre­cedente. Si tratta di God Cal­ling (“Dio ti chiama”), un libro apparso per la prima volta al­la metà degli anni Trenta e nel quale due anonime “ascolta­trici” sostenevano di aver tra­scritto i messaggi ricevuti direttamente dall’Al­tissimo. Ordinato come una sorta di calendario spirituale, per cui ogni giorno dell’anno presen­ta una “frase divina” accompagnata da un ri­mando alla Sacra Scrittura, God Calling è un te­sto fortunato quanto controverso. È molto diffu­so nell’arcipelago di congregazioni protestanti statunitensi ed è stato sporadicamente impiega­to anche in alcuni circoli cattolici, ma il metodo è in definitiva lo stesso del cosiddetto channe­ling, che ebbe il suo momento di popolarità al­l’apice del New Age. Sistema semplicissimo, al­meno in apparenza: si prepara carta e penna, ci si siede alla scrivania, si svuota e la mente, ci si dispone ad ascoltare e annotare il “messaggio”. Non per niente, le pagine di God Calling sono tutte scritte in prima persona, come se fosse Dio stesso a parlare. Una pratica che non ha manca­to di suscitare perplessità da parte non solo del­le autorità religiose cattoliche (negli anni Cin­quanta ci fu la sconfessione del “movimento di riarmo spirituale” che affermava di ricorrere a u­na simile ispirazione diretta), ma anche delle pro­testanti. Quella delle “rivelazioni personali” è una que­stione di estrema delicatezza, che può segnare u­na differenza decisiva tra le diverse denomina­zioni evangeliche. La corrente principale si at­tiene al principio per cui la tutta la rivelazione è contenuta nella Bibbia, della quale nulla può es­sere tolto e alla quale nulla deve essere aggiun­to. Ma ci sono anche gli episodi, tutt’altro che in­frequenti, di “pro­feti” più o meno bruscamente rapiti da visioni e rivelazioni. Una prassi che può essere di volta in volta tollerata oppure tacciata di eresia. Il dilemma si è posto anche nel caso di Sarah Young e del suo Gesù ti chiama , uscito per la prima volta nel 2004 e i­nizialmente assestato su vendite ab­bastanza modeste. Poi, a partire dal 2008, è iniziato un fenomeno di di­mensioni impressionanti: posto fis­so in testa alla classifica di Amazon, traduzioni in una ventina di lingue, nove milioni di copie complessi­vamente vendute nel mondo. E tutto questo senza che Sarah Young abbia mai partecipato a u­na presentazione pubblica o abbia mai incon­trato di persona un intervistatore. Per motivi di salute, spiega lei. Al massimo riesce a risponde­re a qualche domanda inviata via email. Niente tv, pochissime foto. La sua biografia si riduce, in sostanza, alle informazioni che si riescono a de­sumere dall’introduzione a Gesù ti chiama , do­ve la voce in prima persona sarebbe appunto quella del Cristo. Di fede presbiteriana, Sarah ha studiato filosofia e psicologia nelle università della Georgia e si è successivamente dedicata all’attività missiona­ria insieme con il marito, vivendo per lunghi pe­riodi in Giappone e in Australia.

Fin dall’adole­scenza afferma di aver avuto esperienze molto in­tense della presenza di Dio e, dopo la lettura di God Calling , ha voluto mettersi alla prova. «Iniziai a chiedermi – scrive – se anch’io avessi potuto rice­vere messaggi». Risposta af­fermativa, a quanto pare, con­siderato che nel frattempo Je­sus Calling è stato adattato in diverse versioni, compresa u­na app per smartphone e ta­blet. Interpellata dalla rivista «Ch­ristianity Today», Sarah Young ha precisato che il suo libro è essenzialmente una guida per la devozione quoti­diana. Insomma, non è Gesù che parla per mezzo di Sarah, ma Sarah che si esprime come se a parlare fosse Gesù. Affer­mazione vagamente spericola­ta, ma che non ha impedito il successo del nuovo titolo del-­l’autrice, Jesus Today (“Gesù og­gi”), che negli Usa è stato subito proclamato «libro cristiano del 2013». Sotto Sarah Young e, in basso, l’edizione originale di «Jesus Calling». Qui sopra, il reparto di «Vita cristiana» in una libreria americana (Corbis) Anche se Sarah Young non è mai apparsa in pubblico, dal 2004 a oggi il volume ha venduto nove milioni di copie in tutto il mondo. Suscita però perplessità la pretesa di una «rivelazione personale»

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