Terrasanta, un restauro per ridare luce alla Grotta della Natività

I lavori nello spazio ipogeo della Basilica di Betlemme, dalla pulizia alla sicurezza degli impianti. In armonia con lo svolgimento dei riti delle tre confessioni cristiane presenti
January 27, 2026
Terrasanta, un restauro per ridare luce alla Grotta della Natività
Un'immagine dei lavori di restauro nella Grotta della Natività
Da lunedì 19 gennaio, data che segna il termine del periodo natalizio anche per la Chiesa apostolica armena, hanno preso il via i lavori di restauro e pulitura della Grotta della Natività a Betlemme, il luogo che la tradizione cristiana indica come quello della nascita di Gesù. A guidare questo intervento di straordinaria delicatezza sarà ancora una volta la Piacenti Spa di Prato, la stessa azienda (specializzata in conservazione del patrimonio storico, artistico, monumentale e archeologico) che negli ultimi anni ha firmato i grandi restauri della Basilica della Natività, uno dei cantieri più complessi del patrimonio mondiale. Per Giammarco Piacenti, che da oltre un decennio è impegnato a Betlemme, l’avvio dei lavori nella Grotta rappresenta «un’esperienza senza confronto». Non solo per l’altissimo valore professionale, ma soprattutto per il significato umano e simbolico: «Intervenire nel luogo che la tradizione indica come quello della nascita di Gesù significa lavorare in uno spazio che è memoria viva, fede, storia dell’umanità. Ogni gesto deve essere fatto con una consapevolezza enorme». L’intervento riguarderà innanzitutto la pulitura e il restauro delle superfici interne della grotta: marmi, paramenti, apparati decorativi, lampade e rivestimenti verranno progressivamente smontati, restaurati e poi ricollocati. Ma il cantiere non si limiterà all’aspetto estetico. È infatti previsto un approfondito controllo strutturale della grotta, affidato a specialisti esperti in ambienti ipogei, che analizzeranno la resistenza della volta e della roccia calcarenitica su cui grava il peso del transetto della Basilica sovrastante. «È un lavoro di grande responsabilità – spiega Piacenti – fatto per garantire sicurezza e conservazione nel lungo periodo».
Uno degli aspetti più delicati riguarda la convivenza tra lavori e funzioni religiose. La Grotta della Natività resterà infatti accessibile ai pellegrini durante tutto il periodo del restauro, seppur in modo parziale. I lavori si svolgeranno prevalentemente nel tardo pomeriggio e durante la notte, indicativamente dalle 16-17 fino alle 3-4 del mattino, per non interferire con le celebrazioni. «È un equilibrio complesso tra cantiere e vita liturgica», sottolinea Piacenti, in un luogo regolato da norme antichissime legate allo “status quo”. Nella Basilica sono presenti le comunità greco-ortodossa, latina (i frati minori francescani) e armena apostolica. Le tre comunità convivono secondo regole estremamente precise, stabilite in epoca ottomana, che regolano proprietà, orari di preghiera, ma anche aspetti pratici, come la manutenzione e le pulizie all’interno della Basilica. Tra gli interventi più rilevanti del cantiere appena avviato, anche il completo rifacimento dell’impianto elettrico, una scelta cruciale per ridurre il rischio di incendi. In passato, proprio nella grotta, si erano verificati episodi di combustione probabilmente legati a lampade a olio o a impianti non più adeguati. «Abbassare il livello di rischio è già un risultato fondamentale», osserva Piacenti. Verrano utilizzati paramenti ignifughi certificati, come già sperimentato all’altare della Mangiatoia che è sotto la giurisdizione dei francescani della Custodia di Terra Santa. Al termine dei lavori (che si spera saranno conclusi entro agosto), l’immagine della Grotta verrà ripristinata nel rispetto della sua configurazione attuale: «Sostanzialmente tornerà a essere quella che conosciamo oggi, ma più sicura, più stabile e meglio conservata». Tra gli elementi che verranno restaurati e valorizzati c’è anche il prezioso mosaico posto dietro l’altare della Stella, spesso coperto dalla tavola liturgica greco-ortodossa.
Il nuovo intervento nella Grotta della Natività si inserisce in un percorso iniziato oltre dieci anni fa. Nel 2013 il governo palestinese, dopo aver indetto un concorso internazionale, affidava alla Piacenti l’intervento di restauro dell’intero complesso della Basilica (iscritta nel Patrimonio mondale Unesco), sotto la supervisione scientifica di università e specialisti. A partire da quell’anno è stata avviata la prima fase di lavori, partendo dagli interventi più urgenti, come la messa in sicurezza del tetto e delle coperture, per poi proseguire con mosaici, colonne e superfici interne. Un cantiere che ha segnato una svolta epocale per la conservazione del complesso. Dopo aver operato sul tetto ligneo, eliminando infiltrazioni d’acqua che minacciavano l’edificio, la Piacenti ha restaurato le colonne interne, riportandone alla luce le decorazioni pittoriche, e ha recuperato i magnifici mosaici crociati delle pareti e del pavimento. Tra le scoperte più emozionanti di quegli anni spicca il ritrovamento degli angeli dei mosaici murali, figure monumentali rimaste per secoli nascoste sotto strati di polvere e fumo. «Vederli riemergere è stato come restituire alla Basilica una parte della sua anima», racconta Piacenti. Accanto a questi, il restauro ha consentito di approfondire in modo inedito la storia costruttiva dell’edificio, dalle fasi costantiniane a quelle giustinianee.
Ogni intervento nella Basilica si è trasformato anche in un’occasione di ricerca archeologica. Tra i ritrovamenti più sorprendenti, una calce risalente all’epoca di Giustiniano che, dopo quasi 1.500 anni, all’interno risultava ancora “fresca”. Oppure il rinvenimento del fonte battesimale e la ricostruzione della provenienza delle grandi travi lignee del tetto, realizzate in larice del Cadore, come attestano gli archivi francescani.
«Tutto ciò che si smonta o si tocca viene osservato anche con uno sguardo archeologico critico», spiega Piacenti. Anche nel cantiere della Grotta, pur parlando ufficialmente di restauro e manutenzione, ogni fase sarà seguita da archeologi che conoscono profondamente il sito. Il risultato di questo lavoro immenso andrà a confluire, come già nelle fasi precedenti, in un archivio documentario e fotografico senza precedenti, oggi affidato alla Bethlehem Development Foundation (Bdf) e messo a disposizione degli studiosi.
L’esperienza maturata nella Basilica pesa moltissimo anche sul nuovo intervento. «Abbiamo avuto modo di conoscere la Basilica pezzo per pezzo, praticamente smontandola, rimontandola e studiandola in profondità», afferma Piacenti. Questo ha permesso di lavorare in un contesto segnato da forti sensibilità e dalla convivenza di più comunità cristiane. Nel tempo, il cantiere stesso è diventato uno spazio di dialogo: «Ho visto diffidenze trasformarsi in collaborazione. E questo, forse, è uno dei risultati più belli, anche se invisibili».
Guardando al futuro, l’auspicio è che anche il restauro della Grotta della Natività possa produrre lo stesso effetto: «Che alla fine dei lavori la grotta sia più sicura, meglio conservata e restituita al mondo così come la conosciamo e la amiamo, ma con una consapevolezza in più». Perché, come ricorda Piacenti, «in un luogo come Betlemme ogni pietra restaurata parla non solo del passato, ma anche del futuro».
I lavori nella Grotta della Natività
I lavori nella Grotta della Natività
I lavori nella Grotta della Natività
I lavori nella Grotta della Natività

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