La cometa di Halley deve cambiare nome: l'ha scoperta un monaco inglese dell’XI secolo

Forse dovrebbe chiamarsi Eilmer: un monaco medievale ne intuì il ciclo sei secoli prima
January 26, 2026
La cometa di Halley deve cambiare nome: l'ha scoperta un monaco inglese dell’XI secolo
Particolare con la stella cometa dall'Arazzo di Bayeux, che raffigura eventi dell'anno 1066 / WikiCommons
La celebre cometa di Halley potrebbe portare un nome sbagliato. Molto prima che l’astronomo britannico Edmond Halley ne riconoscesse la periodicità, un monaco inglese dell’XI secolo avrebbe già compreso che si trattava dello stesso oggetto celeste osservato a distanza di decenni. A sostenerlo sono le ricerche condotte dall’astrofisico Simon Portegies Zwart, insieme allo storico Martin Lewis. Secondo i due studiosi, fu Eilmer di Malmesbury — noto anche come Æthelmær oppure Oliviero di Malmesbury — a collegare due apparizioni della cometa, una nel 989 e l’altra nel 1066. I risultati sono presentati nel volume Dorestad and Everything After. Ports, Townscapes & Travellers in Europe, 800-1100, dedicato alla mobilità e alla circolazione del sapere nell’Europa medievale.
Edmond Halley rimane una figura centrale nella storia dell’astronomia: all’inizio del XVIII secolo dimostrò che le comete osservate nel 1531, 1607 e 1682 erano in realtà lo stesso corpo celeste, destinato a tornare nei pressi del Sole circa ogni 76 anni. Fu una scoperta rivoluzionaria, che trasformò le comete da presagi imprevedibili a oggetti governati dalle leggi della meccanica celeste newtoniana. Ma la nuova ricerca suggerisce che l’idea di una ricorrenza non fosse del tutto estranea nemmeno al Medioevo.
Nel 1066 la cometa — oggi catalogata come 1P/Halley — fu osservata per oltre due mesi in Cina, dove le cronache astronomiche imperiali ne registrarono posizione e luminosità con grande precisione. Raggiunse il massimo splendore il 22 aprile, ma nei cieli dell’Europa nordoccidentale divenne visibile solo pochi giorni dopo, a partire dal 24 aprile. La sua apparizione è immortalata nella più antica raffigurazione conosciuta della cometa: l’Arazzo di Bayeux, che racconta la conquista normanna dell’Inghilterra. Qui l’astro è chiaramente rappresentato come un segno inquietante, osservato con timore dalla popolazione e dalla corte.
La cometa apparve durante il breve e drammatico regno di Aroldo II d’Inghilterra, che si concluse con la battaglia di Hastings nell’ottobre del 1066. Nelle fonti medievali, fenomeni celesti di questo tipo erano quasi sempre interpretati come annunci di sciagure imminenti: guerre, carestie, epidemie o la morte dei sovrani. Analizzando cronache latine e anglosassoni, Portegies Zwart e Lewis hanno identificato cinque apparizioni cometarie tra la fine del X e l’XI secolo. In alcuni casi, spiegano, il confine tra osservazione reale e costruzione simbolica è sottile. Un presunto avvistamento del 995, associato retroattivamente alla morte dell’arcivescovo Sigerico di Canterbury, potrebbe rappresentare una sorta di fake news medievale: un racconto esagerato o inventato per rafforzare l’idea della punizione divina.
Eilmer, monaco benedettino e studioso di astronomia naturale, doveva essere già anziano quando osservò la cometa nel 1066. Secondo il cronista Guglielmo di Malmesbury, una delle voci più autorevoli della storiografia medievale inglese, attivo tra la fine dell’XI e la metà del XII secolo, Eilmer riconobbe l’astro come lo stesso che aveva visto da giovane, nel 989. Un’intuizione straordinaria per l’epoca, che implica una memoria personale unita a una capacità di confronto temporale rara nel Medioevo. Come prevedeva la mentalità del tempo, anche questa apparizione fu accompagnata da ammonimenti ai potenti: la cometa venne presentata come un segnale di rovina imminente per il regno. Alla luce di queste evidenze, i ricercatori suggeriscono che l’attribuzione esclusiva a Halley meriti almeno una riflessione storica. Pur riconoscendo il ruolo decisivo dell’astronomo del XVIII secolo nel formalizzare scientificamente la periodicità della cometa, Portegies Zwart sottolinea come l’osservazione di Eilmer rappresenti un esempio precoce di pensiero astronomico basato sull’esperienza diretta. «È stato estremamente divertente — e anche impegnativo — lavorare a un progetto così interdisciplinare», afferma Portegies Zwart. «Mettere insieme astronomia, storia e filologia apre nuove prospettive. E pensiamo che questo approccio possa rivelare altre sorprese sulle comete periodiche osservate prima dell’era moderna». La cometa di Halley tornerà nel 2061. Essa infatti, si avvicina al Sole fino a 0,59 Unità Astronomiche (una Unità Astronomica corrisponde alla distanza tra la Terra e il Sole che è di circa 150 milioni di chilometri) per poi allontanarsi fino a 36 Unità Astronomiche, oltre l’orbita di Nettuno, un’ellisse che compie, appunto in 76 anni. Quando tornerà ad essere visibile dalla Terra, porterà con sé non solo la memoria di Edmond Halley, ma forse anche quella, più antica e dimenticata, di un monaco medievale che per primo ne riconobbe il ritorno.

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