Su Gutenberg il concetto di margine come spazio culturale e politico
Tra lingue, arte, identità e geopolitica, la capacità di generare forme di resistenza, relazione e libertà

Lingue minoritarie, esili, confini, arte e appartenenze multiple: il margine può essere una categoria culturale e politica. Dalle comunità santali alla Riunione, dalle Alpi italo‑svizzere alle pratiche dell’Art Brut, emergono però alcune domande: chi decide che cosa è periferico? E quale forza può nascere da quella condizione? Il nuovo numero di Gutenberg, in edicola con Avvenire venerdì 26 giugno 2026, si apre con il contributo di Sripati Tudu, ospite del Premio Ostana 2026, che propone una riflessione sul margine a partire dall’esperienza della lingua e della cultura santali. La condizione di marginalità viene descritta come effetto di dinamiche politiche ed economiche, ma allo stesso tempo viene rovesciata in uno spazio di libertà e consapevolezza, capace di sottrarsi alle logiche omologanti del centro e di preservare una visione del mondo autonoma. A questa prospettiva si affianca l’intervista di Eugenio Giannetta ad André Robèr, anch’egli protagonista del Premio Ostana, figura centrale della cultura creola della Riunione. Il margine emerge qui come luogo di incontro e di trasformazione, in cui lingue e identità non si limitano a resistere, ma si rigenerano attraverso processi di creolizzazione, dando forma a nuove possibilità espressive e culturali.
Il tema si estende poi al campo artistico con il reportage di Alessandro Beltrami, dedicato alla mostra sull’Art Brut a Losanna. La riflessione sulla marginalità si traduce in una ridefinizione dei confini dell’arte, mostrando come pratiche nate in contesti di esclusione possano mettere in crisi i criteri tradizionali di valore e contribuire a una concezione più ampia dell’espressione artistica. Il contributo di Helena Janeczek, tratto dal volume Storie di confine / Border Stories (Fondazione Giangiacomo Feltrinelli), introduce una dimensione autobiografica e teorica legata alle identità plurime e al multilinguismo. Attraverso la propria esperienza, il confine viene interpretato come realtà permeabile e dinamica, capace di generare scambi e contaminazioni. Chiude il monografico il saggio di Mattia Solari, che nasce dalla mostra "Lines, Loops, Leaks. Riflessioni contemporanee sul confine" (Fondazione Imago Mundi, Treviso) e riporta il discorso sul piano teorico contemporaneo. Attraverso il riferimento ai border studies, il confine viene descritto non come linea fissa ma come spazio di tensione e relazione, attraversato da pratiche, poteri e possibilità di trasformazione.
Il primo dei Percorsi è un itinerario dedicato a famiglia, linguaggio e conflitto, in cui la dimensione privata diventa laboratorio delle tensioni umane. Massimo Onofri presenta la nuova edizione di L’empio Enea di Giuliano Gramigna (Il ramo e la foglia), romanzo originariamente pubblicato nel 1972, costruito attorno al confronto tra padre e figlio, dove il linguaggio stesso diventa luogo di scontro e di ridefinizione dell’identità. In continuità, Davide Rondoni legge L’anello debole di Angelica Grivel Serra (HarperCollins Italia) come una potente rappresentazione della crisi familiare, capace di mettere in scena dinamiche di rottura e trasformazione. A questa riflessione si affianca il contributo di Alessandra De Luca, che segnala il film Separazioni di Stefano Chiantini, portando il discorso sul terreno cinematografico e mostrando come il dolore e la perdita agiscano come forze disgreganti all’interno delle relazioni familiari.
Il secondo dei Percorsi è dedicato alla cultura tedesca e alla modernità europea, letta attraverso filosofia, antropologia e arti visive. Da un lato, Marino Freschi presenta Europa e Patologia. Saggi su Ernesto De Martino di Domenico Conte (Liguori), ricostruendo il legame tra lo studioso napoletano e il pensiero tedesco del Novecento, segnato dalla riflessione sulla crisi della modernità e sul destino dell’Europa. Dall’altro, Marco Bussagli analizza la mostra "Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus" (Roma, Gnamc), mettendo in luce il rapporto tra metodo e libertà artistica all’interno dell’esperienza del Bauhaus e la capacità di declinare la modernità in forme visive plurali.
Chiude il numero il Percorso consacrato a poesia, mito e viaggio. Nel contributo di Roberto Mussapi, il volume The five elements / I cinque elementi di Piero Boitani (Mondadori) diventa occasione per riflettere sul viaggio come esperienza conoscitiva e poetica, in cui mito e contemporaneità si intrecciano. Attraverso il dialogo con la tradizione classica e la letteratura moderna, la poesia viene reinterpretata come spazio in cui memoria, immaginazione e presente si incontrano, offrendo una conclusione che riporta il discorso sul margine a una dimensione simbolica e universale.
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