Dalle vernici anti-sole ai tetti intelligenti: c'è una scienza del fresco contro le ondate di calore

Se le estati torride non sono più un’eccezione, la risposta passa da città ripensate per il clima che cambia: edifici, strade e centri storici possono diventare laboratori di sostenibilità. Ecco come
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June 25, 2026
Una ragazza alla fontanella pubblica di Milano / ANSA
Una ragazza a una fontanella pubblica di Milano / ANSA
Inutile illudersi: continueremo a boccheggiare e a detergere sudore. Oggi le città da bollino rosso sono 17, ieri erano 16, martedì 15. E in futuro, chissà? Non ci resta che sperare… Nel dettaglio, le città con il massimo livello di emergenza sono Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo, Latina e Bari. I milanesi dovranno vedersela con temperature massime percepite di 37 gradi come pure gli abitanti di Firenze mentre a Bologna il termometro si ferma a 36 gradi e a Roma a 35. Come spiega il Ministero della Salute, questo livello di massima allerta corrisponde a una vera e propria emergenza climatica, un’ondata di calore capace di esercitare effetti negativi sui soggetti fragili come anziani e bambini, ma anche su persone sane e attive. Più il fenomeno si protrae nel tempo, più i rischi per la salute aumentano.
Dobbiamo quindi rassegnarci a sopportare estati sempre più canicolari? Quasi certamente sì e, di conseguenza, meglio smettere di rincorrere le emergenze e iniziare a programmare interventi strutturali a lungo termine per garantire la vivibilità dei centri urbani. E dato che l’emergenza climatica non è una novità, diversi gruppi di ricerca, in Italia e nel mondo, stanno da tempo studiano materiali innovativi capaci di mitigare il caldo e i suoi effetti. Federico Rossi, professore di Fisica Tecnica Ambientale all’Università di Perugia, spiega che esistono due macro-aree di applicazione: la prima riguarda l’involucro esterno degli edifici, le facciate o la copertura dei tetti, la seconda interessa gli impianti e le strutture portanti. Rossi e i suoi colleghi si occupano in particolare della tecnica dell’albedo, che sfrutta la capacità riflettente delle superfici: «L’obiettivo – spiega – è aumentare artificialmente la quota di energia solare respinta verso lo spazio vuoto. Utilizzando sulle facciate speciali vernici ultra-bianche ad altissima emittanza termica nell’infrarosso, si può ridurre la temperatura superficiale delle strutture e, al contempo, compensare indirettamente la CO2 in eccesso prodotta dalle attività umane, riducendo il bisogno di condizionamento artificiale».
Tegole fotovoltaiche e vernici per respingere i raggi solari: così le case si difendono dal caldo
Tegole fotovoltaiche e vernici per respingere i raggi solari: così le case si difendono dal caldo
Una tecnologia che si inserisce nel contesto dei cosiddetti Near Zero Building, cioè edifici progettati per azzerare i consumi energetici anche nei mesi estivi. «Grazie a combinazioni strutturate di materiali ecologici e specifiche intercapedini che bloccano la trasmissione del calore per irraggiamento – riprende il professore – queste costruzioni hanno una capacità termica e un isolamento molto elevati. Semplificando estremamente, riescono, per esempio, usando soluzioni geotermiche, a richiamare il fresco che c’è nel sottosuolo per portarlo nell’edificio». Se intervenire sulle nuove costruzioni è relativamente semplice, la vera sfida si gioca nei centri storici dove i severi vincoli architettonici impediscono l’applicazione delle tecnologie standard. L’Università di Perugia, accreditata dall’ente di certificazione americano LEED per il risparmio energetico negli edifici storici, ha sviluppato soluzioni specifiche per tutelare il passato senza rinunciare alla sostenibilità. «Nei nuclei antichi delle città non è possibile installare i classici motori dei condizionatori, che non solo deturpano le facciate e fanno rumore, ma espellono calore all’esterno surriscaldando i vicoli. Sostituendo la componente esterna con un sistema a circuito chiuso che fa circolare il fluido refrigerante nel sottosuolo, il calore viene scambiato direttamente con il terreno in modo invisibile e silenzioso». Nei centri storici è anche vietata l’istallazione di pannelli fotovoltaici: da qui lo sviluppo delle tegole fotovoltaiche, «che pur avendo un rendimento leggermente inferiore ai pannelli tradizionali, sono visivamente identiche ai coppi in cotto e consentono di produrre energia rinnovabile anche sui tetti vincolati, riducendo l’impatto ambientale complessivo».
Il controllo del microclima urbano passa anche per il contrasto alle “isole di calore”, un fenomeno globale amplificato dal cambiamento climatico: «Per abbattere le temperature nei cosiddetti canyon urbani, cioè quelle strade strette dove i palazzi riflettono e si trasmettono il calore l’un l’altro, sono stati progettati materiali retro-riflettenti simili a quelli usati per i cartelli stradali. Applicati sulle pareti verticali – prosegue Rossi – questi composti non disperdono l’energia solare tutt’intorno, ma la respingono esattamente verso la sorgente d’origine, cioè verso il cielo. Le simulazioni dimostrano che questa tecnologia può rinfrescare l’ambiente cittadino di ben 2 o 3 gradi, alleggerendo di riflesso il lavoro dei condizionatori interni». E poi c’è l’asfalto stradale che di giorno accumula calore per poi rilasciarlo di notte. Dice Rossi: «A Dubai è stata sperimentata con successo la colorazione dell’asfalto per riflettere la luce. In Italia il problema dell’abbagliamento visivo per chi guida impedisce l’uso di tonalità troppo chiare. La ricerca si sta quindi orientando su pigmenti speciali per vernici apparentemente scure, capaci comunque di limitare l’assorbimento diurno e aumentare l’emissione termica notturna». Ma quanto costano queste tecnologie futuristiche per gli involucri edilizi? Al contrario di quanto si potrebbe immaginare, non sono eccessivamente costose, poiché si basano sull’evoluzione di vernici già in commercio. «La vera innovazione – conclude l’esperto – risiede nella consapevolezza scientifica dei loro benefici globali e nella quantificazione della CO2 equivalente che riescono a tagliare».

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