Tornelli e ombrelloni abusivi: cosa c'entra la Bolkestein con le irregolarità in spiaggia

Con la garanzia del rinnovo delle licenze anche la costa rischia di essere gestita come cosa privata. Le licenze scadranno nel 2027, ma ancora manca il bando per le gare. I casi di Livorno, Bari e Trapani
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August 12, 2026
Tornelli e ombrelloni abusivi: cosa c'entra la Bolkestein con le irregolarità in spiaggia
Ombrelloni chiusi in uno stabilimento italiano / Pexels
Quest’anno al centro della polemica è finita Livorno. Moltissimi stabilimenti balneari lungo la costa comunale hanno piazzato tornelli all’ingresso per bloccare l’accesso al mare a chi non paga l’abbonamento. Non è una novità dell’estate 2026 e non si tratta neppure di una abitudine solo toscana: ogni stagione alcuni imprenditori delle spiagge aggirano le leggi che li obbligano a garantire il transito gratuito verso la battigia. Stavolta a segnalare l’irregolarità sono stati il presidente di +Europa Matteo Hallissey e il giornalista Ivan Grieco. Ma non si tratta dell’unica violazione segnalata sui lidi italiani negli scorsi giorni: a San Vito lo Capo, in provincia di Trapani, oltre cinquanta ombrelloni e cento lettini sono stati sequestrati dalla Capitaneria di porto a sei operatori che non avevano licenza per il noleggio in quel tratto.
Cosa abbiano in comune le irregolarità riscontrate negli scorsi giorni sulle spiagge italiane lo rivela una delle imprenditrici livornesi nel tentativo di spiegare ad Hallissey le ragioni alla base dei tornelli: «Siamo su questa spiaggia da trent’anni» ammette. In altre parole, con la garanzia del rinnovo delle licenze anche la costa rischia di essere pensata e gestita come cosa privata. Una direttiva europea, la cosiddetta Bolkestein, imporrebbe la concorrenza nel settore dal 2006 ma in Italia, nonostante diverse sentenze e l’avvio di una procedura di infrazione europea, la legge è rimasta inapplicata fino a oggi perché nessun Governo ha mai imposto le gare d’appalto. Al momento, salvo rare eccezioni di amministrazioni costiere che hanno già messo all’asta alcune licenze, tutti i balneari hanno la concessione in scadenza al 30 settembre 2027. I Comuni hanno, invece, l’obbligo di avviare le gare pubbliche entro giugno 2027.
Per permettere ai sindaci di preparare le aste, è allo studio da mesi un bando-tipo da applicare a tutte le coste italiane. È attorno a questa partita che ora si giocano gli interessi dei concessionari. Una bozza circolata a luglio accennava alla possibilità di indennizzi da pagare al balneare uscente, vantaggi nel punteggio per chi ha esperienze pregresse o attività confinanti, premi per chi garantisce migliori condizioni ai residenti e ricompense in graduatoria per chi si dimostra disposto ad acquistare anche i “beni amovibili” lasciati sulle spiagge. Che, da codice della navigazione (articolo 49), dovrebbero invece passare allo Stato senza alcun rimborso. La trattativa, però, è ancora in corso. «Vorrei uscire entro la fine del mese», aveva dichiarato a luglio il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini uscendo da un tavolo con i rappresentanti dei balneari. Mancavano solo «gli ultimi ritocchi», a sentire il vicepresidente del Consiglio, ma da allora non ci sono state novità. La direzione del Governo comunque è tracciata: «Avere stabilimenti balneari organizzati è un valore aggiunto – ha spiegato Salvini –. Raccolgo la proposta di premialità per eventuali concorsi pubblici».
Nel frattempo, la stagione è arrivata al suo apice nella settimana che conduce a Ferragosto. E anche quest’anno gli stabilimenti sono più cari del precedente. A rilevarlo è Altroconsumo, nel consueto rapporto sui prezzi degli ombrelloni nella prima settimana di agosto. Dopo aver osservato i listini di 222 imprese, l’associazione ha calcolato un aumento medio del 6% rispetto al 2025 e del 24% rispetto al 2021. Alassio, in provincia di Savona, si conferma la località più cara d’Italia con una media di 368 euro a settimana, seguita da Gallipoli (Lecce) e Alghero (Sassari). La più economica è Lignano Sabbiadoro, in provincia di Udine, che non supera i 160 euro a settimana. Anche i rincari, secondo Altroconsumo, hanno a che fare con la mancata applicazione della Bolkestein: «Alla base – spiega l’associazione in una nota – c’è indubbiamente anche la situazione di scarsa concorrenza dovuta alle modalità con le quali vengono attribuite le concessioni balneari».
Persino dove non viene attribuita nessuna concessione, però, capita che si insedino alcuni balneari abusivi. È successo negli scorsi giorni a Bari, dove la Guardia costiera ha sequestrato basi da ombrellone, lettini, sdraio, sedie e braci su quasi 2.400 metri quadrati di spiaggia pubblica che era stata trasformata senza autorizzazione in stabilimento balneare. Al momento dell’intervento «nessuno si è presentato per rivendicare la proprietà dei beni o per fornire autorizzazioni», spiegano in una nota le forze dell’ordine, che chiariscono l’obiettivo di chi aveva occupato quel tratto di spiaggia: «Trarre profitto economico attraverso il noleggio non autorizzato di attrezzature balneari». Occupando, di fatto, una risorsa naturale già scarsa in Italia: la spiaggia libera.

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