La “rivoluzione” delle strade scolastiche protegge i bambini e migliora le città

L'esperienza pilota di alcune città italiane, sull'esempio delle capitali europee
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September 27, 2026
La “rivoluzione” delle strade scolastiche protegge i bambini e migliora le città
Inaugurazione della strada scolastica pedonalizzata di via Mondovì, a San Giovanni a Roma ANSA/ GABRIELE SANTORO
«Se vogliamo insegnare la vera pace in questo mondo, e se vogliamo portare avanti una vera guerra contro la guerra, dovremo iniziare con i bambini». Mahatma Gandhi quando doveva parlare ai popoli di argomenti essenziali conosceva perfettamente da quale fulcro partire: i bambini. Anche la Convenzione Onu ricorda che siamo obbligati a fornire il diritto alla vita e naturalmente a uno stile di vita dignitoso proprio ai bambini e ragazzi. Ma questi principi non vanno solo enunciati, vanno cercati in tutti i luoghi frequentati dalle giovani generazioni perché è nella quotidianità che si possono educare le coscienze. Dalle città, dalle scuole e anche dalle strade ci si deve preoccupare, ecco perché lo studio e analisi di Legambiente sulle strade scolastiche è quanto di più impattante e da evidenziare per una giusta e corretta mobilità sostenibile. Le strade scolastiche, spesso chiamate anche Streets for Kids, sono interventi di mobilità urbana e rigenerazione dello spazio pubblico che prevedono la chiusura temporanea o permanente al traffico motorizzato dei tratti di strada antistanti i plessi scolastici. L'obiettivo principale, soprattutto nelle grandi città come Roma o Milano, è trasformare lo spazio davanti alle scuole, spesso inquinato e pericoloso negli orari di ingresso e uscita, in un'area sicura, vivibile e soprattutto a misura di bambino.
Come sempre gli aprifila di queste situazioni non si trovano nel nostro Paese e la Gran Bretagna con Londra è pioniera delle Streets for Kids, la capitale europea leader con oltre 600 strade scolastiche attive, supportate da videocamere di controllo delle targhe (Anpr). Parigi si difende con il piano Ville del quart d’heure, sponsorizzato dalla sindaca Anne Hidalgo che ha trasformato decine di spazi davanti alle scuole in zone completamente pedonali e alberate (Rues aux écoles). Nel nostro Paese la sperimentazione è in crescita, con Milano che ha attivato diversi progetti tramite l'urbanistica tattica (Piazze Aperte per ogni scuola) e Bologna che ha inserito le strade scolastiche all'interno delle sue strategie per la mobilità sostenibile. «In Italia la diffusione delle strade scolastiche è stata resa possibile dal decreto Semplificazioni del luglio 2020 – racconta Roberto Scacchi, responsabile mobilità Nazionale di Legambiente – che ha attribuito ai sindaci il potere di istituire zone scolastiche mediante la semplice modifica della segnaletica stradale, eliminando la necessità di un'autorizzazione ministeriale preventiva e una burocrazia che avrebbe rallentato di gran lunga un’iniziativa di questo calibro.
Dopo lo sblocco normativo del 2020, Milano ha attivato circa 50 strade scolastiche, mentre Roma ne ha programmate 235 in totale con un numero attuale che tra strade già valutate, effettive e in fase di realizzazione ammontano a 39, affiancate poi da interventi di urbanistica tattica e progetti di piedibus». Oltre alla chiusura temporanea di quella particolare strada, questi interventi prevedono in città con poco verde o assente, di riqualificare l’area antecedente la scuola creando piazze scolastiche pedonali, con piantumazione di alberi, per garantire ai bambini e minori degli spazi protetti di aggregazione e gioco, oltre ad una qualità dell’aria migliore.
Le analisi maggiori ovviamente vengono proprio da Londra, sull'efficacia ambientale delle strade scolastiche, studi incentrati sulla riduzione del biossido d'azoto (NO2), legato ai motori diesel e considerato un inquinante emergente, e del particolato PM10, che evidenziano che l'eliminazione dei veicoli a motore, davanti agli istituti scolastici, migliora significativamente la qualità dell'aria per la popolazione infantile. «A Londra si registra una riduzione del 23% di biossido d'azoto nelle strade scolastiche – continua Roberto Scacchi – mentre uno studio dell'Università di Westminster quantifica una diminuzione del 45% delle micro particelle PM 2,5 nell'ora mattutina, momento particolarmente critico a causa della forte congestione veicolare generata dai genitori che accompagnano i figli in automobile. È da questi numeri che si deve assolutamente partire, in quanto la mobilità va cambiata e anche in modo molto rapido e considerando la fragilità anche dei bambini, per quanto riguarda l’assimilazione di micro particelle inquinanti, siamo in obbligo verso di loro a creare delle aree pulite e non più infestanti a causa dei nostri spostamenti. Legambiente continuerà ad esercitare una pressione costante sulle amministrazioni comunali affinché adottino le strade scolastiche, sfruttando l'autonomia decisionale riconosciuta ai comuni, cercando di far capire quanto sia importante un’operazione di questo tipo».

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