Anche il vescovo di Massa dice no ai Cpr: «Sono luoghi contro la dignità della persona»

Monsignor Mario Vaccari si unisce alle proteste del territorio: «Nei centri si crea una sacca di persone che non hanno possibilità di inserirsi». Il decreto scuola? «Scelte ideologiche in vista delle elezioni»
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September 27, 2026
Anche il vescovo di Massa dice no ai Cpr: «Sono luoghi contro la dignità della persona»
Un trattenuto nel Cpr di Ponte Galeria, a Roma / ANSA
Non si sono spente le luci (e le polemiche) sul nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio che il Governo vorrebbe costruire a Pallerone, nel comune di Aulla, in Lunigiana. Dopo lo scontro tra il governatore toscano Eugenio Giani (fortemente contrario) e il responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli – che un mese fa aveva annunciato: «Faremo i Cpr pure dove le Regioni non vogliono» -, anche il presule del territorio, il vescovo di Massa Carrara-Pontremoli, Mario Vaccari, dice no al progetto. E accende i riflettori sulle condizioni umanitarie di questi luoghi, «dove la dignità delle persone non viene rispettata per niente». Una posizione che arriva proprio nelle stesse ore in cui è iniziato un presidio permanente di cittadini e associazioni davanti all’area indicata, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sul piano dell’esecutivo e sulle sue possibili ricadute.
Eccellenza, di che territorio si tratta?
Pallerone è un piccolo paese al confine con i monti della Lunigiana. Ma ha una certa rilevanza perché si trova in fondo a una vallata. È un’ex zona commerciale. Ci sono dei negozi, dei supermercati. È un’area abitata e viva anche dal punto di vista ecclesiale. La comunità cristiana è una delle più vitali. Come sostiene il sindaco Valettini, non è adatta all’installazione di un Cpr.
E secondo lei?
Oltre all’aspetto territoriale, come Chiesa siamo contrari a prescindere dal luogo. È una posizione che condivido con l’Ufficio Migrantes, con la Pastorale sociale del lavoro e con la Caritas diocesana. Siamo di fronte a una detenzione amministrativa, che quindi spesso riguarda persone che non hanno commesso alcun reato. Una realtà più dura del carcere, perché priva di molte tutele.
Il Governo la associa però alla sicurezza nazionale.
Non mi sembra così efficace, viste le basse percentuali di rimpatrio effettivo dei trattenuti (solo il 41,8% degli ospiti transitati nei Cpr italiani è stato rimpatriato dal 2014 al 2024, secondo i dati del Tavolo Asilo e immigrazione, ndr). È una misura che non aiuta a governare le migrazioni, ma crea una “sacca” di persone che non hanno la possibilità di reinserirsi e integrarsi, finendo poi in pasto alla delinquenza.
La contrarietà ai Cpr l’aveva già espressa lo scorso febbraio insieme all’arcivescovo di Firenze, Gherardo Gambelli, durante la presentazione del Rapporto immigrazione.
L’ho risentito recentemente proprio su questi argomenti. E concordiamo su tutto. Ma anche gli altri vescovi toscani sono d’accordo.
Sono della stessa idea i presuli di diocesi dove i Cpr sono già attivi, ma anche quelli di territori individuati per costruirne di nuovi, come i vescovi campani, che si sono schierati contro il progetto a Castel Volturno.
L’aspetto dirimente è la dignità della persona, che non viene rispettata per niente. Come ha raccontato per esempio il vescovo di Civitavecchia-Tarquinia e di Porto-Santa Rufina, Gianrico Ruzza, nel Cpr di Ponte Galeria «non c’è una condizione di vivibilità, le celle sono gabbie…». Mi sembra che si vada in quelle zone d’ombra del nostro Stato in cui non sono più rispettati i diritti delle persone e si cerchi di silenziare tutte le evidenze e non renderle pubbliche.
Negli ultimi giorni, la Procura di Ravenna sta indagando su una presunta rete di sanitari che avrebbe messo in atto iniziative per contrastare il trasferimento di migranti irregolari nei Cpr, attraverso falsi certificati di non idoneità.
I giudici faranno luce sulla vicenda, come è giusto che sia. Tuttavia, penso che abbiano agito in buona fede, ragionando da medici e attenendosi al loro codice deontologico per salvaguardare la salute della persona, e non in maniera ideologica o politica. Proprio perché la detenzione è dura, oppressiva e senza sfogo. E non può essere sopportata da chi per esempio ha problemi psichiatrici.
Nella sua diocesi che strade alternative, di accoglienza, state portando avanti?
Ci sono dei Centri di Accoglienza Straordinaria (Cas) di varie cooperative, tra cui molte di ispirazione cristiana. Il nostro ufficio Migrantes lavora bene. Abbiamo un buon osservatorio e delle buone pratiche. Ma c’è molto da fare. In alcuni territori come Villafranca in Lunigiana, c’è una grandissima concentrazione di migranti che piano piano dobbiamo aiutare a integrarsi attraverso negozi, piccole imprese.
In Italia però si sente parlare di “remigrazione”. Per Leone XIV non è «una risposta cristiana».
Sono contrario assolutamente. La considero una chiusura a un mondo che sta cambiando e non vuole raccogliere questo segno dei tempi che sono le immigrazioni. Attraverso le quali il Signore forse ci sta dicendo che le nostre società sono troppo chiuse, troppo ricche. Ricordo anche le parole di papa Francesco, che diceva: “Non fate figli? Che si facciano entrare i migranti”. Che cosa diventerà l’Europa? Una gerontocrazia? Questo vale anche per le diocesi e gli istituti religiosi: se non si accoglie il nuovo, ci si spegne. Certo, l’invasione di Ceuta non va bene. Bisogna governare il fenomeno, ma rispettando sempre la dignità delle persone. E lavorando sull’integrazione.
A proposito di integrazione, che ne pensa del Decreto scuola approvato dal Consiglio dei ministri?
Credo che in questo momento molte scelte siano ideologiche in vista delle elezioni. Perché, purtroppo, l’argomento degli stranieri è un nervo scoperto per tante persone preoccupate da un’invasione che in realtà non c’è. Tra l’altro, proprio dalla Lunigiana in passato sono emigrati tantissimi italiani. Le seconde, terze e quarte generazioni hanno conservato la casa dei padri e adesso tornano in estate con macchine olandesi, inglesi. Una memoria che purtroppo si è persa.
Mario Vaccari, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli / Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli
Mario Vaccari, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli / Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli

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