Su Gutenberg le arti della terra
Il numero 60 esplora il rapporto tra l’uomo e i limiti del pianeta, dalle spedizioni polari alle pratiche di cura del paesaggio, fino alle forme artistiche e spirituali che interrogano l’ambiente

Dall’Antartide alle sale di un museo, da giardini come presìdi di salute a una spiritualità che invita a “ridurre”, si disegna un’unica traiettoria: il rapporto tra l’essere umano e il limite della Terra, ma anche l’opportunità di pratiche responsabili per provare a custodire l’ambiente e costruire relazioni sostenibili: c’è tutto questo nel nuovo numero di Gutenberg, in edicola con Avvenire venerdì 20 febbraio. La prima tappa del numero è l’Antartide raccontata da Jean‑Louis Étienne a Daniele Zappalà: un continente “desertico”, minacciato dallo sfruttamento del krill e dal restringersi delle aree di riproduzione dei pinguini. L’esploratore ripercorre le spedizioni che hanno segnato la sua vita e presenta il progetto del Polar Pod, pensato per raccogliere dati sulla corrente circumpolare, oggi decisiva per la stabilità degli oceani. L’articolo di Alessandro Beltrami entra nelle sale del Guggenheim di Bilbao, dove la mostra "Arts of the Earth" mette al centro la terra come materia viva: dai pionieri della Land Art alle ricerche più recenti, il suolo diventa forma, volume, processo. Le opere interrogano il museo dall'interno, portando nel suo spazio chiuso la domanda sulla possibilità di rappresentare ciò che, per natura, sfugge alla cattura estetica.

Il tema della cura compare nell’articolo di Leonardo Servadio, dedicato agli orti terapeutici studiati dalla Fondazione Benetton: giardini come luoghi di relazione per scuole periferiche, migranti e anziani affetti da Alzheimer. Le piante diventano un modo per ricostruire memoria, appartenenza e attenzione reciproca. A questo si affianca l’intervento di Davide Rondoni, che introduce il libro di Andrea Segrè, Contro lo spreco, leggendo la riduzione come un gesto che nasce da una relazione affettiva con le cose e con il limite. Segue il ritratto di Gertrude Jekyll, tracciato da Gianni Santamaria: la progettista inglese che tra Ottocento e Novecento ha firmato centinaia di giardini, unendo arti applicate, botanica e architettura del paesaggio. La sua opera ricompare oggi come radice di molte pratiche contemporanee del verde. Infine Angela Calvini intervista i cantautori Antonio Maggio e Pierdavide Carone in occasione della pubblicazione di Greta, brano ispirato alla giovane Thunberg.
La sezione Percorsi si apre con l’apocalisse. Roberto Righetto presenta la trilogia curata da Ismaele Aicardi, dove le apocalissi di Baruc, Ippolito e Massignon affrontano la fine come svelamento e come esercizio di memoria nelle crisi della storia. Accanto, Maurizio Schoepflin, attraverso lo studio di Paolo Polesana, ripercorre la genesi della Colonna di Florenskij, mettendo a fuoco la soteriologia come centro del suo pensiero. Il secondo movimento guarda alla letteratura italiana: Michele Brancale segue l’antologia poetica con cui Paolo Ruffilli attraversa settantuno autori del Novecento, dai dialettali ai maggiori poeti del secolo; Roberto Carnero restituisce invece la figura di Beppe Fenoglio attraverso gli atti del convegno dedicato al centenario, evidenziando i temi contadini e resistenziali che costituiscono l’ossatura del suo lavoro. La pagina conclusiva è dedicata alla storia del Palazzo di Abrantes a Madrid: Maria Cristina Giongo ne ricostruisce le origini e il ruolo nella rete delle residenze diplomatiche italiane, attraverso il volume della collana curata da Gaetano Cortese. Un itinerario fra architetture, funzioni rappresentative e frammenti della memoria istituzionale italiana
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