Nella luce di Tintoretto la natura della Genesi

di Roberta Battaglia
Alle Gallerie dell’Accademia il ciclo pittorico restaurato. L’esposizione ne ricostruisce la tecnica compositiva e il contesto storico
March 28, 2026
Nella luce di Tintoretto la natura della Genesi
Tintoretto, “La creazione degli animali” / foto di Matteo De Fina su concessione del ministero della Cultura / Gallerie dell’Accademia di Venezia
Dopo oltre due secoli dallo smembramento del ciclo, le tele dipinte da Jacopo Tintoretto con Storie della Genesi tornano eccezionalmente riunite alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, in occasione della mostra Tintoretto racconta la Genesi. Ricerca, analisi e restauro, curata da Roberta Battaglia, vicedirettrice delle Gallerie e curatrice delle collezioni del Cinquecento (della quale sopra ospitiamo un contributo), e Cristiana Sburlino con il progetto di allestimento e coordinamento tecnico di Maria Antonietta De Vivo, visitabile fino al 7 giugno 2026. Il progetto riunisce, per la prima volta dalla dispersione del ciclo, le tre tele appartenenti alle Gallerie dell’Accademia - La creazione degli animali, Il peccato originale e Caino uccide Abele - con il dipinto Adamo ed Eva davanti all’Eterno, eccezionalmente concesso in prestito dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Un evento straordinario che ricompone uno dei nuclei pittorici più significativi della storia veneziana, restituendo al pubblico e agli studiosi la possibilità di coglierne l’unità compositiva e iconografica. L’esposizione giunge a coronamento di un lungo restauro, realizzato tra febbraio 2024 e gennaio 2025 da Claudia Vittori in occasione della mostra Tintoretto’s Genesis, allestita al Cincinnati Art Museum dal 18 aprile al 1° settembre 2025.
La mostra Tintoretto racconta la Genesi. Ricerca, analisi e restauro, curata da Roberta Battaglia e Cristiana Sburlino con il progetto allestitivo di Maria Antonietta De Vivo, presenta alle Gallerie dell’Accademia, dirette da Giulio Manieri Elia, le Storie della Genesi di Jacopo Tintoretto, da sempre considerate un capolavoro della prima maturità dell’artista. Ad illuminarle di una nuova luce è il restauro magistralmente condotto da Claudia Vittori, grazie al contributo congiunto della Foundation for Italian Art & Culture di New York e del Cincinnati Art Museum (Tintoretto’s Genesis, a cura di Peter Jonathan Bell, 18 aprile - 1 settembre 2025) che ha interessato i tre dipinti– La creazione degli animali, Il peccato originale e Caino uccide Abele –  conservati alle Gallerie dell’Accademia di Venezia; liberati da patine, vernici ossidate e materiali sovrammessi, le tele hanno riacquistato una straordinaria luminosità e intensità cromatica ed il racconto biblico un’inedita freschezza. L’esposizione veneziana costituisce un evento di eccezionale importanza in quanto riunisce – per la prima volta dalla dispersione del ciclo avvenuta a inizio Ottocento a seguito della soppressione del contesto di appartenenza – i tre dipinti presenti nelle collezioni delle Gallerie veneziane con l’Adamo ed Eva davanti all’Eterno, originariamente parte dello stesso insieme, conservato alle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Non presente in mostra, ma ugualmente illustrata nei materiali didattici a corredo dell’esposizione, è il quinto dipinto con La creazione di Eva, recentemente riconosciuto da Roland Krischel in una collezione privata tedesca.
Tintoretto, “Il peccato originale” dopo il restauro / foto di Matteo De Fina su concessione del ministero della Cultura / Gallerie dell’Accademia di Venezia
Tintoretto, “Il peccato originale” dopo il restauro / foto di Matteo De Fina su  concessione del ministero della Cultura / Gallerie dell’Accademia di Venezia
L’importanza della mostra risiede, come espresso nel titolo, oltre che nel restauro e nell’analisi della tecnica esecutiva, supportata da analisi diagnostiche, anche nell’ approfondita ricerca storica che la sostanzia. Il contesto storico, religioso e culturale risulta fondamentale per comprendere a pieno la novità di questa impresa decorativa.  Il programma iconografico incentrato sulla creazione del mondo risulta assai raro a Venezia – unico precedente illustre sono i mosaici del cupolino della Genesi nell’atrio della Basilica di San Marco – e rappresenta un unicum nel panorama dei cicli decorativi delle scuole devozionali veneziane, generalmente intese a celebrare le storie del santo eponimo. Il ciclo delle Storie della Genesi, avviato da Francesco Torbido nel 1547 e proseguito da Jacopo Tintoretto nel 1550, era destinato alla Scuola della Santissima Trinità, ospitata fin dall’inizio del Quattrocento in un’area del monastero annesso alla chiesa della Santissima Trinità, all’estremità orientale di Dorsoduro. A seguito della morte dell’ultimo priore dell’Ordine Teutonico, cui il complesso della Trinità era stato concesso in commenda fin dalla metà del Duecento – annegato nel Livenza, come ci racconta il diarista e cronista veneziano Marin Sanudo mentre cercava di raggiungere Trieste via mare – il beneficio ecclesiastico passò nelle mani della potente famiglia patrizia veneziana dei Lippomano, in stretti rapporti con la curia pontificia romana. Nel 1512 Andrea Lippomano, in relazione diretta con i principali animatori della riforma cattolica a Venezia, veniva investito del priorato della Trinità da papa Giulio II e, in seguito alla sua rinuncia nel 1547, papa Paolo III trasferiva la nomina al nipote Pietro Lippomano, Essendo quest’ultimo ancora minorenne, il padre Giovanni (fratello di Andrea) coniugato con Chiara Gussoni, decise di stabilirsi alla Trinità. Proprio al 1547 risale l’avvio del complesso e ambizioso ciclo pittorico sul tema della creazione del mondo, che agli occhi del patriziato veneziano di indirizzo filo papalista, cui la famiglia Lippomano apparteneva, evocava probabilmente la più celebre impresa decorativa della cristianità, la cappella Sistina di Michelangelo. Il programma iconografico, secondo la lettura teologica recentemente proposta da Ester Brunet, è da ricondurre alla spiritualità delle più avanzate avanguardie riformiste - con cui i Lippomano erano in stretto contatto - promotrici di una riscoperta delle Sacre Scritture e di una rilettura delle stesse in chiave cristologica.
Tintoretto, “Caino uccide Abele” dopo il restauro / foto di Matteo De Fina su concessione del ministero della Cultura / Gallerie dell’Accademia di Venezia
Tintoretto, “Caino uccide Abele” dopo il restauro / foto di Matteo De Fina su concessione del ministero della Cultura / Gallerie dell’Accademia di Venezia
La scelta di coinvolgere Jacopo Tintoretto è probabilmente da imputare ai legami familiari dei Lippomano con la famiglia Gussoni, a sua volta committente di Tintoretto, e ai vincoli di amicizia con il commediografo Andrea Calmo, caro amico del pittore, che risulta nominato nei registri della Scuola della Trinità, come rivelato da studi recenti. Il linguaggio di Tintoretto, potentemente infuso di cultura michelangiolesca, di cui aveva dato sapiente saggio nel Miracolo dello schiavo dipinto per la Scuola Grande di San Marco, doveva risultare particolarmente idoneo a trasporre in terra veneta l’energia e l’alto potenziale drammatico delle storie sistine della Genesi.
Il ciclo segna una tappa di fondamentale importanza nel percorso di Tintoretto in quanto apre alla scoperta del paesaggio, che assume un ruolo di assoluto protagonista capace di esaltare il racconto biblico, tingendosi di volta in volta dello stato d’animo in esso espresso. Si passa dalla sconfinata distesa del mare su cui veleggia il Dio Padre in La creazione degli animali alla natura primordiale e incontaminata che accompagna l’azione dei progenitori nel Peccato originale alla lussureggiante e incombente vegetazione che racchiude in una zona d’ombra l’azione di Caino in Caino uccide Abele. In questa fase di potente naturalismo, anche il medium pittorico acquista una forza espressiva mai vista prima: la pittura si fa sciolta, corsiva, a tratti quasi brutale e fin impressionistica. Una mostra che restituisce allo sguardo tutta la forza e la luce di Tintoretto.

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