Il nuovo Gutenberg "Nel segno dei Giusti"
Alla vigilia della Giornata della Memoria, il numero 56 dell'inserto culturale di Avvenire riflette sulle scelte individuali e sulle ragioni che si oppongono al male

Alla vigilia della Giornata della Memoria, il numero 56 di "Gutenberg", in edicola venerdì 23 gennaio, sceglie di non fermarsi al ricordo delle vittime, ma di interrogare le scelte individuali e le ragioni profonde che, anche nei tempi più bui, hanno saputo opporsi al male. “Nel segno dei Giusti” è il titolo del monografico che attraversa storie, contesti e linguaggi diversi per riflettere su una responsabilità che non appartiene al passato, ma continua a riguardare il presente.
Nell’apertura, Gabriele Nissim, fondatore di Gariwo, chiarisce il punto decisivo: i Giusti non sono una categoria da museo della memoria, né figure da celebrare una volta all’anno. Ricordare rimanda alla comprensione del passato, mentre la responsabilità è sempre legata al contemporaneo: per questo tutto ciò che accade ora ci riguarda. Su questa linea si innesta Tommaso Greco, che mette in discussione la presunta inevitabilità della guerra. Fuggire dal conflitto non è evasione, ma rifiuto della sua deformazione ideologica. Fiducia, cooperazione e diritto diventano così i cardini di una resistenza che non passa dalle armi, ma dalla difesa della vita comune.

Il tema dei Giusti si sposta poi nei contesti in cui il bene sembra più fragile. Lorenzo Fazzini racconta alcune storie africane, a partire dal genocidio in Ruanda, mostrando come il bene prenda spesso la forma di gesti silenziosi, compiuti senza garanzie. Figure come Pierantonio Costa non incarnano un eroismo astratto, ma una responsabilità esercitata dentro situazioni estreme.
Uno sguardo inatteso arriva dallo sport. Roberto Brambilla ricostruisce le vicende di atleti e operatori sportivi riconosciuti come Giusti tra le Nazioni, da Gino Bartali ad altre figure meno note. Anche lontano dai campi di battaglia, lo sport si rivela uno spazio in cui il rischio morale si presenta in forme impreviste. E poi altre storie di Giusti: Vincenzo Grienti racconta l’assegnazione della medaglia d’oro al merito civile a don Gilberto Pozzi e Nella Marazzi Molinari, per l’opera clandestina di salvataggio degli ebrei svolta a Clivio, al confine con la Svizzera. Chiude il monografico Tiziana Lupi che racconta la miniserie Rai Morbo K, tratta da una storia vera, dove una menzogna diventa strumento di salvezza e la finzione si misura con la responsabilità storica del rastrellamento del Ghetto di Roma.
Nella sezione “Percorsi”, il primo nucleo affronta la “crisi del soggetto”. Riccardo De Benedetti presenta una raccolta di scritti inediti di Michel Foucault su Follia, linguaggio, letteratura, che riportano dentro l’officina del filosofo e ne interrogano l’eredità nell’“epoca del transumano”. Subito dopo, Giuseppe Bonvegna entra nel saggio di Enrico Redaelli, Etica del ritmo. Freud, Lévi-Strauss, Deleuze, dove la trasmissione culturale viene letta come movimento non lineare, “processione” fatta di ritorni e scarti, «un passo indietro e due avanti», lontano dall’idea di un sapere che cammini solo “con l’algoritmo”.
Focus quindi su Elsa Morante. Lisa Ginzburg ripercorre la costellazione di relazioni che circondavano la scrittrice e introduce l’*Album Morante* curato da Emanuele Dattilo, mentre i contributi di Roberto Carnero e Laura Badaracchi offrono spiragli su riletture della vita e dell’opera della scrittrice tra fiction e critica.
La sezione si chiude con la poesia. Roberto Mussapi presenta l’antologia di Rabindranath Tagore Dall’erba dei campi alle stelle del cielo, illustrata da Nicola Magrin, soffermandosi sul libro illustrato come scelta di lettura e di tradizione; Alberto Fraccacreta riprende il filo dalla poesia come esperienza totale, tra amore ed esilio, allargando lo sguardo alle traduzioni di Li Po, tradotto proprio da Mussapi, e al modo in cui l’Oriente entra nella poesia europea per risonanze e attraversamenti.
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