Guarda che Luna... Sfide tecnologiche e immaginario su Gutenberg del 27 marzo
La nuova corsa allo spazio riapre interrogativi su come porteremo oltre la Terra le logiche che già la trasformano

Dalla missione Artemis II alle origini dell’immaginario, torna l’orizzonte più vicino e insieme più ignoto. Tra esplorazione e racconto, gli astronauti non sono eroi ma interpreti dei limiti dell’umano. E la nuova corsa allo spazio riapre interrogativi su come porteremo oltre la Terra le logiche che già la trasformano. Guarda che Luna è il nuovo numero di Gutenberg, in edicola con Avvenire venerdì 27 marzo 2026, che si apre con l’articolo di Giovanni Cesare Pagazzi che ripercorre il significato della “missione” a partire da Artemis II, riconoscendo nel desiderio la forza che muove l’esplorazione: una mancanza che genera orientamento, coraggio e una decisione inaugurale, sospesa tra povertà e ricchezza, ignoranza e presagio. Un’energia che spinge a cercare ciò che si sa e non si sa, accendendo i motori nello spazio come nella vita umana. Davide Re segue il ritorno dello sguardo verso la Luna come soglia fisica ed esistenziale: Artemis II non tenta l’allunaggio, ma attraversa il limite dove la Terra smette di proteggere, collocando l’equipaggio in uno spazio in cui tecnologia e vulnerabilità coincidono. La missione diventa un’esperienza sul rischio, sul corpo, sulla distanza e sul modo in cui l’uomo può restare tale in un ambiente che non gli appartiene.

Le pagine successive ospitano l’intervista di Antonio Lo Campo all'astronauta Luca Parmitano, che racconta il contributo europeo e italiano alla missione Artemis, dall’European Service Module alla futura stazione Gateway. Il tema della cooperazione internazionale e quello della fiducia che gli astronauti sentono di portare nel mondo accompagnano le sue parole, tra addestramento, ruoli operativi e impegno verso le nuove generazioni. Marco Stracquadaini si concentra sul monito di Rebecca Boyle, che riflette sul futuro della Luna come spazio condiviso e vulnerabile osservando la trasformazione del satellite alla luce delle imprese umane, tra missioni, lander e progetti industriali, riconoscendo nella sua storia culturale e scientifica un patrimonio comune che richiede responsabilità nell’uso e nella tutela; Armando Fumagalli torna alle origini dell’immaginario lunare con il Viaggio nella Luna di Méliès, che nel 1902 inaugurò la fantascienza cinematografica. Dal proiettile sparato verso il satellite ai trucchi visivi, passando per Verne e Wells, la narrazione esplora il modo in cui il cinema ha trasformato l’idea di esplorazione e continua a riscrivere il rapporto fra desiderio, tecnica e meraviglia.
Apre la sezione Percorsi un viaggio nell'Europa dell'Est del secondo Novecento, con l’articolo di Gianni Santamaria dedicato alla riscoperta di Stefano Terra e del suo Le Porte di Ferro, romanzo ambientato tra diplomazia, rivoluzioni mancate e tensioni balcaniche nel 1947; accanto, Riccardo Michelucci segue le voci raccolte da Margo Rejmer in Fango più dolce del miele, restituendo la paura, le delazioni, la repressione e le cicatrici profonde lasciate dal regime comunista di Enver Hoxha in Albania. A seguire, l’importanza di chiamarsi Alessandria: Giuseppe Caffulli racconta la riscoperta dell’antica Alessandria sul Tigri, fondata da Alessandro Magno come nodo strategico tra rotte fluviali e mare aperto, e Maurizio Schoepflin ripercorre la storia cosmopolita di Alessandria d’Egitto, crocevia del sapere ellenistico e capitale culturale del Mediterraneo antico, partendo dal nuovo libro di Lorenzo Guardiano. La sezione si chiude andando dentro la Rete con l’articolo di Alessandro Beltrami dedicato al volume Vite digitali di Gigio Rancilio, che rielabora le riflessioni nate dalla sua lunga rubrica su Avvenire. Tra identità online, solitudini digitali, bias cognitivi e responsabilità comunicativa, emerge una mappa per abitare la contemporaneità digitale con consapevolezza ed equilibrio.
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