Vita, tecnologie, eugenetica: è di nuovo tempo di “questione antropologica”?

Giovani e famiglia, madri e lavoro, fine vita e fragilità: dieci panel e cento relatori sui grandi nodi etici e politici della democrazia oggi. A proporli il “Festival dell’Umano tutto intero”, organizzato a Roma dal network associativo “Ditelo sui tetti”, tra i protagonisti anche il cardinale Parolin
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June 18, 2026
Vita, tecnologie, eugenetica: è di nuovo tempo di “questione antropologica”?
Il panel conclusivo del Festival con il cardinale Pietro Parolin e Alfredo Mantovano
«Ogni cristiano deve promuovere e difendere la vita in ogni sua fase e condizione con una speciale attenzione alle situazioni di fragilità», ha detto papa Leone XIV nel suo messaggio per il terzo “Festival dell’Umano tutto intero”, la due giorni di incontri promossa dal network “Ditelo sui detti” (16-17 giugno) presieduto da Domenico Menorello, presso il Pio Sodalizio dei Piceni, a Roma.
Due giorni di incontro, una decina di panel – giovani, educazione, pace, intelligenza artificiale, giustizia, fragilità, lavoro, famiglia, bene comune: questi i principali focus –, un centinaio fra ospiti e relatori, più di un migliaio le presenze alternatesi nell’arco del festival.
Da un lato una visione antropologica, richiamata dal titolo del Festival e ripresa dal messaggio del Papa, che quest’anno evocava san Francesco (“Ben venga mia sorella vita”) anche grazie alle testimonianze della regista Liliana Cavani e all'intervento del poeta Davide Rondoni, con l’esigenza di riaffermare il valore della vita anche nei punti in cui è più minacciata dalla cultura dello scarto imperversante, la vita nascente e il fine vita, e dall’altro le risposte della politica, con Menorello che ha ricordato che una cinquantina dei provvedimenti del governo provengono proprio da proposte avanzate dalle associazioni.
«In assenza di un'inversione del trend demografico la finanza pubblica non è sostenibile, in particolare tutto l'apparato di welfare», ha avvertito il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. «È vero che facciamo fatica a fare interventi a favore della famiglia perché abbiamo i noti vincoli di bilancio Ue». Ma ha aperto uno spiraglio: «Se la situazione internazionale si dovesse risolvere in senso positivo, si aprirebbero degli spazi da poter utilizzare nei confronti della politica della famiglia che è una costante della nostra azione di governo. Alcuni passi sono già stati fatti, dalle modifiche alle detrazioni fiscali ai cambiamenti dell'Isee a favore di chi ha figli, ma ne faremo altri», ha detto in videocollegamento con il Festival, indicando una priorità nelle famiglie numerose.
Da destra, Domenico Menorello, il cardinale Parolin e alcuni organizzatori e animatori del Festival
Da destra, Domenico Menorello, il cardinale Parolin e alcuni organizzatori e animatori del Festival
Per il ministro «l'optimum assoluto sarebbe l'introduzione del quoziente familiare nell'Irpef, ma il percorso deve essere graduale». Il presidente dell'associazione delle famiglie numerose Alfredo Caltabiano coglie subito il segnale «con grande favore. Ci auguriamo che già nella prossima manovra trovino spazio misure strutturali a sostegno delle famiglie con più figli, a partire dalla rimozione di quei meccanismi che oggi penalizzano chi sceglie di avere più figli, come ad esempio la “tassa occulta” per l’inevitabile acquisto dell’auto più grande quando nasce il quarto figlio. Sarebbe un investimento sul futuro dell’Italia, non una semplice spesa».
Il tema è stato al centro di un incontro con la ministra della Famiglia Eugenia Roccella, sul tema del lavoro. «C'è bisogno di buona contrattazione, e di una contrattazione sociale, perché le donne non siano costrette a lasciare il lavoro dopo la nascita del primo figlio. E perché i giovani possano realizzare il proprio progetto di vita restando nel nostro Paese», ha sottolineato la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola.
Sul decreto lavoro Roccella ha sostenuto che «è stata migliorata la coesione comunitaria, l'ambiente in cui si lavora e tenendo sempre in debita considerazione il tema della denatalità». Ma il vero tema è rimettere la famiglia al centro delle politiche, non inseguire, pezzo per pezzo, le situazioni patologiche, i minori, le donne: «C’è bisogno di un empowerment per invertire davvero i numeri della denatalità. È quello che abbiamo fatto stanziando 100 milioni per i centri per alla famiglia, una sorta di “Caf” dedicato. Perché sulla famiglia il primo problema, prima delle risorse che mancano, è di natura culturale». Una battuta, lapidaria anche su Vannacci negazionista del femminicidio: «Mi sembra che lui non abbia ben chiara la differenza tra uomo e donna».
Il poeta Davide Rondoni, anch'egli intervenuto al Festival, durante una sua lettura di versi nelle giornate della manifestazione romana
Il poeta Davide Rondoni, anch'egli intervenuto al Festival, durante una sua lettura di versi nelle giornate della manifestazione romana
Nell’ultimo panel si sono confrontati sull’intelligenza artificiale il sottosegretario Alfredo Mantovano e il cardinale Pietro Parolin. «Il rischio è dato dalla pretesa della tecnica di farsi criterio, di arrivare fino all’eugenetica, definendo che cosa è scarto», ha avvertito Mantovano. Le moderne tecnologie, ha concordato il segretario di Stato vaticano, «rendono più opaca la linea di demarcazione tra ciò che è umano e ciò che è inumano, con il rischio elevato di alienare la persona. L'esempio di Francesco, quindi, è ancora più significativo perché ha realizzato il miracolo dell'amicizia con l'esistenza e il reale».
Folta la presenza delle associazioni impegnate nella tutela della vita, in particolare della vita nascente. «Questo appuntamento – riflette Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita – si segnala ogni anno di più come luogo importante di riflessione e incontro, si tratta ora di imprimere una svolta più decisa nelle politiche come nel vissuto delle persone. E per segnare una inversione di tendenza nel trend sempre più preoccupante della denatalità bisognerebbe ripartire dall’opera di accoglienza della maternità e di prevenzione dell’aborto, che molto spesso è il frutto di una carenza di solidarietà e di carità».
Una edizione, questa del Festival, segnata nel bel mezzo dalla notizia della scomparsa del cardinale Camillo Ruini. «Siamo grati al Signore per la sua vita, la testimonianza e la sua guida»: con queste parole il network “Ditelo sui tetti” lo ha ricordato dedicando al presidente emerito della Cei la Messa che il cardinale Mario Grech ha presieduto definendolo un «grande pastore nella contemporaneità». Alla celebrazione hanno partecipato fra gli altri Luisa Santolini, Paola Binetti, Maurizio Sacconi ed Eugenia Roccella.
Nel bilancio dell'ideatore Domenico Menorello il cuore di questa edizione 2026 del Festival, e il senso della sua ispirazione (l'umano "tutto intero"): «È incredibile - riflette il giurista - che centinaia di persone, riferimenti di tanti soggetti non profit, abbiano lavorato per 25 ore su questioni concrete cercando la luce di Francesco. Con precisione e coraggio». In particolare, sottolinea il leader della rete “Sui Tetti”, «sul fine vita si è guardata la realtà, che ci dice che in Italia le trincee sono rotte e che molte Regioni stanno cambiando la natura del servizio sanitario pubblico, dando fiato alla cultura dello scarto. Per questo chiediamo che lo Stato riaffermi urgentemente che il Ssn deve essere solo per la cura, altrimenti sceglierebbe di dire pubblicamente che la fragilità non ha valore».
Un momento del Festival
Un momento del Festival
Un tema, il fine vita, che ha visto impegnato Menorello anche come componente del Comitato nazionale per la Bioetica. Al Festival, aggiunge, «abbiamo ribadito che la non punibilità introdotta dalla Corte costituzionale in determinati casi non implica assolutamente rovesciare il senso del Ssn. Per questa ragione dal Festival dell'umano è stata lanciata l’idea di una campagna per il diritto alle cure appropriate senza limiti di età, con una richiesta specifica: la copertura urgente di assistenza h24 a partire dalle invalidità più gravi». Menorello evidenzia anche l’attenzione specifica del Festival sul fronte della tutela della vita nascente: «Si è guardato diritto al reale, che ci dice dello stravolgimento in atto della legge 194 visto il dilagare nelle Regioni della privatizzazione dell’interruzione di gravidanza con ogni sorta di pillole che lasciano sola la donna. Così come ancora troppo sporadici e ostacolati sono gli apporti che si chiedono al pur vasto volontariato che sostiene le madri in difficoltà. Quindi abbiamo chiesto che la relazione annuale sulla 194 sia integrata per fotografare l'applicazione delle norme sulla “tutela sociale della maternità” oltre che sull’Ivg in quanto tale, ponendo anche mano alla montante prassi di utilizzo di pillole – di nome o di fatto abortive – in modo chiaramente contrastante con la stessa legge. Il tutto accanto alla richiesta di Stefano Ojetti, presidente dei Medici Cattolici, di ridare fiducia ai medici, troppo spesso sviliti sia da aggressioni fisiche che da delegittimazioni da parte di chi foraggia la cultura della non-scienza».
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