Veneto: arriva il suicidio assistito, «ma ci sarà una legge sulle cure palliative»
In cerca di una mediazione tra favorevoli e contrari alla legge regionale nella maggioranza di centrodestra, il governatore Alberto Stefani promette un provvedimento sulle terapie per alleviare le sofferenze più acute

«Approveremo una legge che non istituisce il suicidio medicalmente assistito, un istituto che è stato delineato da sentenze della Corte costituzionale». È ciò che ha tenuto a precisare il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, in Consiglio regionale a Venezia, ieri mattina, intervenendo al dibattito sulla legge d’iniziativa popolare sul fine vita. Sta di fatto che oggi quell’assemblea, presieduta da Luca Zaia, approverà il dispositivo, seppur emendato in 10 punti, con una maggioranza trasversale: probabilmente intorno ai trenta i voti a favore (parte della Lega, Forza Italia, più il centrosinistra), e gli altri – i consiglieri sono 51 – distribuiti fra contrarietà e astensione (Fdi, Fn e Resistere). La scelta del parlamento veneto arriva all'indomani degli interventi di varie espressioni del mondo cattolico contrarie alla proposta di legge.
Così il Veneto sarà la prima Regione a maggioranza centrodestra a varare una legge sul suicidio medicalmente assistito. All’esterno di Palazzo Ferro Fini, sede veneziana dell’Assemblea regionale, per tutta la mattina esponenti di associazioni per la vita ribadiscono con decisione il no al suicidio medicalmente assistito, precisando, ancora una volta – così Alberto Zagler – che «le persone ammalate devono essere aiutate a casa loro a gestire la propria sofferenza attraverso le cure palliative».
In Aula il presidente Stefani cerca di rassicurarli. «Nelle prossime ore firmerò una proposta di legge per il potenziamento delle cure palliative». Aggiungendo una precisazione che già anticipa l’esito del dibattito: «Io non apparterrò mai a chi ritiene che il diritto alla vita si possa decidere nel giro di 20 giorni o che possa essere un diritto facilmente negoziabile. Io non apparterrò mai, comunque, neanche a chi pensa di poter piegare il diritto alle esigenze di un comunicato stampa. Credo che un presidente abbia la responsabilità, specie se è presidente di una Regione, di potenziare le cure palliative, potenziare l’alleanza terapeutica, prendersi cura dei propri cittadini, a partire dai più fragili, da chi è più in difficoltà. Questo però è assolutamente subordinato al fatto che un presidente ai propri cittadini debba dire la verità: e il diritto, così come la vita, non è negoziabile».
Marco Cappato – tra i leader dell’Associazione Coscioni, promotrice della legge di iniziativa popolare –, che ascolta, è solo in parte soddisfatto, temendo lo snaturamento del progetto attraverso gli emendamenti presentati. Ce ne sono ben 10 in discussione. E qualche timore lo nutre anche Zaia: «Il fine vita esiste già in Italia con la sentenza della Corte costituzionale del 2019, noi possiamo solo prevedere con questa legge l’organizzazione del percorso, e solo quella, per il paziente che chiede alla sua Usl di gestire il fine vita. È pur vero che questi pazienti in questa sentenza della Corte non hanno una risposta rispetto ai termini temporali e su chi gestirà la fase critica della gestione del fine vita, penso che questa sia una questione di civiltà». E aggiunge: «Penso che un atto di grande lealtà e responsabilità sarebbe quello di approvare una legge a livello nazionale, che ponga fine alla necessità che ogni Regione si doti di una legge».
Ma come intervengono gli emendamenti sulla legge al voto oggi? Il principale è quello che porta la firma dello stesso Stefani: «Con il presente emendamento si prevede che, oltre all’obbligo di fornire informazioni al richiedente sulla possibilità di fruire di cure palliative, debba essere offerta la possibilità, a chi lo richiede, di intraprendere un percorso di sostegno psicologico finalizzato a favorire la piena e consapevole valutazione delle alternative al suicidio medicalmente assistito, con particolare riferimento all’accesso alle cure palliative e agli strumenti terapeutici, assistenziali e psicologici idonei a sostenere la prosecuzione del percorso di vita. A tal riguardo l’azienda Ulss eroga il percorso di sostegno psicologico avvalendosi del proprio personale e offre altresì la possibilità di ricevere le informazioni relative agli enti e alle associazioni che perseguono statutariamente finalità di tutela della vita umana dal concepimento alla morte naturale. Ciò avviene esclusivamente su iniziativa e richiesta dell’interessato, senza comunicazione dei suoi dati personali agli enti o alle associazioni da parte dell’azienda Ulss».
Già due anni fa il testo di legge era stato all’esame di Palazzo Fini ed era stato bocciato, per un solo voto. In quella circostanza Cappato aveva ammonito: «La nostra proposta di legge va approvata integralmente, senza cedere a tentativi di svuotarla o renderne più difficoltosa l’applicazione». Questa volta andrà diversamente, stando alle premesse di ieri. Quando, infatti, in apertura di seduta, il consigliere Stefano Valdegamberi di Futuro Nazionale aveva sollecitato il rinvio del provvedimento in Commissione perché era arrivato in Consiglio senza essere stato sottoposto, unitamente ai relativi emendamenti, al vaglio delle Commissioni consiliari, i voti contrari sono stati 31, contro 16 favorevoli e 4 astenuti.
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