Un neonato affidato alla “Culla per la vita”: «Grazie, mamma, perché l’hai fatto nascere»
Commozione tra i volontari del Centro di accoglienza alla vita “L’Annunciazione” di Giaveno, nel Torinese: per la prima volta utilizzata la struttura aperta 11 anni fa per consentire di lasciare un bambino che si crede di non poter crescere a chi si prenderà cura di lui

Tutto è funzionato alla perfezione. Il sistema di allarme installato nella “Culla per la vita” ha avvisato immediatamente i volontari che, giunti sul posto, hanno contattato il numero di emergenza 112. Quindi hanno aperto lo sportello e all’interno hanno trovato un neonato vivo e in buone condizioni di salute. È successo nel pomeriggio di sabato 20 giugno nel comune di Giaveno, in provincia di Torino, dove opera il Centro di Accoglienza alla Vita “L’Annunciazione”, che da 11 anni mantiene in efficienza questa versione tecnologica di quella che un tempo veniva chiamata “ruota degli esposti”.
«Abbiano seguito scrupolosamente le istruzioni del 112 – racconta ancora emozionata la presidente del Caav, Teresa Bava –, quindi abbiamo atteso l’autoambulanza, sulla quale sono salita anche io, per raggiungere l’ospedale di Rivoli, dove il bimbo è stato ricoverato nel reparto di pediatria per tutti gli accertamenti del caso. Mi ha molto colpito la disponibilità, la gentilezza e la tenerezza con la quale il personale sanitario, accorso numeroso, ci ha accolto e ringraziato per aver salvato questa piccola vita. Mi sono anche permessa, a nome dei volontari del Caav, di suggerire un nome per questa creatura: Giuseppe Maria».

I medici hanno quindi accertato le buone condizioni del bambino. «Se c'è una sola cosa che in questa situazione mi suscita rammarico – prosegue la presidente del Caav – è non aver avuto modo di conoscere prima la mamma perché magari potendola supportare non sarebbe arrivata a questo punto e non avrebbe dovuto rinunciare a crescere il suo bambino. In ogni caso la voglio ringraziare per quello che ha fatto, perché è stato un gesto eroico che manifesta una grande forza e un grande amore nei confronti della sua creatura». Quindi l’appello: «Se qualche altra mamma fosse in difficoltà sappia che qui, come in moltissimi comuni d’Italia, c'è un centro a disposizione».
Questa storia di vita accolta si intreccia, inoltre, in modo misterioso, con una storia di fede. Nella stessa mattinata a Teresa è arrivata da un’amica di Roma la fotografia della reliquia della Santa Culla che si trova all'interno della Basilica di Santa Maria Maggiore, accompagnata da una preghiera. «Lei non poteva sapere nulla di quello che sarebbe accaduto di lì a poco – racconta ancora Teresa – ma mi ha mandato quella fotografia e la preghiera per la mia salute. Naturalmente quando abbiamo saputo del bambino lasciato nella culla non ho potuto non collegare le due cose... e ringraziare il Signore. Davvero non ci sono parole per descrivere la meraviglia con cui opera lo Spirito Santo e quanto possa essere forte la comunione di preghiera».
Già dal pomeriggio di sabato la Culla per la Vita di Giaveno, inaugurata nel 2015, è stata riattivata, pronta, qualora ce ne fosse bisogno, ad accogliere una nuova vita.
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