Pietro, il neonato di Bergamo affidato alla “Culla per la Vita”. E a tutti noi

Struggente il biglietto lasciato dalla mamma: «Ti auguro una vita piena di gioia e di serenità». Domenica mattina è suonato l’allarme legato alla struttura dove era appena stato deposto da mani anonime un bel bambino. Che in pochi minuti è stato abbracciato da mani amorevoli
April 20, 2026
Pietro, il neonato di Bergamo affidato alla “Culla per la Vita”. E a tutti noi
La culla per la vita della Croce rossa di Bergamo/ Ansa
«Ti auguro una vita piena di gioia e di serenità, che in questo momento non ti possiamo dare. Ma sei stato tanto amato. Ti amo tanto». Le parole sul biglietto con il quale un neonato è stato lasciato domenica 19 aprile nella “Culla per la Vita” collocata davanti alla sede della Croce Rossa nel quartiere Loreto di Bergamo dicono molto e insieme aprono un grande mistero. Dicono di un dramma come la separazione dal suo bambino di una donna, verosimilmente la madre: la calligrafia è femminile, la padronanza della lingua dice che con ogni probabilità si tratta di un’italiana. Dicono, anche, di un legame profondissimo con la vita portata in grembo, data alla luce, accolta e affidata a chi possa prendersene cura. Ma il biglietto rinvenuto con il bambino, lasciato nella Culla in piena mattina con l’allarme automatico scattato alle 9.45, apre anche domande sul perché da un piccolo tanto amato sia stato inevitabile separarsi, e cosa la società – noi – poteva fare perché quella madre non dovesse arrivare a questo gesto.
Resta però un fatto importantissimo da considerare: il bambino è stato portato alla nascita, e la considerazione di “non potercela fare” a tenerlo con sé non ha avuto come esito l’aborto, come accade purtroppo in molti casi per motivi economici e sociali. Di qui il dovere, registrato dalla stessa legge 194, di farsi accanto alle donne che si trovano alle prese con gravidanze problematiche, tentate di non arrivare al parto perché temono di essere lasciate sole. La Culla è un’alternativa: la mamma ha la possibilità di ripensarci e tornare entro alcuni giorni, con la massima discrezione assicurata da chi si sta prendendo cura del neonato, prima che siano attivate le procedure per l’adozione. E l’accorrere immediato di tante persone solidali e affettuose verso il piccolo potrebbe aver persuaso la mamma che sola non sarà mai, col suo bimbo e tanta gente pronta a prodigarsi per loro.
La Culla bergamasca era già entrata in funzione: il 3 maggio 2023 le era stata affidata una bambina, chiamata poi Noemi, anche in quel caso con un messaggio della mamma: «Vi affido un pezzo importante della mia vita, che sicuramente non dimenticherò mai». In precedenza la Culla si trovava vicino al Monastero “Matris Domini” di via Locatelli, segno del cuore delle religiose e messaggio di apertura alla vita lanciato a tutta la città. 
Il piccolo ha già un nome: Pietro, scelto dagli operatori della Croce Rossa che, appena sentito l’allarme, si sono attivati arrivando sul posto in pochi minuti insieme a una volante della Polizia. Pietro, in buone condizioni, evidentemente accudito bene fino a un momento prima dell’affidamento alla Culla, è stato portato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo per essere visitato e preso in carico dal reparto di Pediatria. Un episodio dove quindi il “sistema-Culle” ha funzionato, grazie al fatto che l’impianto bergamasco sorge ora davanti alla sede di una istituzione come la Croce Rossa presidiata h24.
Non sempre purtroppo va tutto bene: è ancora vivo il ricordo del dramma di Bari dove la mattina del 2 gennaio l’allarme automatico nella Culla per la Vita attivata dalla parrocchia di San Giovanni Battista nel popolare quartiere di Poggiofranco non si attivò, e il neonato che vi era stato deposto da mani rimaste anonime purtroppo morì. Una tragedia che mostrò come occorresse pensare a un’organizzazione delle culle tale da prevenire anche incidenti come quello. Di qui la proposta del direttore dell’Ufficio Cei per la Pastorale della Salute don Massimo Angelelli, che nell’ottobre dello scorso anno al convegno nazionale del Movimento per la Vita a Jesi parlò di due progetti, ora in cantiere: uno rivolto alla diffusione del parto in anonimato, poco conosciuto in Italia, in collaborazione con la Federazione italiana delle Ostetriche; e l’altro per la realizzazione di nuove “culle per la vita”, sicure e controllate h24, grazie a un protocollo con i Nas e il sostegno di Confartigianato.
Al neonato e alla mamma di Bergamo ha rivolto il suo pensiero la presidente del Movimento per la Vita italiano, Marina Casini: «Non si può restare indifferenti di fronte al gesto della mamma che deponendo il figlioletto appena nato nella culla per la vita dichiara il suo amore attraverso un biglietto il suo amore per lui – ha scritto in una nota, con il cuore in mano –. È evidente che quel gesto esprime una è una forma profonda di fiducia. La mamma ha scelto non di abbandonare – o peggio, di impedire al suo bambino di nascere – ma di affidare. Affidare a una comunità intera affinché possa farsi carico, accogliere, proteggere».
Marina Casini ricorda che «il Movimento per la Vita ha sempre sostenuto le Culle promuovendone l’installazione e offrendone le motivazioni culturali», tanto che oggi è attiva una rete di oltre sessanta strutture legate a Centri di Aiuto alla Vita in tutta Italia. «La Culla, infatti, non è solo un luogo fisico – aggiunge la presidente –: è il segno concreto di una società che non si gira dall’altra parte, che tende le braccia anche quando la storia è complicata, le circostanze difficili, i vissuti tormentati. È il segno di una intera comunità che accoglie senza giudicare. La Culla è un presidio di umanità per il neonato certamente, ma anche per la sua mamma. E colpisce, commuove, riscalda il cuore vedere la risposta che si genera attorno a questi eventi: un’ondata spontanea di affetto, di attenzione, di solidarietà».
I fatti di Bergamo rinnovano altri episodi simili, con bambini nati e affidati a noi perché ce ne prendiamo cura: «Quel bambino, nel giro di poche ore, non è più solo – riflette Marina Casini –. Diventa “uno di noi”. Viene riconosciuto, accolto, quasi adottato simbolicamente da un’intera comunità. È come se, per un attimo, avvertissimo che quel ricordassimo che quel bimbo è figlio di tutti».
Nel Movimento per la Vita, spiega la presidente, «le Culle sono legate alla promozione della civiltà della verità e dell’amore. Qui la riflessione si fa più ampia e le coscienze sono chiamate ad interrogarsi fino in fondo: se siamo giustamente e lodevolmente capaci di una mobilitazione di cura e accoglienza per un neonato già venuto alla luce, è coerentemente doveroso estendere quello stesso sguardo, quella stessa responsabilità, quella stessa tenerezza, anche verso i bimbi che ancora non sono nati e le loro mamme. In fondo la Culla dice anche questo: tutti i bambini neonati o non ancora nati meritano accoglienza, e una società autenticamente umana è quella che sa farsi prossima. Sempre».

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