Medicina della compassione e difesa della vita, la ricetta Amci

A Loreto assemblea nazionale e ritiro spirituale per l'Associazione medici cattolici italiani, con il cardinale Versaldi nuovo assistente ecclesiastico nazionale. Il presidente Ojetti: compito della buona medicina ippocratica impegnarsi a ridurre le richieste di morte
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June 23, 2026
Medicina della compassione e difesa della vita, la ricetta Amci
Il presidente Ojetti e il cardinale Versaldi davanti al Santuario di Loreto con un gruppo di partecipanti all'assemblea nazionale dell'Amci
Quattro giorni intensi hanno caratterizzato l’assemblea nazionale e il ritiro spirituale dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci), svoltisi a Loreto (Ancona). Accanto al presidente nazionale Stefano Ojetti, che ha ribadito l’inderogabilità della difesa della vita e l’importanza di una “medicina della consolazione”, ha fatto il suo esordio quale assistente ecclesiastico nazionale dell’Amci il cardinale Giuseppe Versaldi, nominato a gennaio al posto che fu per 14 anni del cardinale Edoardo Menichelli, scomparso nell’ottobre scorso. I lavori sono iniziati con una Messa al Duomo di Ancona, rendendo poi omaggio alla tomba di Menichelli.
Nell’assemblea nazionale il presidente Ojetti ha sottolineato che la difesa della vita «deve impegnare ogni medico perché medico e non soltanto perché cattolico. La vita è il più grande bene che ogni persona possiede e per questo deve essere salvaguardata sempre, senza se e senza ma. La vita va sostenuta sempre e non conosce malattia, età, sesso, etnia, confessione religiosa, o stato sociale». A proposito del dibattito da tempo in corso sulla morte con aiuto medico, Ojetti ha ripetuto che «compete alla buona medicina ippocratica e all’impegno delle Istituzioni allocare le risorse affinché si creino le condizioni perché si riducano al minimo eventuali richieste di suicidio assistito, specie da chi è affetto da patologie croniche neurodegenerative». Questo tema chiama in causa le cure palliative: «Purtroppo ancor oggi dobbiamo costatare che la legge 38/2010 sulle terapie palliative non è uniformemente applicata in tutto il territorio nazionale e che pertanto molti malati sono affidati esclusivamente alle cure dei loro medici di famiglia».
I malati, sottolinea Ojetti, vanno accompagnati con la «medicina della consolazione. Un tempo esisteva solamente la medicina dei bisogni (terapeutica) alla quale oggi si sono aggiunte altre tipologie (preventiva, riabilitativa, potenziativa, di genere, robotica, di precisione, personalizzata, dei desideri o estetica, difensiva) che hanno portato l’uomo a credere di essere faber fortunae suae con l’illusione di vivere sempre in perfetta efficienza. E di poter chiedere di morire quando questa viene a mancare». Ma «il buon medico ippocratico – ha concluso Ojetti – deve saper applicare, quando non c’è più nulla da fare, la “medicina della consolazione”: cioè deve “saper consolare” il paziente (e chi gli sta vicino) con dolcezza, facendolo sentire compreso, aiutato, e condividere con lui (cum) la passione (passio) del crepuscolo della vita, aiutandolo a compiere l’ultimo passo, il più difficile, nel rispetto della sua dignità di persona». Da parte sua, il cardinale Versaldi ha puntualizzato che «la maggioranza non è il criterio della verità. Anche da minoranza non dobbiamo essere silenziosi né inattivi». Concetti che l’Amci applica da sempre.

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