Suicidio assistito: perché le regole delle Regioni ora sono un rompicapo

di è vita
Leggi, regolamenti, linee guida, vademecum: ogni Regione ha fatto da sé, in attesa che il Parlamento (forse) si pronunci, basandosi sulla sentenza della Corte costituzionale che nel 2019 ha fissato alcuni criteri di accesso alla morte assistita. E che ora torna a intervenire
Google preferred source
June 23, 2026
Suicidio assistito: perché le regole delle Regioni ora sono un rompicapo
La Corte costituzionale torna a riunirsi martedì 23 giugno per esaminare ben due dossier relativi al fine vita. In Senato intanto si attende che la proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito, dopo un tribolato iter, torni in aula per la discussione e il voto in prima lettura, forse già entro la pausa estiva. Le Regioni dal canto loro procedono ciascuna per proprio conto, chi con una legge chi con un provvedimento amministrativo, o un dibattito in corso, per rispondere a richieste di morte volontaria. Sul fine vita sono tre i fronti che si muovono, e la complessità del quadro impone di fare un po’ di ordine.
Se il Parlamento è ancora lontano dal raggiungere un punto di incontro tra visioni e obiettivi sinora assai lontani, la Consulta – che incalza le Camere sin dalla prima sentenza sul suicidio assistito (la 242 del 2019, il caso “Cappato-dj Fabo”) – si pronuncia nuovamente sullo stesso punto: i limiti per la non punibilità dell’aiuto al suicidio come eccezione all’articolo 580 del Codice penale. I giudici costituzionali esaminano un nuovo caso sottoposto al loro vaglio sulla dipendenza dai trattamenti di sostegno vitale come precondizione (o meno) per ottenere la morte. La Corte nella stessa seduta esamina anche la legittimità della legge regionale sarda, dopo aver già ridimensionato a fine 2025 la portata di quella toscana. Due sentenze – probabilmente qualche settimana dopo l’udienza pubblica – che porteranno addirittura a nove il totale dei pronunciamenti in materia, con il conseguente aggrovigliarsi delle indicazioni al Parlamento.
Nel frattempo le Regioni stanno cercando di governare i casi che vengono sottoposti alle loro autorità sanitarie. Sinora le morti per suicidio assistito sono state 17. Una legge nazionale – si teme – potrebbe moltiplicarli, oppure – dicono altri – creare un quadro di garanzie uniformi ed evitare eccessi o “zone franche”. Una situazione in continuo aggiornamento. Ecco la nostra fotografia. (Francesco Ognibene)
Piemonte: dal no alle linee guida
Il percorso di regolamentazione nella Regione guidata dal centrodestra ha vissuto due fasi, di segno opposto. Nel marzo 2024 il Consiglio regionale ha fermato l’iter della proposta di legge di iniziativa popolare per legalizzare a livello regionale il suicidio assistito approvando con 23 sì e 12 no la pregiudiziale di costituzionalità per la quale una norma regionale avrebbe violato la riserva costituzionale di legge nazionale sugli atti di disposizione del corpo. Il voto del Consiglio faceva perno su un parere dell’Avvocatura dello Stato che aveva parlato di difetto di competenza delle Regioni in materia. Nel febbraio 2026 però è stata varata all’improvviso una “Circolare esplicativa in merito alle corrette modalità di attuazione dei principi enunciati dalla Corte Costituzionale” firmata dal direttore regionale della Sanità, con le linee di indirizzo per l’esecuzione del suicidio assistito in Regione.
Lombardia: prima lo stop, poi il “vademecum”
In Lombardia la proposta di legge regionale di iniziativa popolare è stata respinta nel novembre 2024 in via preventiva dal Consiglio regionale (guidato dal centrodestra) per difetto di competenza della Regione. Un ricorso dell’Associazione Coscioni contro la validità della decisione è stato poi respinto dal Tar a fine maggio 2026. Pochi giorni prima l’assessore alla Salute Guido Bertolaso la Regione aveva emanato linee guida per uniformare la condotta delle aziende sanitarie locali raggiunte da richieste di morte medicalmente assistita. Il testo – un “vademecum” tecnico – istituisce un “Collegio di valutazione” delle domande di morte assistita coordinato e nominato dal direttore sanitario aziendale, composto da uno psichiatra, uno psicologo clinico, un medico legale, un palliativista, un anestesista rianimatore, un infermiere e uno specialista della patologia da cui è affetto il malato, cui vanno offerte cure palliative.
Alto Adige: primi passi verso una nuova disciplina
La Commissione legislativa del Consiglio provinciale dell’Alto Adige ai primi di giugno ha dato parere positivo alla modifica al regolamento di esecuzione di una legge regionale che nel 2001 riordinava il servizio sanitario regionale. L’intervento normativo in Commissione prevede «l’istituzione di una commissione multidisciplinare permanente per la verifica dei requisiti per l’accesso» al suicidio assistito, «le modalità di accesso, la verifica dei requisiti, le modalità di attuazione, il supporto alla realizzazione della procedura e la relativa gratuità». Per il vescovo di Bolzano Ivo Muser è «il primo passo di un’evoluzione sociale che ci porterà a non accompagnare più in modo adeguato le persone nella fase più vulnerabile della malattia, del dolore e del fine vita».
Veneto: la prima bocciatura, ora un ripensamento?
Nel gennaio 2024 fu il primo voto di un Consiglio regionale sulla proposta di legge presentata – come in tutte le Regioni – per iniziativa dell’Associazione Coscioni. E fu un colpo di scena, perché la legge si presentava con il favore del centrosinistra (all’opposizione) e del governatore Luca Zaia: l’approvazione pareva cosa fatta, con la Lega in ordine sparso, ma il voto della consigliera dem Anna Maria Bigon in dissenso dal suo partito fece prevalere il no. Nel settembre 2025 l’Ulss 3 Serenissima (competente su Venezia) ha varato un protocollo operativo per gestire le richieste di suicidio assistito con una delibera che definisce ruoli e responsabilità, dai medici al Comitato etico. Più di recente in Regione la Lega, ispirata alla linea Zaia (da sempre favorevole) e Forza Italia sembrano voler tentare di nuovo la via della legge regionale.
Emilia Romagna: oltre la “determina”
Entro l’estate è attesa una legge per andare oltre la discussa disciplina attuale della “determina” amministrativa di giunta varata dalla giunta Bonaccini nel 2024 e che aveva sollevato fin da subito dubbi etici, giuridici e procedurali, anche nella stessa maggioranza di centrosinistra. L’attuale giunta ha presentato una proposta di legge ora all’esame dell’Assemblea legislativa che ricalca la determina ma senza fissare tempi perentori per l’accesso al suicidio assistito, per aderire alla recente sentenza della Corte costituzionale di parziale censura della legge toscana. Contro la legge la consigliera di opposizione Valentina Castaldini (FI): «Impensabile che sia sufficiente una legge a rispondere alla solitudine di fronte alla morte e al dolore». Contestata anche la nomina «discrezionale» dei comitati per valutare le domande. (Chiara Pazzaglia)
Liguria: un caso per procedere
In Liguria il dibattito su una legge regionale è fermo dal 2024 sul confine tra competenze regionali e statali. Ai primi di marzo ha mosso le acque il primo caso di suicidio assistito in regione, un anno dopo la richiesta, con strumenti di autosomministrazione e farmaco forniti dalla Asl. A fine mese in Consiglio comunale a Genova è stata approvata una mozione – presentata dalla lista che sostiene la sindaca Silvia Salis, con il centrodestra che non ha partecipato al voto – per fare pressioni sulla Regione perché approvi il testo presentato dal capogruppo regionale della “Lista Orlando Presidente”, Gianni Pastorino, e sostenuto dalla minoranza progressista. Il testo si presenta come una via per uniformare le procedure di tutte le Asl.
Toscana: la prima legge regionale
L’11 febbraio 2025 il Consiglio regionale – a guida centrosinistra – con 27 sì e 13 no ha reso la Toscana la prima Regione a dotarsi di una legge. Le “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n.242/2019” parlano di «erogazione di una prestazione sanitaria suddivisa in più fasi» da parte del Servizio sanitario regionale. Tra Asl competente, Commissione per valutare l’istanza e Comitato etico territoriale dispone che non si possano superare i 47 giorni dalla domanda alla morte. Al ricorso del Governo ha risposto la Corte costituzionale a fine 2025 (sentenza 204, illegittimità parziale) ricordando che alla Regione spetta solo l’organizzazione del servizio e non i criteri di selezione dei casi, che competono a una legge nazionale.
Sardegna “seconda arrivata”
Il 18 settembre 2025 il Consiglio regionale della Sardegna – maggioranza di centrosinistra – ha approvato con 32 voti a favore e 19 contro la legge “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019” diventando così la seconda Regione in Italia, dopo la Toscana, a farlo. La legge stabilisce che possono accedere solo le persone che rispettano i requisiti definiti dalla Corte, fissando in 30 giorni dalla ricezione dell’istanza il termine per concludere l’iter di verifica. Previsto un colloquio della Commissione chiamata a valutare la domanda con il paziente per accertare che abbia ricevuto informazioni complete sulla possibilità di accedere a cure palliative e sedazione profonda.
Campania: la nuova giunta accelera
Anche la Campania potrebbe dotarsi a breve di una legge per regolamentare il suicidio medicalmente assistito. All’interno del Consiglio regionale campano, dopo le elezioni regionali che nel novembre 2025 hanno portato l’ex presidente della Camera Raffaele Fico (M5s) alla poltrona di governatore, sono stati depositati due testi che puntano a rendere accessibile la pratica. Uno porta la firma di alcuni consiglieri del M5s e di varie liste che compongono la coalizione che sostiene Fico, l’altro è stato presentato dai colleghi di maggioranza del Pd. L’obiettivo è garantire tempi certi e regole organizzative chiare per l’accesso al suicidio assistito, cercando di aggirare così le battaglie legali degli anni scorsi tra le Asl e i pazienti che avevano chiesto la morte assistita. Sinora su circa mille richieste presentate solo due sono state accolte dai comitati scientifici ed etici delle Asl. Durante la precedente legislatura regionale la via della legge regionale era stata tentata invano da esponenti del Partito socialista. (Antonio Averaimo)
Puglia: la delibera 3 anni fa
La Puglia – guidata dal centrosinistra – già nel gennaio 2023 ha scelto la via amministrativa preferendola a quella legislativa, prima Regione ad aprire un percorso formale per la morte medicalmente assistita negli ospedali pubblici. Una delibera di giunta regionale ha individuato nel Comitato etico istituito presso il Policlinico di Bari l’organismo terzo incaricato di verificare i requisiti indicati dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, definendo un iter formale e un modello regionale centrato su un unico comitato etico di riferimento, che «dovrà esprimersi nel più breve tempo possibile al fine di evitare le sofferenze fisiche e psicologiche dei pazienti». Malgrado il fatto che la delibera sia in vigore da oltre tre anni, non si è registrato sinora alcun caso di morte medicalmente assistita. (C.Paz.)
Iscriviti alla newsletter settimanale gratuita di “è vita”: basta cliccare qui.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire