La Romania è nel caos, fallisce anche il secondo premier incaricato. Lo spettro dell'estrema destra

Adrian Vestea, nominato il 15 giugno, non è riuscito a trovare la maggioranza nel Parlamento di Bucarest. Il presidente Dan cerca la via d'uscita, ma elezioni anticipate, inconsuete per il Paese, non sono più da escludere
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June 23, 2026
La Romania è nel caos, fallisce anche il secondo premier incaricato. Lo spettro dell'estrema destra
Il premier incaricato Adrian Vestea, durante la seduta in Parlamento che gli ha negato la fiducia/ Foto ANSA
Si fa sempre più grave la crisi politica in Romania, dopo che anche il secondo primo ministro incaricato dal presidente Nicusor Dan, lo scorso 15 giugno, il liberale Adrian Vestea, non è riuscito a trovare la necessaria maggioranza in Parlamento. Solo pochi giorni prima era fallito il tentativo di governo tecnico da parte dell’eurodeputato Eugen Tomac. Una situazione provocata dal voto di sfiducia, lo scorso 5 maggio, contro il premier liberale Ilie Bolojan, voto appoggiato dai socialdemocratici (Psd), finora suoi alleati di governo, insieme all’estrema destra di Aur.
Al voto a camere riunite, Vestea ha reperito solo 189 voti anziché i necessari 233. A votarlo solo i socialdemocratici e alcuni partiti minori. I liberali del Pnl (con Bolojan infuriato perché non coinvolto nella nomina di Vestea, che è del suo partito) e altre forze politiche centriste sono usciti dall’aula, e anche Aur, corteggiato da Vestea per un appoggio esterno, ha rifiutato il sì. «Ho la coscienza tranquilla — ha dichiarato Vestea sulla sua pagina Facebook – ho fatto il mio dovere. Quarantasette giorni senza governo ci costano già troppo caro: fondi europee, fiducia, e tempo irrimediabilmente perduto». Il Paese in effetti è in attesa di 7,3 miliardi di euro di fondi del Recovery Plan Ue, cui non può accedere se non compirà le riforme richieste. Inoltre, nel primo trimestre 2026 ha registrato un calo dell’1,1% del pil. 
Il presidente ha intanto convocato nuovamente i leader dei partiti per discutere della situazione e trovare una via d’uscita. Solo che per lui trovare la quadra è arduo. I liberali, che hanno sabotato i precedenti due tentativi, adesso propongono due ipotesi. La prima, un incarico di governo al leader socialdemocratico Sorin Grindeanu, costringendo il suo partito, il Psd, ad assumersi la responsabilità delle dure misure e riforme necessarie per riequilibrare i conti e ottenere i fondi Ue. Scenario che però rifiuta uno dei due alleati europeisti del Pnl, l’Usr (Unione per la salvezza della Romania) che non ne vuol sapere di votare per il Psd. La seconda ipotesi dei liberali è un governo di minoranza, guidato dallo stesso Pnl insieme a Usr e l’Udmr (il Partito della minoranza ungherese), ma servirebbe un appoggio esterno. Intanto Aur si chiama fuori da tutto. Il suo leader, George Simion, ha annunciato che chiederà a Dan di dare l’incarico di governo a un esponente del proprio partito, scenario altamente improbabile. 
Secondo vari analisti, in realtà, il terzo tentativo potrebbe avere più chance, e molti scommettono su un governo di minoranza. Tutti sono consapevoli che, se fallirà anche questo o non ci si arriverà affatto, Dan sarebbe costretto a indire elezioni anticipate, estranee alla tradizione politica rumena, sarebbe una prima assoluta. Secondo la costituzione, il presidente può sciogliere il Parlamento in caso di fallimento di due premier incaricati entro sessanta giorni. Uno scenario che farebbe solo il gioco di Aur, partito nazionalista, filorusso e fortemente euroscettico, che già mette in discussione il sostegno all’Ucraina e ha votato contro una legge per l’abbattimento di droni russi che sconfinino nel Paese come più volte successo. Aur è dato nei sondaggi tra il 38% e il 41%, se arrivasse al potere porterebbe a una drastica sterzata della Romania, Paese chiave nel fianco est di Ue e Nato, allontanandola dall’Europa e dall’Occidente. Uno scenario che in Romania, a parte i sostenitori di Aur, nessuno vuole davvero, ancora meno il presidente europeista e filoccidentale Dan. Al momento le prossime elezioni sono previste solo nel 2028.

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