Legge sul suicidio assistito: cosa sta succedendo al Senato
di Redazione
Attesa il 3 giugno nell’Aula di Palazzo Madama per la discussione per poi tornare quasi certamente in Commissione per nuovi emendamenti. Distanze ancora incolmabili tra maggioranza (e al suo interno...) e opposizione

Un debutto, atteso da due anni, ma destinato a un nuovo stop, subito. Il disegno di legge sul fine vita arriva alla prova dell’aula, il 3 giugno al Senato, con il testo del Pd condiviso da tutte le opposizioni. Ma la maggioranza punta a rimandarlo indietro. Quel ddl è «eutanasico» e «fuori dai profili indicati dalla Consulta», ha sentenziato Francesco Zaffini di FdI, presidente della commissione Affari sociali. Da più di un anno divide la “concessione” del trattamento di fine vita da parte del Servizio sanitario nazionale: prevista nel testo del senatore dem, Alfredo Bazoli, e assolutamente esclusa nella proposta di maggioranza.
Due percorsi destinati a non incrociarsi. Tant’è che il centrodestra in Aula chiederà che si discuta ancora del proprio testo, tornando in commissione per aspettare gli ulteriori emendamenti in cantiere, attesi il 9 giugno. Preannunciati da FI, nell’arduo tentativo di superare i veti incrociati e trovare l’accordo con le opposizioni, ma anche con gli altri alleati meno concilianti.
La sinistra - è facile immaginare - punterà i piedi. E, convinta che si tratti dell’ennesimo rinvio per affossare la legge al limite della legislatura, chiederà di esaminare comunque il testo Bazoli, per certificare ufficialmente chi vuole una legge e chi no. A quel punto, potrebbe esserci un voto – per regolamento, a scrutinio palese – che deciderà quale legge andrà avanti e come.
A sostegno del ritorno in commissione, si spenderà la maggioranza. A partire dai relatori che rimarcheranno come, dopo mesi di stallo, faticosamente si è tornati a ragionare di emendamenti. Sui quali resta da capire quanto peserà la cosiddetta “svolta liberal” promossa da Marina Berlusconi dentro FI. A gestire l’operazione è la capogruppo forzista Stefania Craxi, al lavoro specie sul nodo del Ssn. Qualcuno non esclude che potrebbe essere lei stessa a sollecitare nell’Aula di Palazzo Madama una nuova data per l’esame assembleare (che spetta comunque alla conferenza dei capigruppo), ipotizzando che sia prima della pausa estiva.
Il centrosinistra non ci crede né si fida. Ripete che anche le due audizioni, chieste dalla maggioranza e previste sempre il 3, sono un trucco per allungare l’iter. A mezzogiorno interverrà l’Istituto superiore di sanità (e il Cnr, in forma scritta), chiamato in causa per stabilire se esiste un macchinario per autosomministrare il farmaco letale.
Parallelo al percorso contorto della legge in Parlamento, prosegue quello dei malati terminali che autonomamente chiedono di accedere al suicidio assistito. L’ultimo caso è di una donna trevigiana di 77 anni affetta da mesotelioma pleurico a cui l’Ulss ha negato la richiesta. Lo ha denunciato l’associazione Luca Coscioni, spiegando che «dopo ogni ciclo di chemioterapia la paziente è costretta a convivere con una debilitazione protratta, difficoltà respiratorie e importanti effetti collaterali che incidono pesantemente sulla qualità della vita». Chiamata in causa, l’Ulss 2 di Treviso respinge le accuse chiarendo che «opera nell’esclusivo solco tracciato dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale», con «un esame rigoroso e non scelte arbitrarie o discrezionali».
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