In Olanda la prima eutanasia di un bambino

Dopo i casi del Belgio, ora anche nei Paesi Bassi arriva la morte procurata a un piccolo con meno di 12 anni, del quale non si sa nulla salvo che era malato terminale. La riforma del 2024 alla legge del 2002 che ormai causa il 6% dei decessi totali ha fatto la sua prima vittima
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June 25, 2026
In Olanda la prima eutanasia di un bambino
Foto Icp
Nei Paesi Bassi è stato confermato il primo caso di eutanasia di un bambino malato terminale, avvenuto alla fine del 2025. Le autorità del Paese non hanno fornito né il nome né l’età e il sesso del bimbo. La notizia è stata data in Parlamento solo in questi giorni dal ministro della Salute Sophie Hermans, che fa parte dell’attuale governo di coalizione di minoranza insediatosi lo scorso febbraio. La segnalazione è giunta della Commissione Rte, chiamata a valutare – a morte avvenuta – se sono state rispettate tutte le regole della legge olandese sull’eutanasia modificata nel 2024 per consentire questa pratica anche sui bambini da 1 a 12 anni. Sino al 2024 (dal 2014) si poteva già applicare ai neonati e ai bambini dai 12 anni in avanti.
A questo punto saranno la Procura ed il pubblico ministero a decidere se si è agito in conformità alle norme prescritte. Ricordiamo infatti che per la legge sulla regolamentazione dell’eutanasia in vigore dal 2002 essa rimane un reato, in senso generale, ma è ammessa se si rispetta un determinato protocollo. Nel sistema olandese per l'eutanasia di bambini gravemente malati e la cui morte è considerata imminente serve il consenso dei genitori e dei medici, a parere dei quali non ci sono alternative per alleviare la sofferenza. Tra le patologie considerate come causa possibile di eutanasia ci sono malformazioni congenite, malattie metaboliche e danni agli organi vitali, a condizione che si tratti di patologie gravi.
Il Belgio è stato il primo Paese al mondo, poco prima dell’Olanda, ad ammettere l’eutanasia estendendola a minorenni di qualsiasi età. Secondo le statistiche della Commissione federale di controllo e valutazione dell’eutanasia di Bruxelles da quando è stata permessa, nel 2014 al 2024 sono stati dichiarati 7 casi in totale di minori. Nei Paesi Bassi nel corso degli anni i casi di eutanasia e suicidio assistito in generale sono progressivamente aumentati. Nel 2025 sono stati 10.341 su 173.494 decessi complessivi, con le morti per eutanasia dunque ormai al 6% del totale. Da tempo si parlava della possibilità di allargare il cerchio dell’eutanasia infantile. Nel 2019 andò in onda un reportage del giornalista Hans Kema, nel programma “Nieuwsuur” dell’emittente nazionale NOS, che provocò molto sconcerto, dolore, polemiche. Furono intervistati i genitori di una bimba, Nuria, affetta dalla sindrome di West, una malattia genetica che colpisce circa un neonato su 3.500: caratterizzata da spasmi infantili continui, alterazioni dell’attività elettrica cerebrale e ritardato sviluppo motorio. Questi sintomi possono scomparire nei primi tre anni di vita, ma in seguito potrebbero svilupparsi altre forme di epilessia. In Olanda la sola possibilità di interrompere la sua vita era quella di sospendere le cure oppure l’alimentazione; in poche parole, lasciar morire di fame e sete. Il padre e la madre di Nuria scelsero questa tragica strada, affermando poi che «è stata una soluzione ancor più penosa di quanto sarebbe stato ponendo fine alla sua vita con un’iniezione letale». La bimba al momento aveva un anno e mezzo.
Nel servizio fu intervistato il professor Eduard Verhagen, pediatra, il quale ha commentò i dati citati da Nos, da cui risulta che l’84% degli specialisti in malattie infantili era a favore dell’eutanasia dei loro pazienti quando con le cure palliative non si riesce ad alleviare il dolore; affermando sulla base della sua esperienza professionale che «negli ultimi 5 anni almeno per 46 bambini sarebbe stato più umano applicare l’eutanasia». Naturalmente non tutti la pensano allo stesso modo, sia a livello etico che religioso, con un confronto aperto quando l’allora ministro della Salute Hugo de Jonge nel 2020 presentò in Parlamento la proposta per legalizzare l’eutanasia anche prima dei 12 anni. Seguì un documento del governo pubblicato già il 14 aprile 2023 sul sito ufficiale “Rijksoverheid”: «Talvolta – vi si legge – un bambino è così malato che i genitori decidono che sia meglio porre fine alla sua vita. Pertanto, se non esistono cure palliative che possano lenire la sua pena insopportabile e non esiste alcuna possibilità di guarigione sulla base delle attuali conoscenze mediche, con il loro accordo, sarà possibile estendere l’eutanasia anche a bambini a partire da 1 anno di vita».
Chi ha lottato sino in fondo affinché ciò non avvenisse è stata l’associazione “Pro Life”, che si batte per il rispetto della vita sempre e comunque perché «non va certo regolata in base ad un protocollo», come recita il loro motto. Il 5 giugno 2023 Pro Life inviò al Parlamento una petizione firmata da 19.830 cittadini dal titolo “Stop all’eutanasia dei bambini”, accompagnata da un’accorata lettera in cui scrivevano che «i bambini non hanno bisogno di essere eliminati con un’iniezione mortale quando soffrono ma di amore e cure appropriate», chiedendo l’immediato abbandono della procedura di morte allora in fase di elaborazione. Ma purtroppo i promotori della riforma, che ora ha fatto la sua prima vittima, non si sono fermati. L’estensione della legge è entrata in vigore. E ora il mondo guarda con sgomento un Paese che ammette la morte procurata per un bambino sofferente con meno di 12 anni.
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