«Eutanasia dei bambini, in Olanda vacilla lo Stato di diritto»
La Chiesa cattolica dei Paesi Bassi prende posizione sul primo caso di morte procurata “per legge” di un minore di 12 anni, secondo la riforma della legge olandese che ha dato accesso alla pratica anche ai più piccoli quando considerati inguaribili

«Il passo verso l’eutanasia per i bambini apre ulteriormente la porta all’arbitrio. Se la vita e la dignità di ogni essere umano non sono più sacre, lo Stato di diritto vacilla»: sono colme di amarezza le parole ad Avvenire di monsignor Jan Hendriks, vescovo di Haarlem-Amsterdam e responsabile della Conferenza episcopale olandese per le questioni giuridiche e l’insegnamento cattolico, all’indomani dell’annuncio del primo caso di eutanasia di un bambino, malato terminale, avvenuto alla fine del 2025 ma del quale le autorità del Paese hanno dato notizia solo nei giorni scorsi, senza peraltro fornire alcun dettaglio sul piccolo.
A dare pubblicamente la scarna informazione il ministro della Salute Sophie Hermans, che fa parte dell’attuale governo di coalizione di minoranza insediatosi lo scorso febbraio. Un caso che scuote le coscienze, ma che avviene come conseguenza del fatto che la legge olandese sull’eutanasia in vigore dal 2002 è stata resa nel tempo sempre meno restrittiva, sino a includere due anni fa per iniziativa del governo anche i bambini al di sotto dei 12 anni senza speranza di guarigione. Ma «la soluzione alla sofferenza – riflette Endricks – non sta nel fatto che l’uomo si proclami signore della vita. Sono ormai trascorsi 25 anni dall’introduzione dell’eutanasia nei Paesi Bassi: un tempo veniva presentata come una soluzione in casi eccezionalmente gravi, mentre ora è diventata una delle cause di morte più comuni. La legge consente l’applicazione dell’eutanasia in un numero sempre maggiore di casi: dal 2004 ai neonati, ora persino ai bambini piccoli. Tra i giovani vedo che si sta diffondendo la sensazione che così stiamo minando le fondamenta della nostra civiltà». Una reazione – forse – alla realtà che «nei Paesi Bassi la situazione è andata di male in peggio», conclude il vescovo.
Gli interrogativi sulla vicenda sono molteplici: come il fatto che la vita stessa di un bambino possa essere spenta per decisione dei genitori come fosse una loro proprietà, mentre la piena dignità della propria esistenza scatterebbe chissà perché al compimento del 12° anno.
Formalmente per la legge olandese dare la morte a chi la chiede è ancora un reato, ma la pratica è ammessa se si rispettano determinate condizioni: tanto a maglie larghe ormai che nel 2025 sono stati 10.341 i decessi complessivi per eutanasia, il 6% delle 173.494 morti nel Paese. Per l’eutanasia di bambini gravemente malati e la cui morte è considerata imminente serve il consenso dei genitori e dei medici, a parere dei quali non ci sono alternative per alleviare la sofferenza. Tra le patologie considerate come causa possibile di eutanasia ci sono malformazioni congenite, malattie metaboliche e danni agli organi vitali, a condizione che si tratti di patologie gravi e irreversibili.
Il Belgio è stato il primo Paese al mondo, poco prima dell’Olanda, ad ammettere l’eutanasia estendendola a minorenni di qualsiasi età. Secondo le statistiche della Commissione federale di controllo e valutazione dell’eutanasia di Bruxelles, da quando è stata estesa la pratica sotto i 14 anni, dal 2014 e sino al 2024, sono stati 7 i casi che hanno coinvolto minori.
Chi ha lottato sino in fondo affinché l’Olanda non conoscesse mai il giorno in cui un bambino veniva fatto morire dai medici che l’avrebbero duvuto curare e accompagnare alla morte per la sua malattia, senza soffrire e con il pieno rispetto della sua dignità, è stata l’associazione “Pro Life”, che si batte per la custodia della vita sempre e comunque perché «non va regolata in base ad un protocollo», come recita il loro motto. Il 5 giugno 2023 Pro Life inviò al Parlamento una petizione firmata da 19.830 cittadini dal titolo “Stop all’eutanasia dei bambini”, accompagnata da un’accorata lettera in cui scrivevano che «i bambini non hanno bisogno di essere eliminati con un’iniezione mortale quando soffrono ma di amore e cure appropriate», chiedendo l’immediato abbandono della procedura di morte allora in fase di elaborazione. Ma purtroppo i promotori della riforma, che ora ha fatto la sua prima vittima, non si sono fermati. E ora il mondo guarda con sgomento un Paese che ammette la morte procurata per un bambino sofferente con meno di 12 anni.
Ad aprire la strada all’estensione dell’eutanasia ai bambini, come accade in tutto il mondo, un caso drammatico e fortemente mediatizzato. Nel 2019 andò in onda un reportage del giornalista Hans Kema, nel programma “Nieuwsuur” dell’emittente nazionale Nos, che provocò sconcerto, dolore e polemiche. Furono intervistati i genitori di una bimba, Nuria, affetta dalla sindrome di West, malattia genetica che colpisce circa un neonato su 3.500, caratterizzata da spasmi, alterazioni dell’attività cerebrale e ritardato sviluppo motorio. Questi sintomi possono scomparire nei primi tre anni di vita, ma in seguito potrebbero svilupparsi altre forme di epilessia. Il padre e la madre di Nuria scelsero di sospendere la nutrizione assistita della figlia, affermando poi che «è stata una soluzione ancor più penosa di quanto sarebbe stato ponendo fine alla sua vita con un’iniezione letale». Ora si è arrivati anche a questo.
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