«I vaccini causa di autismo? Se ce lo provano...»
Il primario infettivologo del Niguarda di Milano, Massimo Puoti, commenta la decisione di Trump di limitare le immunizzazioni pediatriche

Tutto è iniziato dal ritiro della raccomandazione del vaccino contro il Covid-19, seguito dal licenziamento del comitato consultivo sui vaccini, nel quale figuravano eminenti personalità del mondo della scienza, sostituite da medici con posizioni critiche sugli obblighi vaccinali; poi è arrivato il mancato appoggio governativo al vaccino contro il morbillo (decisione che ha causato una nuova epidemia dell’infezione) e il ritiro dei finanziamenti di 20 progetti per lo sviluppo di vaccini che utilizzano la tecnologia mRna, per un totale di circa 500 milioni di dollari. A luglio scorso invece l’amministrazione Trump ha deciso di ridurre i vaccini pediatrici imponendo ai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) di raccomandare la vaccinazione ai bambini per 11 malattie invece di 18. Oggi la nuova calendarizzazione delle immunizzazioni pediatriche. Con scenari difficili da prevedere se gli Stati - che hanno voce in capitolo sulla salute - si adegueranno alle raccomandazioni di Washington. Ci gira poco intorno Massimo Puoti, direttore della Struttura complessa di Malattie infettive dell’ospedale Niguarda di Milano e professore dell’Università Milano-Bicocca: «Il rischio di questi provvedimenti – dice – sta proprio nella diffusione delle malattie infettive coperte dai vaccini; malattie che possono provocare rare complicanze che, su migliaia di persone, diventano numericamente significative, oltre che potenzialmente mortali».
Un po’ come sta avvenendo negli Usa per la nuova epidemia di morbillo?
Sì, con l'infezione possono comparire patologie correlate letali, come la panencefalite sclerosante subacuta. Anche in questo caso, se le complicanze sono rare, con incidenze intorno a una ogni mille o a una ogni diecimila è un conto, ma in presenza di epidemie assumono proporzioni ben differenti moltiplicando i rischi. Peraltro, restando al morbillo, c'è un ulteriore problema nei soggetti immunodepressi, cioè persone le cui difese immunitarie sono compromesse, e in cui la malattia può essere molto grave. La copertura vaccinale non solo protegge dalle conseguenze di questa malattia, ma fa sì che non si diffonda anche a soggetti immunodepressi.
Il presidente Trump è tornato a mettere in relazione la diffusione - per lui plausibile - dei vaccini con quella dell’autismo. Qual è il suo giudizio?
Tutto è plausibile ma bisogna provarlo. I vaccini hanno dimostrato una efficacia nel migliorare il benessere della popolazione, aumentare la durata di vita e ridurre l'incidenza delle malattie. Dall’altra parte, non ci sono lavori o dati accettabili che dimostrano la relazione tra autismo e vaccino. C'è un vecchio studio, poi ritirato, sul quale è nata un’ampia controversia: ma né questa ricerca né le successive indagini hanno appurato la relazione di causa effetto. Guardi, noi medici siamo persone aperte dal punto di vista scientifico, non è che sposiamo delle cause per partito preso. Se ci fosse una dimostrazione convincente della relazione tra vaccinazioni e maggiore frequenza di determinate malattie nella popolazione immunizzata rispetto ai non vaccinati, cesseremmo di vaccinare. Al momento queste dimostrazioni non ci sono.
Eppure professore, chi predica cautela sui vaccini è pronto a giurare su alcuni casi di autismo sorti “subito dopo” o “a causa delle vaccinazioni”. Come si pone di fronte a queste testimonianze?
Episodi singoli, esperienze personali, anche estremamente drammatiche, non sono sufficienti a determinare cambiamenti della medicina. Il nostro non è un atteggiamento fideistico nei vaccini, lo è quello di chi è contrario alla scienza. Il nodo fondamentale è questo: la scienza deriva dagli esperimenti, come quelli di Galileo Galilei, dai dati, non è qualcosa che nasce da esperienze, suggestioni o casistiche personali, e neanche da un passaparola.
Nel mondo no-vax - che anche dalle nostre latitudini non rischia l’estinzione - c’è un’idea diffusa: quando la scienza difende farmaci o vaccini, strizza l’occhio alle case farmaceutiche, salvaguardandone gli interessi. Cosa risponde?
Effettivamente l’accusa che ci rivolgono è questa. Ebbene, le garantisco che le aziende farmaceutiche non solo non hanno rapporti tali con noi da farci cambiare pensiero, ma che i guadagni provenienti dai vaccini sono tutt’altro che fiorenti. Semmai accade il contrario: si guadagna molto di più dalle terapie per le malattie prevenibili con i vaccini. Per cui, paradossalmente, l'interesse dell'industria sarebbe quello di non vaccinare per poi vendere farmaci, molto più costosi, che curano le patologie provocate dalle mancate immunizzazioni.
Anche separare il vaccino trivalente e ridisegnare il calendario vaccinale come vuole Trump è un’idea da …seguire?
Guardi, questa raccomandazione, tutto sommato, è la meno rilevante rispetto alle mancate o ridotte vaccinazioni. Ovviamente il calendario vaccinale deriva da studi estremamente complessi su popolazioni ampie. Ma, considerando quanto sta accadendo, credo che questo sia l’ultimo dei problemi degli Stati Uniti…
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