Troppi vandalismi, e il parroco chiude la chiesa
Si tratta della Collegiata di Lugo, in provincia di Ravenna. Il parroco: vorrei incontrare questi giovani

Non è arrabbiato, don Leonardo Poli, parroco della Collegiata di Lugo, provincia di Ravenna. Né tanto meno si dà per vinto. Amareggiato e deluso magari, ma non rassegnato. La decisione di chiudere la chiesa durante il giorno, presa dopo l’ennesimo episodio di vandalismo che gli è costato un candelabro, una cassetta delle offerte, raggiunta anche da sputi, e alcune candele, è temporanea, spiega, «fino a quando riuscirò a mettere un allarme che copra la zona dell’altare. E comunque la possibilità di pregare c’è: abbiamo altre due chiese a poca distanza». Ma il suo obiettivo nel chiudere la chiesa e denunciare i cinque minorenni, italiani e stranieri, autori del danneggiamento, è un altro: «Vorrei parlare con le loro famiglie – racconta –. Per questo mi sono rivolto alle forze dell’ordine, che mi hanno detto di non potermi dare i nomi. Allora ho chiesto all’imam di Lugo: lui conosce i ragazzi. Si è detto molto dispiaciuto dell’accaduto e spero mi aiuti a raggiungerli».
Don Leonardo, parroco della Collegiata, che dopo l’alluvione del 2023 in Romagna, è stata al centro di una girandola di solidarietà che tutti ricordano a Lugo, spiega che c’è un’altra storia da raccontare: «Abbiamo due doposcuola qui in parrocchia, quello delle medie accoglie 60 ragazzi, molti dei quali stranieri. Dal rapporto con i 25 volontari che ci lavorano stanno nascendo esperienze bellissime».
Che differenza c’è con i ragazzi che invece quasi ogni sera sono “parcheggiati” nella piazzetta davanti alla parrocchia, invischiati in giri di spaccio e fumo? «Hanno bisogno di qualcuno che li guardi – spiega -. Per quello che sono, non per quello che fanno. Sono emarginati, annoiati, forse rifiutano la nostra cultura, si sentono abbandonati. Per questo sto cercando le loro famiglie, vorrei parlare con loro». Don Leonardo non si rassegna: «Servono altre strade, serve un aggancio». Magari un luogo accogliente come i suoi doposcuola: «Molti hanno bisogno di imparare la lingua, può essere una via. Abbiamo 60 posti, non possiamo accogliere più ragazzi. Ma magari potrebbe arrivare qualche finanziamento per poter assumere dei tutor. L’emergenza educativa è enorme, anche qui». Di un aspetto è certo don Leonardo e cita don Claudio Burgio, della comunità Kairos di Milano, che accoglie ragazzi usciti dal carcere: «Non esistono ragazzi cattivi. Io ci credo. Serve solo qualcuno che tiri fuori il tesoro che hanno dentro». E, pare di capire, è quel che tenterà di fare don Leonardo anche stavolta.
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