Sulle targhe straniere a Napoli ora la Polonia chiede il conto

di Antonio Averaimo, Napoli
L’anno scorso in provincia sono stati immatricolati 14.066 veicoli stranieri, quasi tutti polacchi. Ora gli uffici di Varsavia avviano 100 azioni legali per recuperare le somme versate nei risarcimenti per gli incidenti
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August 11, 2026
Sulle targhe straniere a Napoli ora la Polonia chiede il conto
Traffico nella città di Napoli / UNSPLASH
In Polonia la chiamano przekrêt neapolski, ovvero “truffa napoletana”. Oppure proceder włoski, “pratica italiana”. Se finora era stata in un certo senso tollerata, ora pare proprio che non lo sia più. Precisamente, da quando il Pbuk (Polskie Biuro Ubezpieczycieli Komunikacyjnych), l’ente polacco che anticipa i risarcimenti per gli incidenti causati all’estero da veicoli non assicurati con targa polacca, ha annunciato di aver già avviato circa 100 azioni legali per recuperare le somme versate negli ultimi anni. Secondo i dati dell’Aci, soltanto nel 2025 in provincia di Napoli sono state iscritte al registro nazionale dei veicoli esteri (Reve) 14.066 targhe, quasi tutte polacche. In tutta Italia ne circolano 68.228 e quasi tutte sono registrate nel Napoletano, dove si pagano le tariffe Rc auto più alte rispetto a tutte le altre province italiane (in media, poco meno di 600 euro l’anno).
La “truffa napoletana”, infatti, è partita come un complesso sistema escogitato da migliaia di automobilisti, con la complicità di agenzie con base in Polonia, per non sobbarcarsi premi assicurativi fuori mercato. Ma ora sembra diventato molto di più, cioè da quando gli incidenti avvenuti in Italia e imputabili a veicoli con targa polacca sono passati in un solo anno da 514 (nel 2024) a circa 1.300 (nel 2025), e i risarcimenti sono schizzati da 6,9 a 18,4 milioni di zloty (cioè da 1,6 a 4,3 milioni di euro). Un aumento del 167% che non poteva non destare sospetti e che rischia anche di far aumentare il prezzo delle polizze pagate dai cittadini polacchi.
Le richieste di risarcimento non si limiteranno alle agenzie che gestiscono le immatricolazioni (spesso società con capitali minimi, pronte a sparire o a fallire), ma potrebbero coinvolgere anche i conducenti e chi risulta locatario del veicolo nei contratti di noleggio a lungo termine. Sul fronte italiano, polizia e guardia di finanza hanno intensificato i controlli nel Napoletano sui veicoli con targhe estere, verificando in particolare se il contratto di noleggio dichiarato esiste davvero e se il mezzo è stato iscritto al registro Reve. Le sanzioni per l’uso irregolare delle targhe vanno da 2.046 a 8.186 euro, a cui si possono aggiungere il fermo amministrativo del veicolo, il divieto di ulteriore circolazione e, nei casi più gravi o di recidiva, il sequestro.
Dal canto loro, le forze dell’ordine polacche hanno già condotto diversi arresti nella regione della Małopolska a carico di chi fa diagnosi e intermediari accusati di rilasciare revisioni tecniche per veicoli mai visti fisicamente. Il ministero delle Infrastrutture di Varsavia sta inoltre preparando una norma che obbligherà a documentare con fotografie ogni revisione. Una misura, questa, pensata proprio per chiudere definitivamente i conti con la “truffa napoletana”, che ora – stando ad altre targhe estere che iniziano a circolare nel Napoletano, soprattutto ceche e bulgare – potrebbe essersi allargata ad altri Paesi dell’Est Europa.
Sergio Rastrelli, senatore di Fratelli d’Italia e segretario della commissione bicamerale Antimafia, ha chiesto settimana scorsa una interrogazione parlamentare al ministro dei Trasporti Matteo Salvini sul fenomeno. La risposta del segretario della Lega è stata netta: le cosiddette “targhe polacche” non sono solo una irregolarità amministrativa, ma «di fatto uno strumento utilizzato dalla criminalità organizzata per riciclare veicoli».
I dati della prefettura di Napoli - aggiunge Rastrelli - «evidenziano come immatricolazioni fittizie all’estero e rapporti poco trasparenti di leasing o noleggio possano costituire un canale privilegiato per il riciclaggio di veicoli di provenienza illecita, consentendone la reimmissione nella circolazione stradale degli stessi e rendendo più difficili i controlli da parte delle autorità».

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