«In Cina il supermarket della maternità surrogata»

Un reportage di “Le Monde” rivela cifre, contratti, iter e corruzione per mettere a tacere le autorità. Più di 90mila euro per un bambino con utero in affitto, solo 2mila finiscono alla madre “portatrice”
April 7, 2026
«In Cina il supermarket della maternità surrogata»
Folla nelle strade di Shangai
Rivelazioni crescenti filtrano sul dramma della maternità surrogata clandestina in Cina. Una pratica segnata da un controllo alienante delle “madri portatrici” che precipitano in una vera e propria spirale. La loro gravidanza, secondo un reportage dell’autorevole quotidiano francese Le Monde, può essere seguita a distanza «come un pacco» attraverso telecamere di sorveglianza.
In Cina l’utero in affitto è vietato dal 2001. Ma fra i meandri delle megalopoli e metropoli tentacolari, un fosco business viene condotto da una galassia di agenzie specializzate. Senza eccessive precauzioni, le agenzie impiegano adesivi posti attorno agli ospedali pubblici, a ridosso dei servizi di ginecologia e ostetricia. Nosocomi come quello di Chaoyang, a Pechino, dove non è facile schivare messaggi inequivocabili come questo: «Gpa in vitro. Successo garantito» (Gpa è la sigla internazionale per “gestazione per altri”, ovvero mater nità surrogata, o “utero in affito”). Ai potenziali clienti da adescare viene proposto di «scegliere il sesso» dei bebé.
Non è un business ignoto, dato che i media ufficiali evocano retate di polizia per arginare il fenomeno. Ma queste operazioni non scoraggiano le agenzie, capaci di alimentare un mercato procreativo ben rodato. Secondo le stime citate da Le Monde, la surrogata clandestina potrebbe raggiungere un giro d’affari globale di 3,8 miliardi di euro nel 2030 rispetto ai 2,1 miliardi stimati nel 2023.
La prima tappa del servizio offerto ai clienti riguarda la scelta della donatrice-fornitrice di gameti, a partire da foto, video, risultati degli esami del sangue, ma anche una sorta di fosco curriculum che include informazioni di ogni tipo: percorso scolastico, origine etnica, evoluzione del ciclo mestruale, hobby, eventuali dettagli somatici come una “doppia palpebra” e persino la specificazione sulla verginità. Secondo i profili, le tariffe minime sono di 6mila euro, con l’opzione di un incontro con la fornitrice dei gameti, fatturato 2mila euro.
In seguito, su appuntamento, l’agenzia espone l’iter successivo, ovvero la scelta della madre portatrice, spesso una under 30, la tecnica d’impianto dell’embrione e le modalità scaglionata del pagamento. Una procedura commerciale standardizzata.
Le madri portatrici vivono assieme in appartamenti dormitorio ultracontrollati con telecamere, ad almeno un’ora di macchina dai centri urbani. Nel caso dell’agenzia citata dal reportage di Le Monde, il montante totale è presto rivelato ai clienti: 91mila euro per un bebè, il doppio per una coppia di gemelli. In molti casi bastano buste sottobanco a corrompere i funzionari per la trascrizione allo stato civile.

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