«Il funerale di Donatella Casini, un inno alla vita»

Nella Basilica della Santissima Annunziata a Firenze il rito funebre per la figlia di Carlo Casini, morta dopo pochi giorni dalla diagnosi di leucemia. Nella Messa esequiale una grande esperienza di fede, ricordando una persona che ha diffuso luce con la sua vita
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June 29, 2026
«Il funerale di Donatella Casini, un inno alla vita»
L'interno della Basilica della Santissima Annunziata a Firenze
Un “Inno alla Vita”: così Marina Casini ha definito il rito funebre per la sorella Donatella, figlia di Carlo Casini, scomparsa improvvisamente a 56 anni a Firenze per una leucemia fulminante. La chiesa della Santissima Annunziata era colma, traboccante di volti, di lacrime, di silenzi più eloquenti delle parole. Una comunità intera stretta attorno a una donna che ha vissuto la fede intrecciata alla sua quotidianità, fino all’ultimo respiro.
La Messa è stata un abbraccio: affollata, partecipata, intensa. Non un semplice saluto, ma un passaggio di consegne. Donatella, con la sua vita, ha insegnato che la fede non è un rifugio ma una strada; che la sofferenza, se consegnata a Cristo, diventa misteriosamente feconda. In mezzo a questa assemblea così unita, la famiglia di Donatella ha donato una testimonianza destinata a rimanere impressa in tutti i presenti. Marina, presidente del Movimento per la Vita italiano, la sua famiglia, e soprattutto le giovani figlie di Donatella hanno trasformato la loro commozione in un atto di amore pubblico, limpido, potente.
Le figlie – “le mie bimbe belle”, come le chiamava – hanno parlato con una dolcezza che ha attraversato la chiesa come un soffio di grazia. Hanno detto che la loro mamma amava ripetere che loro erano il suo dono più prezioso. Con voce commossa hanno detto: «Mamma, tu per noi sei stata il dono più bello». Parole luminose in cui si è rivelato il cuore di una madre che ha amato senza misura. Una madre che ha custodito, accompagnato, protetto. Una madre che ha insegnato alle sue figlie a guardare la vita con occhi pieni di speranza, anche quando la vita sembra spezzarsi.
Donatella era una donna che pregava. Pregava per i sacerdoti, con discrezione e fedeltà. Pregava per chi era nel dolore. Era con i suoi fratelli e la sua famiglia vicina e partecipe al Movimento per la Vita Italiano.Nella malattia improvvisa e crudele, non si è ribellata. Ha colto il senso della sofferenza e lo ha consegnato a Gesù, come un’offerta silenziosa e totale. È questo che oggi la comunità ha riconosciuto: una fede che non si è incrinata, una speranza che non si è spenta, una vita che continua a generare bene.
Il funerale di Donatella dunque è stato un canto: un canto di gratitudine, di memoria, di promessa. La sua vita rimane come un seme che continua a germogliare nelle sue figlie, nella sua famiglia, in chi l’ha conosciuta e amata.
Oggi la comunità ha salutato una donna che ha creduto nella vita fino all’ultimo istante. E proprio per questo, il suo addio è diventato un inizio: un invito a custodire ciò che lei ha testimoniato, a vivere con la stessa dolcezza, la stessa forza, la stessa fede.
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