Chi era Flora Gualdani, l'ostetrica che s'inventò la prima casa per accogliere le madri in difficoltà
È morta a 88 anni la fondatrice di Casa Betlemme ad Arezzo: dal 1964 ha dedicato la sua vita alle giovani donne alle prese con la gravidanza offrendo loro sostegno e formazione. Una figura profetica, capace di unire fede, cura della vita e impegno educativo

Flora Gualdani è tornata alla casa del Padre: Alleluja! Può sembrare strano iniziare con un grido di gioia il ricordo di una persona che lascia un vuoto incolmabile con la sua morte, sopraggiunta il 16 agosto all’età di 88 anni. Eppure si può esser certi che Flora si sia presentata così al cospetto di quel Dio che ha amato per tutta la vita incessantemente: pronunciando quella parola che tante volte le abbiamo sentito gridare a conclusione di una catechesi o magari dopo che le avevi chiesto consiglio e conforto per un problema che in quel momento ti sembrava insuperabile. Flora è morta il giorno dopo la festa dell’Assunzione di Maria, quasi a ribadire quell’umiltà che ha insegnato a molti di noi (“logica del secondo posto”, la chiamava): il nostro destino è il cielo, mettiamoci in fila dietro Maria, l’Assunta. E Flora così ha fatto, dietro la Madonna, sempre al centro dei suoi pensieri e delle sue riflessioni. Che bello pensare alla Madre di Gesù che le tende la mano per tirarla lassù in Paradiso.
Flora era prima di tutto un’ostetrica, professione e vocazione insieme. Nel 1955, non ancora maggiorenne, iniziava la scuola di ostetricia e aiutava le prime mamme a partorire. Nel 1964, dentro la grotta della Natività a Betlemme, l’intuizione profonda che la spinse ad avviare la sua iniziativa in favore della vita nascente. Tornata in Italia trovò in reparto una donna malata di cancro che non intendeva abortire, nonostante l’insistenza dei medici per poter avviare le cure. Le stette vicino, la bambina nacque e la donna lentamente guarì, mentre Flora si occupava di sua figlia: quella neonata accolta fu la prima di una lunga serie. Così nacque l’opera di Casa Betlemme ad Indicatore, frazione di Arezzo, oggi associazione pubblica di fedeli. Una Flora profetica, che seppe cogliere con 15 anni di anticipo l’urgenza di quello che sarebbe diventato uno dei temi più laceranti: l’aborto con le sue ricadute educative, morali e sociali. E fu proprio anche l’emergenza educativa che Flora seppe intuire anticipando i tempi. Casa Betlemme divenne così ben presto anche un centro di formazione, dove alla luce della fede cristiana giovani, fidanzati, sposi, singole persone imparavano illuminati da Flora ad affrontare le nuove sfide: fecondazione artificiale, eutanasia, sessualità.

Tanti di noi, poi, di Flora si sono fatti apostoli, mettendosi a disposizione per portare agli altri il suo amore per Dio e per la vita, la sua regola sintetizzata in “Ora, stude et labora”, il suo sguardo profondo sulle cose. Impossibile dimenticare gli occhi scuri di Flora che con pari intensità potevano penetrare il cielo e il cuore di ciascuno dei suoi interlocutori. Donna della vita e donna della gioia, possiamo dire. Donna della vita perché donna della gioia, radicata nella convinzione fattuale che nessuna donna si è mai pentita di aver portato a termina una gravidanza, anche nelle condizioni più avverse. Moltissime volte ci ha raccontato dei tanti bambini salvati attraverso un’opera discreta, amorosa e sapiente verso le madri spaventate da una gravidanza ed intenzionate ad abortire. Ogni racconto finiva con l’immancabile “Alleluja”, a lode del Creatore, quasi a schermirsi: il merito è di Dio, non mio! E il pensiero torna a quando si raccomandava con noi: “Prima Dio, poi io”, diceva, a ristabilire l’ordine naturale delle cose e il centro di gravità delle nostre vite di cristiani, sposi, genitori. “La sua parola, ma soprattutto la sua opera educativa sul tema della vita, è stata capace di coinvolgere giovani e famiglie”: così la ricorda il nostro Vescovo Andrea Migliavacca, che celebrerà il funerale nella cattedrale di Arezzo alle 10.30 del 19 agosto insieme al Cardinale Gualtiero Bassetti, già Vescovo di Arezzo-Cortona-Sanseplocro.
Se si potesse raccontare in poche parole Flora, dunque, alla vita e alla gioia dovremmo aggiungere l’umiltà e l’operosità. La sua salma ricomposta nella bara parla di lei. Flora ha voluta essere sepolta col camice da ostetrica (“è l’unico abito che ho indossato”, diceva, lei consacrata laica), una sciarpa rossa al collo (“a rappresentare il sangue innocente che ho servito”), il Rosario tra le mani, un Gesù Bambino in terracotta e lo statuto di Casa Betlemme. Alleluja!
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