Disabilità: e se le strutture fossero sempre aperte a tutta la comunità?

La Fondazione Angelo Custode è promossa dalla Diocesi di Bergamo, si occupa delle persone con disabilità più complessa. E sta aprendo una strada che merita di essere seguita
March 15, 2026
Disabilità: e se le strutture fossero sempre aperte a tutta la comunità?
Un luogo aperto alla comunità in cui non si conoscono barriere. La Fondazione Angelo Custode, istituita dalla Diocesi di Bergamo, opera nel campo della disabilità complessa attraverso una rete di servizi residenziali, diurni e ambulatoriali rivolti a minori e adulti. Il cuore della sua missione è il superamento dell’isolamento che spesso colpisce le persone e i loro caregiver. Oltre all’assistenza sanitaria e riabilitativa, la Fondazione gestisce sei consultori familiari che si occupano di affettività e sessualità anche con percorsi specifici. Le testimonianze, e i servizi offerti, saranno illustrate al convegno Cei di Bergamo con la possibilità di visitare le strutture.
I numeri testimoniano la vastità dell’impegno: nell’area minori si contano circa 50 posti residenziali e 35 diurni tra le varie sedi, con oltre 35mila prestazioni annue tra ambulatori e neuropsichiatria infantile, mentre l’area adulti garantisce 35 posti residenziali e 20 diurni per casi di disabilità grave e autismo complesso, confermando la Fondazione come un punto di riferimento essenziale per l’intero territorio. «L’obiettivo è trasformare le strutture assistenziali in luoghi aperti alla comunità, favorendo una costante contaminazione con il territorio», spiega Giuseppe Giovannelli, direttore della Fondazione. Questo approccio permette ai giovani e agli studenti di confrontarsi con il tema del limite e della fragilità, «intesi – precisa – non solo come ostacoli, ma come occasioni per scoprire la bellezza e il valore della vita nonostante le difficoltà». I luoghi della comunità comprendono spazi informali come gli oratori e i percorsi di catechesi, che nel territorio rappresentano esperienze fondamentali di accoglienza. «Il fulcro del nostro lavoro – aggiunge – consiste nell’aprire il più possibile i servizi alla contaminazione con il tessuto sociale, un obiettivo che perseguiamo costantemente attraverso l’attività del volontariato. E infatti i volontari abitano i nostri spazi insieme agli operatori professionali». Ma la sola cura sanitaria non basta: «Le persone hanno bisogno di vivere momenti di benessere, socialità e piacere, e la presenza della comunità è essenziale per garantire questa dimensione umana».
Un’attenzione particolare è dedicata ai siblings, ovvero i fratelli dei pazienti «che spesso – rileva il direttore della Fondazione – portano precocemente il peso della responsabilità per il futuro». Tra le prospettive spicca lo sviluppo di una residenzialità più flessibile, capace di alternare il ricovero all’assistenza domiciliare per ritardare il più possibile l’istituzionalizzazione. «L’obiettivo – conclude – per i prossimi due anni è posticipare il più possibile l’ingresso definitivo in struttura, permettendo alle persone di restare nel proprio contesto familiare attraverso un modello che alterna periodi di assistenza residenziale a momenti di cura domiciliare, sostenendo così la famiglia nel lungo periodo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA