«Aborti farmacologici oltre la metà del totale in 15 Regioni»

di è vita
Interruzioni con Ru486 oltre il 70% in Molise, Basilicata, Lazio, Emilia-Romagna e Umbria, con una media nazionale vicina al 60. Così il dramma dell’aborto – a casa, in solitudine – si “normalizza”
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June 25, 2026
«Aborti farmacologici oltre la metà del totale in 15 Regioni»
/ ICP
Il ricorso alla pillola Ru486 – sempre più spesso domiciliare – come metodo per abortire al posto della procedura chirurgica con ricovero ha superato il 50% dei casi in 15 delle 17 Regioni che hanno risposto all'accesso civico con dati completi per il 2024 cui ha fatto ricorso l’Associazione Coscioni, che si batte da sempre per l’estensione degli aborti tramite pillole. In Molise, Basilicata, Lazio, Emilia-Romagna e Umbria il dato supera il 70%, con un picco dell'88,7% in Molise, mentre valori più bassi si registrano in Friuli-Venezia Giulia (40,2%) e Marche (41,5%). Una “normalizzazione” dell’aborto – la pillola consegnata alla donna che poi abortisce a casa, da sola – fotografata anche dalla più recente relazione del Ministero della Salute al Parlamento su dati 2023 nella quale emergeva che le interruzioni di gravidanza con metodo farmacologico in Italia sono arrivate al 59,4% del totale (65.493, in progressivo calo generale), con una crescita del 7% in un solo anno.
I dati Regione per Regione indicano che la Sardegna ha un aumento di 16,5 punti percentuali, il Veneto di 8,7% e la Sicilia di 8,2%, mentre Liguria (-6,8%) e Umbria (-4,2%) mostrano una lieve flessione.

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