Giovani che si armano, gli uni contro gli altri: il 18enne ucciso a Trani e l'incubo far west
La sindaca di Andria, la cittadina pugliese di cui era originario Cosimo, vittima dell'accoltellamento, denuncia: «Mi si gela il sangue, qui è come in un film». L'assessore alla Sicurezza di Trani: «Aiutateci a fare prevenzione»

Una tranquilla grigliata con gli amici si è trasformata in dramma mercoledì sera a Trani: un 18enne è morto e un 17enne è finito in caserma, indagato per omicidio volontario. Una serata da far west che ha visto fronteggiarsi due gruppi di giovani, uno del posto e uno proveniente dalla vicina Andria, per motivi banali. Qualche risata di troppo, qualche occhiataccia, forse qualche attenzione non gradita verso una o più ragazze. Poi la situazione è degenerata. Ne è nato uno scontro in piazza Papa Giovanni XXIII, durante il quale è spuntato un coltello fatale.
Cosimo Quagliarella, 18 anni, di Andria, è stato colpito con tre fendenti alla schiena ed è crollato a terra. È stato soccorso e portato in ospedale, ma non c’è stato nulla da fare. I medici si sono accorti delle ferite da taglio ed hanno avvisato i carabinieri, che hanno subito iniziato gli interrogatori degli amici della vittima. Ieri mattina è arrivato in caserma un 17enne, accompagnato dal suo legale, che ha ammesso le sue responsabilità ma ha spiegato di non aver agito per uccidere. «Non volevo ucciderlo», le parole messe a verbale.
«Il mio cliente è altamente affranto per quanto accaduto. Quanto successo non era nelle sue intenzioni, lui si è difeso» ha spiegato l’avvocato Enrico Alvisi. Il difensore ha aggiunto che il suo assistito «è stato aggredito con oggetti contundenti da un gruppo di cinque, sei persone, una delle quali ha mostrato un’arma da sparo minacciandolo». Una versione tutta da verificare, che non collima con le prime ricostruzioni, secondo cui si sarebbe scatenata una zuffa tra giovani.
«Non c’è stata alcuna rissa tra gruppi rivali - taglia corto l’avvocato -: il mio assistito era con gli amici per una grigliata, stava mangiando un panino quando è stato raggiunto da queste persone che lo hanno picchiato: è stato un raid». Secondo l’avvocato, il 17enne «ha riportato diverse contusioni che confermano che si è trattato di una aggressione unilaterale subita dal mio assistito, costretto a difendersi». Dubbi anche sul movente: ad innescare la tragedia sarebbero stati «antecedenti attriti» tra il 18enne e il presunto assassino. «Entrambi avrebbero avuto una relazione con la stessa ragazza, - spiega il legale - non so se contemporaneamente oppure no: questo è da approfondire, ma ci sono chat che testimoniano un interesse condiviso». Saranno i carabinieri a fare chiarezza su un delitto che, comunque sia andata, ha scosso profondamente le comunità di Trani e Andria. «Siamo genitori e abbiamo figli, commentare una tragedia simile è oltremodo difficile» dice la sindaca di Andria Giovanna Bruno, che tra le righe legge anche un possibile (e malsano) campanilismo. «Mi si gela il sangue. Giovani contro giovani. Trani e Andria. Si armano e si colpiscono, come in un film. Ma non sono attori, sono persone in carne ed ossa. Un episodio che rasenta l’inverosimile, se non fosse simile a tanti altri avvenimenti che denotano un imbarbarimento sociale e un’immensa povertà educativa».
Mino Di Lernia, assessore alla Sicurezza del Comune di Trani, le fa eco: «La morte di un giovane avvenuta a Trani nel corso di una serata conviviale in strada ci colpisce tutti. E fa rabbia». Infatti fatica a contenersi nella veste istituzionale e sbotta: «La cosa migliore sarebbe il silenzio, ma i ruoli impongono delle prese di posizione. Chiediamo al governo di smetterla con la propaganda e di mettere i Comuni, che sono in prima linea, nelle condizioni di fare prevenzione del disagio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





