L'appello del Papa: non si usi l'IA per fare la guerra

“Disarmare la tecnica, servire la pace” è il tema scelto da Leone XIV per la 60ª Giornata mondiale della pace. Un invito alla responsabilità rivolto ai politici e alla comunità internazionale
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August 11, 2026
L'appello del Papa: non si usi l'IA per fare la guerra
Papa Leone XIV (Foto Vatican Media/Sir)
Per una pace stabile occorre «disarmare» l’intelligenza artificiale, e ridare alla «politica» la responsabilità di prevenire guerre e ingiustizie. Le parole del Papa, che continuano a mantenere viva la «questione dell’umano», sono come una goccia che scava la roccia. Dopo aver approfondito il tema nella sua prima enciclica Magnifica humanitas, per la 60ª Giornata mondiale della pace, che si celebra il prossimo 1° gennaio 2027, Leone XIV ha scelto il tema “Disarmare la tecnica, servire la pace. La politica come responsabilità preventiva”, come comunicato ieri dalla Sala stampa vaticana. In questo modo, si legge ancora nel bollettino, il Pontefice «desidera richiamare l’attenzione sulla responsabilità morale di chi è chiamato ad agire nell’ambito politico» ed «esorta l’intera umanità a promuovere la dignità della persona umana e a contribuire alla costruzione della pace cominciando con il “disarmare la tecnica”».
Il presupposto, come spiega a lungo Prevost in Magnifica humanitas, è che la tecnologia può «curare, connettere, educare, custodire la Casa comune, ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie». Il «vero sviluppo», infatti, «riguarda ogni uomo», ha detto a maggio scorso durante la presentazione dell’enciclica in Aula Nervi, citando papa Paolo VI, e «“ogni” significa che nessuna persona può essere lasciata ai margini della trasformazione digitale». Per il Pontefice «disarmare la tecnica» significa liberarla «dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione e morte», perché sia «al servizio di tutti e del bene comune». Questo impegno per un uso “corretto” dell’IA, ha sottolineato ancora, è simile a quello per «il disarmo nucleare», per cui la Chiesa si adopera da molto tempo. Disarmare l’IA, si legge nell’enciclica, «significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva». Vuol dire «rompere questa equivalenza tra potenza, tecnica e diritto di governare», e impedire alla tecnologia «di dominare l’umano». Solo garantendo la dignità, infatti, si può iniziare a costruire la pace, e la responsabilità, come ha ribadito Prevost anche nel tema della prossima Giornata mondiale della pace, è in gran parte della politica. «Non serve un’IA più morale, se questa morale è decisa da pochi», si legge ancora nel testo, «serve una politica più presente, capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi in cui le comunità possono ancora partecipare e interrogarsi».
Su questa «responsabilità» il Pontefice è tornato già più volte anche nei suoi discorsi durante i viaggi apostolici, come quando ha incontrato le autorità camerunesi. «Governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini», significa «ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi», ha detto loro. E ancora durante la veglia di preghiera per la pace nella Basilica di San Pietro, l’11 aprile scorso, ha sottolineato le «inderogabili responsabilità dei governanti delle nazioni» nei conflitti armati, chiedendo loro di sedersi «ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte».
Sempre in Magnifica humanitas Leone XIV ricorda che «non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile» e «avverte circa i rischi connessi all’affidare all’intelligenza artificiale le scelte militari». Ai pericoli di uno «sviluppo incessante dei sistemi d’arma, e in particolare delle armi legate all’IA» il Pontefice ha dedicato molto spazio nelle pagine della sua prima enciclica, proprio perché a destare preoccupazione è la crescita delle armi autonome, che rendono la guerra sempre meno soggetta al controllo umano. «Per questo lo sviluppo e l’uso dell’IA in campo bellico devono essere sottoposti ai più rigorosi vincoli etici, nel rispetto della dignità umana e della sacralità della vita», ha aggiunto. Altrimenti all’uomo è tolta la responsabilità di scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. «Si parla talvolta di “agenti morali artificiali”, come se una macchina potesse garantire, con maggiore coerenza di un essere umano, la distinzione tra bene e male». Ma il «giudizio morale», ha spiegato Prevost, «non è riducibile a un calcolo: esso implica coscienza, responsabilità personale e riconoscimento dell’altro come persona». Allo stesso tempo Leone XIV, per la Giornata mondiale, rivolge «un accorato appello alla comunità internazionale affinché promuova accordi condivisi capaci di salvaguardare la responsabilità umana e i principi umanitari, nei contesti in cui vengono coinvolte la vita delle persone e la convivenza tra i popoli». La crisi del multilateralismo è un altro dei temi di cui il Papa ha parlato più volte. Le istituzioni «nate per custodire l’idea di un destino comune dei popoli e di un bene comune mondiale appaiono indebolite». La cooperazione internazionale, invece, «capace di definire strategie comuni, soprattutto a favore dei Paesi e dei gruppi più vulnerabili, per promuovere lo sviluppo e superare l’assistenzialismo» è oggi quanto mai necessaria E proprio «questo intreccio di istituzioni giuste, testimonianze credibili e fedeltà quotidiane tiene desta la speranza e indica una direzione: far crescere la tecnica senza far regredire il cuore – si legge ancora in Magnifica humanitas –. Per questo l’umanità, magnifica e ferita, non deve essere sostituita né superata».

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