Il Papa agli artisti: «Agli algoritmi manca la scintilla dell'umano»
di Agnese Palmucci, Roma
Nell'udienza di stamattina con i collaboratori del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, il Papa ha ricordato che la Chiesa ha bisogno degli artisti per raccontare l'ineffabile. E ne ha bisogno in particolare «in quest’era dell’intelligenza artificiale, nella quale diventa urgente distinguere l’arte umana da ciò che viene prodotto dalle macchine».

L’arte per la Chiesa è «un fondamentale luogo di ascolto, dove lasciarsi istruire sulle aspirazioni e sulle ferite dell’umanità, sulla sua sete di bellezza, di giustizia e di pace, sulla sua ricerca di senso». Non un «accessorio». La prima parola che il Papa ha rivolto agli artisti e ai curatori dell’incontro “L’arte della possibilità: tessere insieme” promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, incontrati stamattina in udienza, è stata «grazie». Grazie per il supporto alle iniziative della Santa Sede, in particolare per «l’allestimento del Padiglione della Biennale di Venezia» e «per i progetti di arte contemporanea promossi dal Dicastero». Il ringraziamento più profondo, però, è stato quello per «la fiducia» con cui hanno «accettato di camminare accanto alla Chiesa, anche per vie nuove». Leone XIV ha citato anche l’impegno di tanti di loro per l’allestimento realizzato nel 2024 «nella Casa di reclusione femminile dell’isola della Giudecca, visitato da Papa Francesco». Perché «chi lo ha attraversato - ha aggiunto - sa che non si trattava di portare l’arte in carcere, ma di lasciare che il carcere, con la sua verità spesso rimossa, insegnasse qualcosa all’arte e a tutti noi».
Proprio il padiglione veneziano della Santa Sede dal titolo "Con i miei occhi" ha colpito molto il Papa, anche per il suo motto ispirato a santa Ildegarda di Bingen: «The Ear is the Eye of the Soul». L’arte, ha detto ancora Prevost, «come un’antenna, intercetta le grandi domande del cuore umano – a volte simili a un grido, più spesso a un sussurro – e le rende udibili, visibili, condivisibili». Come sant’Agostino ha più volte parlato della «testimonianza immortale dell’inquietudine del cuore umano in cerca della verità», allo stesso modo l’arte, «quando è autentica, è animata da questa inquietudine». E la Chiesa non può fare a meno degli artisti, tanto più oggi, «nell’epoca dei motori di ricerca, che in un secondo ci offrono migliaia di risposte».
Il Papa ha ripreso anche oggi il tema centrale della sua prima Enciclica “Magnifica humanitas”. Infatti, ha ribadito, l'intelligenza artificiale e il web «per quanto potenti, restituiscono ciò che già esiste, e tendono a darci ciò che già vogliamo». Mentre l’arte è profondamente umana e creativa. Nell’età della tecnica e del consumo il grande pericolo non è più soltanto la censura,- ha proseguito - ma l’appiattimento; non solo il silenzio imposto, ma il rumore che rende impossibile ascoltare». Ecco l'arte «è un altro genere di “motore di ricerca”», che non «procede per indicizzazione, ma per interrogazione» . La sua domanda «è un’attenzione tesa, che non si accontenta della mera somma dei fatti, perché non smette di scavare più in profondità, cercando la trama che li unisce», ha spiegato. Ha esortato gli artisti a resistere, con la loro arte, «all’appiattimento». Arte che «quando rallenta lo sguardo, quando costringe a sostare davanti a ciò che non si lascia consumare», diventa una forma di resistenza, «una forma di rigenerazione culturale e spirituale».
Riprendendo le parole di papa Paolo VI agli artisti, Prevost ha ricordato loro il ruolo che hanno nel contribuire a rendere visibile e comprensibile l’ineffabile di Dio. E come Montini, anche Leone XIV ha ricordato con forza ai presenti che la Chiesa ha bisogno di loro. «In modo particolare in quest’era dell’intelligenza artificiale, nel quale diventa urgente distinguere l’arte umana da ciò che viene prodotto dalle macchine». Infatti esiste «una differenza ontologica, prima ancora che estetica, tra l’arte e ciò che una macchina può generare per calcolo statistico a partire da milioni di immagini altrui», perché «agli algoritmi manca la scintilla dell’umano».
Poi ha esortato artisti e istituzioni culturali a proseguire in una alleanza: l’alleanza per custodire l’umano. Per promuovere, come ha detto alcuni giorni fa nella sua visita all’Unesco, l’educazione, le scienze, la cultura, senza dimenticare di mettere al primo posto la vita degli uomini e delle donne, che ne sono i protagonisti.
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