Cancellare i dati dai registri battesimali? «Da valutare caso per caso»

di Gabriele Rosana, Bruxelles
È questo il pronunciamento non vincolante dell'avvocata generale della Corte di Giustizia dell’Ue, Laila Medina. Nei prossimi mesi è attesa la sentenza dei giudici
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October 1, 2026
Cancellare i dati dai registri battesimali? «Da valutare caso per caso»
Un Battesimo impartito da papa Francesco nella Cappella Sistina il 7 gennaio 2017 / Siciliani
«In linea di principio», il diritto alla cancellazione dei dati personali si applica anche ai registri battesimali. Ma la verifica andrà condotta caso per caso. L’avvocata generale della Corte di Giustizia dell’Ue, Laila Medina, mette un primo punto fermo nella causa C-12/25 (“Bisdom Gent”) relativa alla richiesta di “sbattezzo” arrivata davanti al massimo organo giudiziario dell’Unione. Ma non è ancora l’ultima parola: il parere dell’avvocata generale (una sorta di consulente giuridico indipendente) non vincola i giudici della Corte, anche se spesso ne orienta il ragionamento. La sentenza arriverà nei prossimi mesi e potrà ancora discostarsi da questa interpretazione, alla ricerca di un punto di equilibrio tra il diritto all’oblio, previsto nel regolamento Ue sulla privacy (il Gdpr) del 2018, da una parte, e la libertà religiosa e l’autonomia istituzionale della Chiesa, dall’altra. All’origine della causa, è il ricorso presentato da un cittadino belga, che aveva chiesto alla diocesi di Gent la cancellazione del suo nome dai registri della parrocchia di Bijloke, dove più di sessant’anni prima aveva ricevuto il sacramento del battesimo. Parrocchia che, in risposta alla richiesta, aveva annotato a margine la rinuncia dell’uomo all’appartenenza alla Chiesa cattolica, «barrando i dati personali, ma conservandoli in forma leggibile», come si legge in una sintesi del caso redatta dalla Corte. Una misura ritenuta dalla diocesi di Gent un giusto compromesso tra i vari diritti in ballo. Secondo la giurista Medina, però, ciò avrebbe dei limiti: il bilanciamento «non può essere effettuato in astratto», ma l’esame nel merito «deve prendere in considerazione le circostanze specifiche di ciascun caso».
Poiché i registri parrocchiali contengono un insieme «strutturato» di dati personali dei battezzati - si legge -, questi ultimi possono, «in linea di principio, chiedere la cancellazione attraverso l’opposizione formale al trattamento» prevista dal Gdpr: in tale ipotesi, l’annotazione non basterebbe, ma le informazioni andrebbero «rese illeggibili, mentre possono essere conservate le informazioni relative al fatto che un battesimo è avvenuto in un luogo e in un momento determinati». Ma la regola conoscerebbe deroghe: «La Chiesa potrà continuare a trattare i dati solamente se dimostra l’esistenza di motivi legittimi cogenti», prosegue il parere, come «finalità di archiviazione nel pubblico interesse». Valutarli spetta al giudice nazionale del merito, indica Medina, il quale «dovrebbe tener conto dei motivi alla base della domanda di cancellazione» e della possibile incidenza di un rifiuto, che «in circostanze particolari potrebbe causare “stress emotivo”». L’orientamento dell’avvocata generale «non è solo deludente, ma preoccupante», dice ad Avvenire Alessandro Calcagno, consigliere giuridico della Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea con sede a Bruxelles che un mese fa aveva redatto un contributo sulla questione dello “sbattezzo”. Il parere di Medina è «sorprendente perché non si presta alcuna considerazione alla consolidata giurisprudenza emersa in tanti Stati membri dell’Ue favorevole alla pratica dell’annotazione a margine», nonostante «la diversità degli ordinamenti nazionali e dei modelli di relazione tra Stato e Chiesa». La cancellazione del nome del battezzato, invece, «priva di significato, valore o scopo la relativa registrazione», continua Calcagno, mentre «l’enfasi sull’analisi caso per caso delle richieste rischia di generare una forte incertezza giuridica per chi, in ambito ecclesiastico, tratta i dati. Particolarmente grave perché andrebbe a colpire uno dei pilastri del funzionamento e della missione della Chiesa: i registri battesimali». Tra qualche mese, toccherà ai giudici della Corte mettere la parola fine. 

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