Quei messaggi di Xi Jinping contro Taiwan: combattiamo le forze separatiste

di Luca Miele
Il presidente cinese ha risposto indirettamente a chi, negli Usa, ritiene improbabile un'invasione prima del 2028. «Bisogna opporsi alle interferenze di forze esterne»
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October 2, 2026
Quei messaggi di Xi Jinping contro Taiwan: combattiamo le forze separatiste
Il presidente cinese Xi Jinping / Reuters
Determinazione. E fiducia. Ha giocato su questo doppio registro il presidente cinese Xi Jinping, nel discorso pronunciato a Pechino, davanti a 800 ospiti cinesi e stranieri, alla vigilia del 77esimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese, che cadeva ieri. E non potevano che essere Taiwan e lo stato di salute dell’economia del gigante asiatico – i due dossier che vibrano costantemente nella retorica ufficiale del regime cinese – a occupare la scena.
Mentre funzionari Usa, secondo quanto riportato dalla Reuters, «ritengono sempre meno probabile un’invasione cinese di Taiwan prima del 2028», l‘uomo forte di Pechino ha rispolverato i temi forti che ormai ricorrono come un mantra, “sequestrando” il suo discorso politico. Xi ha chiesto «di combattere con fermezza le forze separatiste che propugnano l’indipendenza di Taiwan» e di «opporsi alle interferenze di forze esterne».
Pechino è chiamata, così, a «intensificare gli scambi e la cooperazione tra le due sponde dello Stretto», a «promuovere lo sviluppo pacifico delle relazioni tra le due sponde dello Stretto e far progredire la grande causa della riunificazione nazionale». Taiwan, insomma, resta un chiodo fisso della leadership di Pechino. L’altro tema affrontato dal presidente cinese è stata l’economia, l’altro pilastro considerato fondamentale per la stabilità (e la tenuta) del regime.
Qui Xi si è abbandonato a toni più entusiastici, ricordando come l’economia cinese abbia «continuato a progredire nonostante le pressioni, dimostrando forte resilienza e vitalità». «Di fronte a un contesto internazionale e nazionale complesso e articolato, dobbiamo sostenere il principio generale di perseguire il progresso garantendo al contempo la stabilità». La Cina dovrebbe promuovere il continuo sviluppo dell’economia, «salvaguardare e migliorare efficacemente il benessere delle persone e impegnarsi per raggiungere gli obiettivi e i compiti dell’anno».
Quindi l’apoteosi: «La grande rinascita della nazione cinese è inarrestabile. Finché rimarremo fiduciosi, concentrati sui nostri obiettivi e procederemo con costanza, passo dopo passo, il successo apparterrà in definitiva al grande Partito comunista cinese, al grande popolo cinese e alla grande Repubblica popolare cinese», ha affermato ancora il presidente. Più cauto il discorso sul fronte internazionale: Xi ha ribadito l’intenzione della Cina di aderire a una «politica estera indipendente e pacifica», per «infondere maggiore certezza ed energia positiva in un mondo incerto e turbolento».
Al leader cinese sono arrivati gli auguri, via lettera, del presidente nordcoreano Kim Jong-un. Nella missiva, Kim ha ribadito il suo impegno a portare le relazioni tra i due Paesi a un «nuovo livello strategico». Il leader nordcoreano ha definito l’amicizia tra Cina e Corea del Nord «forgiata a costo del sangue». In realtà tensioni sotterranee percorrono “l’amicizia” tra i due Paesi. Come ricorda il Korea Herald, «Kim e Xi si sono incontrati due volte nell’ultimo anno, nell’ambito degli sforzi compiuti da Pyongyang e Pechino per rinvigorire i rapporti dopo un periodo in cui la rapida espansione della cooperazione militare tra la Corea del Nord e la Russia aveva attirato particolare attenzione».
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