Rivendicazioni e violenza: la rabbia dei giovani francesi può portare a un "autunno caldo"
di Daniele Zappalà, Parigi
Scontri con le forze dell'ordine, scuole incendiate, presidi aggrediti: i ragazzi delle città e delle banlieue hanno capito che l'austerity colpirà anche loro e si ribellano. Poi c'è chi soffia sul fuoco, come Mélenchon, ora sotto accusa. Ma adesso diverse proteste rischiano davvero di saldarsi

Licei incendiati, università in agitazione, scontri cruenti fra liceali e forze dell’ordine pure in piccoli capoluoghi francesi. Persino casi di presidi di liceo aggrediti e feriti. Oltralpe, mentre il welfare statale si restringe, la protesta si allarga, soprattutto fra gli studenti delle superiori, mentre sullo sfondo politico resta la corsa per l’Eliseo al via.
Nelle ultime ore, le manifestazioni studentesche hanno preso una virata burrascosa, degenerando in violenze attribuite in certi casi a facinorosi infiltrati ed estranei al movimento vero e proprio: a sera erano quasi 2mila i fermi. Ma in ogni caso, le sigle più rappresentative dei liceali hanno già diramato liste precise di rivendicazioni al mondo politico: classi meno affollate, giornate scolastiche meno lunghe, più risorse anche per installare l’aria condizionata. Da più parti si chiede pure una revisione di “Parcoursup”, il controverso cervellone elettronico centralizzato che gestisce la transizione dei giovani dalle superiori alle formazioni di livello universitario: un “super-algoritmo” che viene accusato, anche da sociologi e altri studiosi, per l’eccessiva opacità. Per le famiglie, invece, è causa di picchi d’ansia all’approssimarsi dei risultati tanto attesi e temuti. Un altro tema spinoso resta l’alta frequenza delle assenze degli insegnanti nel sistema pubblico.
Ieri mattina, le proteste hanno conosciuto acuti in varie regioni, nelle ore in cui il premier Sébastien Lecornu presentava in Consiglio dei ministri un progetto di manovra finanziaria che dovrà ridurre di 54 miliardi la spesa pubblica, in modo da evitare una spirale fatale del debito nazionale già alle stelle, a quota 119% del Pil e tuttora “al galoppo”. Record nero anche per il tasso d’interesse sulle obbligazioni, schizzato al 4,92%, con uno spread di 131 punti.
In modo trasversale, la cura dimagrante riguarderà i bilanci di gran parte dei ministeri, ridimensionando in generale il sistema di sussidi pubblici, un tempo vantato come uno dei più generosi al mondo. Proprio riguardo al welfare, un obiettivo prioritario è di dimezzare l’attuale voragine nella previdenza sociale, portando il deficit annuale a quota 12,7 miliardi. Ai giovani non è affatto sfuggito che la manovra li riguarderà, ad esempio attraverso un aumento delle spese d’iscrizione ad alcuni corsi di formazione di tipo universitario. Inoltre, come nel caso delle pensioni, molti sussidi, come quelli per gli alloggi studenteschi, non seguiranno più il passo dell’inflazione. Si tratta di aiuti mensili che riguardano circa un terzo degli studenti. Una linea che fa reagire pure i sindacalisti, come Sophie Binet, leader della Cgt, per la quale il primo ministro Lecornu sta agendo da «piromane».
Ma fuor di metafora, a proposito di roghi, ha colpito ieri vedere pure un camion dei pompieri finito carbonizzato a Marsiglia, in mezzo agli scontri. La polizia ha già registrato più di 900 manifestazioni e agitazioni associate agli studenti. Da parte delle sigle studentesche è invece giunta la stima di 646 licei coinvolti nelle proteste, ovvero circa un quinto del totale. I roghi più gravi hanno riguardato Nantes e Bordeaux, dove sono andati in fumo un paio di licei. Nella sola regione parigina, più di 200 i licei coinvolti, in un quarto dei casi divenendo teatro di atti violenti, con decine di fermi. Circa una trentina, in parallelo, i campus universitari in agitazione, ma finora senza disordini paragonabili a quelli nei licei.
Édouard Geffray, ministro dell’Istruzione, incontrerà oggi i rappresentanti dei liceali, dopo aver già denunciato atti di «un’estrema gravità», chiedendo di attivare lezioni a distanza per gli studenti “presi in ostaggio” da manifestazioni a cui non vogliono aderire. Da parte sua, l’ultrasinistra mélenchonista de “La France insoumise” ha espresso a più riprese sostegno ai liceali, ricevendo una pioggia di accuse dai partiti conservatori, ma anche dal governo che, citando fonti d’intelligence, addita «manovre» che coinvolgerebbero direttamente la gauche radicale. Per il senatore neogollista Bruno Retailleau, candidato all’Eliseo, il partito mélenchonista deve essere «vietato», in quanto «dirama appelli alla sedizione» fra i giovani, mettendoli in pericolo.
In termini d’ordine pubblico, adesso, c’è chi paventa il rischio di un “autunno caldo” di convergenza dei malcontenti, compreso quello nelle banlieue e aree rurali legato in primis al caro-carburante. Il fragore delle ultime agitazioni pare aver persino messo in sordina il cosiddetto “caso Bardella”, innescato dalle rivelazioni di stampa su presunte esternazioni giovanili antisemite del leader ultranazionalista braccio destro di Marine Le Pen.
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