Il Papa e il Rosario con un milione di bambini: «Gesù, donaci la pace»
di Giacomo Gambassi, Roma
Nei Giardini Vaticani, davanti alla Grotta di Lourdes, Leone XIV apre il mese dedicato alla preghiera mariana. Insieme con lui settecento bambini di Roma uniti in una catena di preghiera con i piccoli di tutto il mondo. Le speciali intenzioni per i ragazzi di Ucraina, Pakistan, Libano, Siria, Terra Santa, Sud Sudan, Cuba e Venezuela. «Così vogliamo abbracciare tutti i continenti»

Andrea ha sette anni. Arriva dalla periferia di Roma. «Sono di Tor Bella Monaca», dice. Indossa una t-shirt azzurra. L’ottobrata romana lo consente: alle sei del pomeriggio il termometro segna ancora 27 gradi. Sulla maglietta compare il disegno di un mondo stilizzato stretto da un girotondo di ragazzini che sono radunati intorno a una corona del Rosario e che tendono le mani alla Vergine. Poi la scritta: “Un milione di bambini recita il Rosario. Per l’unità e la pace”. Davanti ad Andrea c’è Leone XIV, seduto ai piedi della statua dell’Immacolata Concezione nella grotta di Lourdes che i Giardini Vaticani accolgono. Il Papa apre il mese del Rosario insieme con settecento bambini delle parrocchie e delle scuole della capitale e recita con loro i misteri luminosi. Uniti al Pontefice anche i giovanissimi di tutti i continenti, grazie alla catena di preghiera che da oltre vent’anni viene promossa dalla fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre”. Un’iniziativa che per la prima volta si svolge nell’arco di un’intera settimana fino al 7 ottobre, festa della Madonna del Rosario.

L’intenzione è unica: la pace. Leone XIV lo aveva annunciato anche da Lourdes domenica scorsa, durante la seconda tappa della sua visita in Francia, quando aveva invitato tutta la Chiesa a pregare il Rosario durante il mese di ottobre perché «cessino le guerre». Nei Giardini Vaticani il Papa lo spiega ai bambini nel dialogo che sceglie di intessere con loro prima di iniziare la preghiera mariana. «Sono davvero felice di stare con voi – confida –. E voi, ragazzi, ditemi: siete contenti di essere venuti?». Il “sì” è corale. «Ci siamo radunati – prosegue il Pontefice – per stare insieme con le due persone che ci amano più di chiunque altro. Chi sono? Il Signore Gesù e la sua Mamma, Maria, che non ci lasciano mai soli e che sono sempre vicino a noi». Quindi domanda: «Anche noi li amiamo, vero? Vogliamo dirglielo? Proviamo. Ripetiamo insieme: ti voglio bene, Gesù. Ti voglio bene, Maria». Il “popolo” dei piccoli lo dice con un grido. E il Papa: «Sì, vi vogliamo bene, Gesù e Maria, e vi chiediamo un dono speciale: la pace per tutti i bambini del mondo, specialmente per quelli che vivono dove c’è la guerra, in tanti Paesi della terra». Il cardinale Kurt Koch, presidente internazionale di “Aiuto alla Chiesa che soffre” e prefetto del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, tiene a far sapere nel saluto al Pontefice che l’attenzione è rivolta in particolare ai «bambini dell’Ucraina» (e nei Giardini Vaticani c’è un gruppo di loro che al collo hanno i foulard con i colori della bandiera ucraina). E poi alle «famiglie del Libano, della Siria e della Terra Santa che sono costrette a lasciare le proprie case» e a quelle del Pakistan. Ancora: alla «riconciliazione del Sud Sudan» e alle «famiglie di Cuba e del Venezuela perché non perdano la speranza».

Nella riflessione indirizzata ai ragazzi, Leone XIV definisce il Rosario «una preghiera semplice che tutti possono recitare» per pensare «a Gesù in alcuni momenti importanti della sua vita, in cui ha portato luce e pace a tante persone: quando è stato battezzato al fiume Giordano, quando ha trasformato l’acqua in vino alle nozze di Cana, quando ha annunciato il suo Regno, quando ha mostrato la sua gloria sul monte Tabor e quando, nel Cenacolo, durante l’ultima Cena, ci ha lasciato l’Eucaristia. Sono momenti in cui ci ha fatto dei doni meravigliosi, da non dimenticare, e per questo vogliamo dirgli grazie». E sprona: «Diciamogli tutti: grazie Gesù! E chiediamogli con fiducia, tutti uniti: donaci la pace!». Uniti, aggiunge, perché «in questi giorni non siamo solo noi a pregare. In tutto il mondo un milione di bambini prega con noi. Pensate: cinquanta milioni di “Ave Marie” che salgono in cielo da tutte le parti e in tutte le lingue della terra chiedendo la pace, e che si uniscono come in un’unica, grandissima corona del Rosario, per abbracciare e stringere tra loro tutti i continenti, le razze e le nazioni del pianeta».

Appena dietro la Basilica Vaticana, fra il verde delle aiuole e degli alberi, si prega la Vergine nelle varie lingue del mondo: l’arabo, l’urdu, il tedesco, lo spagnolo. Con la voce dei bambini dei diversi Paesi che Roma ospita. Sono oltre mille le persone attorno a Leone XIV. Ai piccoli il Papa chiede di tradurre la fede in vita. «Ci impegniamo anche a essere buoni e a comportarci bene – a casa, a scuola, al catechismo, con i genitori, con tutti, anche quando giochiamo e quando facciamo sport –, perché le preghiere devono sempre accompagnarsi con le opere buone, con i gesti d’amore. È così che cresce la pace». Parole rivolte alle nuove generazioni. Ma che, all’ombra della cupola di San Pietro, suonano anche come un richiamo agli adulti e a tutti coloro che hanno in mano le sorti dei popoli.
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