Le “lezioni francesi” di Leone sulla vita umana
Dall’Eliseo a Lourdes, dall’Unesco a Metz, il Papa ha sviluppato in più discorsi una riflessione assai chiara ed eloquente sulla sacralità della vita e la dignità umana. Con citazioni trasparenti delle leggi sull’aborto e il suicidio assistito: «È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale»

Il sito del merchandise ufficiale dice che magliette e felpe con il motto del viaggio papale – “Perché il mondo abbia la vita”, scritta blu su fondo bianco – sono esaurite «a causa del grande successo». In sé un dettaglio irrilevante: ma quella scritta che appare ovunque nelle folle per le strade di Parigi, di Lourdes, di Metz suona come una sintesi perfetta di quel che il Papa è andato a dire ai francesi (e non solo). Perché il suo è stato, anzitutto, un annuncio di vita. In quasi tutti i discorsi ha parlato apertamente di vita umana, del suo carattere indisponibile, della sua assoluta inviolabilità, di quanto sia determinante per la sussistenza stessa della civiltà di cui la Francia si fa simbolo e faro. Leone si è espresso con parole esplicite, in ogni contesto, tanto da rendere la vita il tema del suo viaggio apostolico, cardine di tutti gli altri.
A Lourdes il Papa si prende sulle spalle tutta la fragilità umana rileggendola nel luogo più fortemente simbolico. Tutto parte da una pietra angolare: «La persona umana è “degna” per il semplice fatto di esistere e di avere come fine l’eternità – dice ai malati e a chi li assiste –. La sua dignità non si misura e non si discute». Nel suo cuore tutti i sofferenti: «So che per alcuni di voi, a causa di particolari patologie e di dolori talvolta terribili, l’orizzonte può apparire cupo, incerto, senza via d’uscita. Ma nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità». Riferimento alla legge sull’aiuto a morire (che rende legali suicidio assistito ed eutanasia), approvata dal Parlamento francese il 15 luglio, che si fa anche più trasparente quando aggiunge che «è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale».
L’universalità del valore della vita percorre tutto il magistero di Leone in terra francese, sin dal primo discorso, quello all’Eliseo davanti a Macron (“padre” dell’inserimento in Costituzione del “diritto di aborto”): una «rinnovata fraternità», dice il Papa, «richiede di imparare ad accogliere la vita senza condizioni», perché «la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano», stessa espressione usata nel discorso al Corpo diplomatico in gennaio. Se il diritto alla vita è reso subalterno ad altri “diritti” tutto diventa possibile: «A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata».
All’Unesco i toni sono altrettanto nitidi: a fondamento della fraternità Leone colloca l’idea che «l’uomo è colui che viene concepito e nasce: essere umani significa dunque, in primo luogo, essere figli», cioè fratelli e sorelle. L’«amnesia» attuale di essere tutti «poveri per nascita» «oscura l’idea di vita umana, perché la distacca dalla storia comune a tutti noi. Allora la vita non viene più concepita come dono, ma come merce». Ma la dignità umana «rimane intatta anche nelle circostanze più vulnerabili, fino alla morte stessa. Sì, l’essere umano è certamente colui che nasce, ma è pure colui che muore. La nostra dignità non è distrutta dalla malattia o dal dolore, né dipende dalle prestazioni di cui una persona è capace. Al contrario, richiede cura amorevole in ogni fase della vita».
Il tema torna nella Messa a Metz, quando Leone XIV parla dei «fondamenti morali del mondo in cui viviamo» citando «principi quali il primato della persona e il carattere sacro e inviolabile della persona umana, in tutte le sue fasi e in ogni circostanza». Un fronte sul quale la Chiesa non è sola: «Le religioni sono custodi della vita – dice nell’incontro interreligioso –: esse ne affermano il valore sacro».
La Chiesa francese ha levato la sua voce negli accesi confronti pubblici nel Paese. Leone l’ha ben presente: «Conosco la vostra determinazione e il vostro coraggio – dice ai vescovi –: lo avete dimostrato con chiarezza durante i recenti dibattiti sul fine vita, e vi esorto alla perseveranza, assieme a tutte le persone di buona volontà che difendono gli stessi valori». Sono i valori risuonati nella Messa a Lourdes con i malati: «Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia, la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana. Qui, nessuna fragilità viene respinta. Le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall’amore infinito di Dio. Lourdes è il luogo benedetto di una professione di fede nella bellezza e nella sacralità della vita, poiché qui essa è accolta come un dono prezioso di Dio, chiamato a fiorire per l’eternità nell’amore del Padre».
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