Il Papa a Lourdes, quelle parole sulle vittime di abusi che consolano e rincuorano

«Non siete soli, fratelli e sorelle precipitati in questo abisso di dolore. Siamo con voi. Con voi soffriamo, con voi speriamo, con voi preghiamo. Forza! Guardiamo avanti»
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September 28, 2026
Il Papa a Lourdes, quelle parole sulle vittime di abusi che consolano e rincuorano
Papa Leone XIV celebra la Santa Messa nella Cattedrale di Santo Stefano a Metz, durante il suo viaggio apostolico in Francia 28 settembre 2026 ANSA / Vatican Media
«Si continui sempre a incontrare, ascoltare, accudire e curare le vittime degli abusi, non solo quelle che hanno subito violenze da parte del clero, ma di tutti i sopravvissuti e dichiarare con forza e determinazione che questo male non si ripeta», ha detto il Papa a Lourdes. Lusingati per le attenzioni a loro riservate, confusi per qualcosa che non sapevano decifrare, infine, lacerati per lo scempio avvenuto sulla loro pelle. Le vittime degli abusi sessuali sono concordi nel descrivere questi passaggi dopo aver preso coscienza del dramma che si andava consumando. Ci hanno messo tempo. Si sono flagellati. Hanno combattuto tante guerre interiori. La prima con sé stessi. È stata colpa mia? Se denuncio sono un traditore? Sto facendo male a chi mi ha voluto bene? Poi il coraggio di farsi avanti. E la delusione cocente di non essere creduti. Alcuni si sono allontanati dalla fede. Altri hanno trovato vescovi e sacerdoti disposti a credergli e a intraprendere un percorso di giustizia. Ad altri, invece, fu chiesto di dimenticare. Come se fosse facile.
Le ferite inferte dall’abuso, però, si acuivano sempre di più. Non essere creduto fa male. Passare da vittima a carnefice è lacerante. Tante chiese particolari, nel passato, hanno sbagliato. Magari lo hanno fatto per non scandalizzare il popolo, per non perdere i lontani, per non spaccare le comunità. La mancanza di chiarezza e di assunzione delle responsabilità ha pesato sulla chiesa universale. Ma, soprattutto, ha contribuito a dilaniare loro, i veri protagonisti di questa assurda e paradossale esperienza. Non furono accolti. Non furono ascoltati. Non furono creduti. Non furono aiutati. Non furono presi per mano per elaborare una sofferenza che andava al di là del dolore fisico e psicologico, ma si propagava alla sfera spirituale ed esistenziale. Gli abusi sui minori perpetuati da uomini di chiesa hanno infatti questa particolare aggravante.  La persona che ha approfittato di quel bambino, di quella bambina, è colui del quale essi si fidavano, al quale ciecamente si affidavano. Uno che avrebbe dovuto portarli a farli innamorare di Gesù e della sua Parola. L’esperienza di quel giorno fece crollare un mondo. Ci vollero anni per mettere a fuoco parole, ammiccamenti, gesti, carezze, promesse. Notti insonni. Malesseri somatizzati. Confidarsi? E con chi? Ci voleva coraggio. Forse la persona adatta per farlo sarebbe stata proprio l’uomo per il quel provano repulsione. Bambini.
Cari bambini, quanto ci abbiamo messo per calarci negli abissi dei vostri cuori. Cari bambini, vi abbiamo trattato come carne da macello. Ci facciamo le guerre senza preoccuparci di voi, delle vostre paure, degli attacchi di panico che vi annientano, delle vostre morti, delle vostre mutilazioni. Ci gettiamo sulle vostre carni acerbe per carpirvi un piacere illecito e vergognoso. Pedofilia. Pedopornografia. Sesso. Affari. Per la Chiesa, finalmente arrivò il momento in cui prese coscienza che doveva preoccuparsi soprattutto di voi, delle vittime innocenti, dei bambini abusati. Era su di voi che occorreva puntura i riflettori. Era a voi che doveva chiedere perdono. Qualsiasi fosse stato il prezzo da pagare non si poteva più far finta di non vedere. Le vostre lacrime gridavano vendetta al cospetto di Dio. Ci voleva coraggio. Ci voleva parresia. Ci voleva il Vangelo. Ci voleva Gesù che sferzava tutti, credenti e non credenti: «Guai a chi scandalizza i bambini».
Ci volevano profeti senza paura. Liberi e liberanti. La Chiesa implorò il perdono per sé stessa, per le proprie omissioni, per i ministri infedeli. Pianse lacrime amare. A Lourdes, papa Leone ha dato una ulteriore spinta. È stato meraviglioso. Ha ricevuto alcuni sopravvissuti degli abusi. Li ha ascoltati. Ha preso sulle proprie spalle il loro carico di dolore, di ansie, di sconcerto, di speranze. Le loro paure, la loro sete di giustizia. Ricominciare. Rinascere. Risorgere. Ecco i verbi che occorre continuare a coniugare in tutti i tempi, in tutti i modi, in tutte le lingue, in tutti i luoghi. Forza! Non siete soli, fratelli e sorelle precipitati in questo abisso di dolore. Siamo con voi. Con voi soffriamo, con voi speriamo, con voi preghiamo. Forza! Guardiamo avanti, il cammino è ancora lungo e faticoso. Ma tanto bello e luminoso. 

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