Il test delle suppletive in Calabria va al Centrodestra, ma con lo spettro di Vannacci (che incassa l'11%)
Nell'ennesima tornata segnata dall'astensione massiccia, nel collegio di Reggio Calabria Il tesoriere di Forza Italia Fabio Roscioli vince col 51%, lasciando a quota 36% il candidato del Campo largo. Ma terzo "incomodo" arriva l'esponente di FnV, con un margine di voti più alto di quello dei pronostici

Doveva essere un test degli umori dell’elettorato, prima delle politiche del 2027. E, in qualche modo, lo è stato. Perché, insieme alla vittoria ampiamente prevista del candidato del centrodestra, l’analisi dei risultati usciti dalle urne dell’elezione suppletiva - tenutasi domenica e ieri a Reggio Calabria e nella Locride, per il seggio lasciato libero alla Camera dal sindaco reggino Francesco Cannizzaro - squaderna sulle scrivanie dei partiti e su quelle dei sondaggisti più di qualche spunto di riflessione. Ma partiamo dall’esito: secondo i dati definitivi del Viminale, nelle 487 sezioni del Collegio 5 vince col 51,02% dei voti Fabio Roscioli, tesoriere di Forza Italia sostenuto dal centrodestra di Governo. L’alfiere del centrosinistra Francesco Antonio Frank Benedetto, candidato del Campo largo, si ferma al 36,59%. Terzo “incomodo” si conferma il vannacciano Domenico Giannetta di Futuro Nazionale col 10,94%, mentre quarto arriva con l’1,44%, l’outsider Francesco Toscano per Democrazia Sovrana Popolare. Il tutto in un contesto di urne semideserte, con un crollo dell'affluenza, fermatasi al 22,34%, nonostante la possibilità di votare su due giornate. Basti pensare che quattro anni fa, quando si eravotato in un solo giorno, aveva toccato il 49,40%. Va comunque segnalato come la percentuale dei votanti nel reggino sia la seconda più alta tra le suppletive secche e la più alta dal Rosatellum in poi.
L'asciutta esultanza di Meloni
L’affermazione di Roscioli innesca un coro di soddisfazione nella coalizione. La prima a congratularsi col vincitore è la presidente del Consiglio e leader di FdI: «Il centrodestra si conferma unito, imponendosi sul campo larghissimo delle opposizioni», commenta Giorgia Meloni, lieta per il voto «che premia ancora una volta una coalizione compatta, radicata e capace di parlare ai territori». E da Roma messaggi analoghi arrivano dal vicepremier e segretario di Fi, Antonio Tajani («È la conferma della forza del nostro partito, del suo radicamento tra la gente»), dalla Lega (che sottolinea «la forza, l’unità e la solidità del centrodestra»), e dagli altri alleati.
L'euforia azzurra: «Cucù, Vannacci non c’è più»
In riva allo Stretto, esulta il governatore della Regione Roberto Occhiuto, insieme a una pattuglia di parlamentari giunti dalla Capitale (fra cui Stefania Craxi e il senatore, e presidente della Lazio, Claudio Lotito) impegnatisi in prima persona. «Cucù, cucù, Vannacci non c’è più», cantano a sera i sostenitori azzurri. Nell’euforia generale, non manca qualche stoccata all’avversario Roberto Vannacci, che in campagna elettorale non aveva risparmiato frecciate: «Il centrodestra non ha paura di generali che non sanno nulla di politica e che cercano solo di soffiare sul fuoco, alimentando le insicurezze e le paure - incalza proprio Occhiuto -. Vannacci voleva la sua Sassonia? A Reggio ha preso sassate elettorali». Un refrain, quello che accosta FnV all’Afd tedesca, intonato anche da altri esponenti azzurri.
Il generale rilancia: «Abbiamo sfondato il muro del 10%»
Tirato in ballo, il generale ribatte prima con una boutade («Noi siamo appena decollati, voi continuate pure a pensare alle scollature») riferita alle polemiche legate a una foto ritoccata con l’IA, da lui pubblicata sui social, in cui la sottosegretaria Matilde Siracusano, compagna di Occhiuto, ha una finta scollatura ( più profonda che nello scatto reale). Poi, però, rivendica di aver infranto «il muro del 10% alle prime elezioni. Futuro Nazionale vola e conquista l’11%. Senza aver mai rinculato di un millimetro» sul proprio programma.
I silenzi del campo largo e i rovelli del centrodestra
L’esito del test calabrese lascia per ore senza parole i leader del campo largo. E consegna agli analisti uno scenario di non facile decrittazione. Se da un lato, alle truppe vannacciane non è riuscito il compito di fare da “guastatori” del risultato del centrodestra, che ha vinto agevolmente, dall’altro il quasi 11% incassato è fatto di voti concreti e supera le proiezioni dei sondaggisti, che finora avevano accreditato il movimento di un teorico 10%. Da febbraio la retorica anti-migranti del generale e la sua difesa di presunti “valori tradizionali” sembra aver fatto presa su una fetta dell’opinione pubblica. Ciò inquieta il centrodestra e la sua leader, che da qui alle Politiche del 2027 dovrà riflettere su come affrontare strategicamente la questione.
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