Il paradosso Giappone: arriva la stretta sui lavoratori stranieri (nonostante il calo della manodopera)

Regole più stringenti per ottenere la residenza permanente. E il Paese potrebbe diventare meno "attrattivo"
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September 28, 2026
Un operaio vietnamita lavora presso lo stabilimento della Naito Furniture Industry a Minami Alps, nella prefettura di Yamanashi
Un operaio vietnamita lavora presso lo stabilimento della Naito Furniture Industry a Minami Alps, nella prefettura di Yamanashi/ ANSA
Sognate di vivere in Giappone, e di acquisire la tanto sospirata (e ambita) residenza permanente nel Paese del Sol Levante? Ebbene dovrete passare attraverso la “porta stretta” di due requisiti: essere capaci di "vivere in modo indipendente" e avere "una vita stabile senza il rischio di diventare un peso". Parola dell'Agenzia dei Servizi per l'Immigrazione del Giappone. Dietro questa formulazione apparentemente fumosa, c’è una manovra politica: Tokyo sta per inasprire le regole per accedere alla residenza permanente, lo status che garantisce il diritto di lavorare e soggiornare a tempo indeterminato nel Paese. In cosa consiste esattamente la stretta? In base alle nuove regole, che saranno operative dal primo ottobre, i candidati dovranno avere un reddito superiore a quello medio delle famiglie giapponesi. Già dallo scorso mese di aprile, chi aspira alla residenza permanente dovrà disporre di un fondo pensione equivalente a 30 anni di versamenti. Non solo: sarà necessario “parlare giapponese a un livello intermedio”. E ancora: chi desidera stabilirsi permanentemente in Giappone dovrà sborsare 20 volte di più, ovvero 200.000 yen (1.257 dollari). Come riporta la Cnn, lo scopo dell'impennata delle tariffe è quello di creare "una società ordinata in cui stranieri e cittadini giapponesi coesistano", secondo le dichiarazioni del governo di Tokyo.
Lo spostamento verso una politica migratoria "selettiva e condizionata" collide con la voragine che si è spalancata all’interno della società giapponese: la mancanza di manodopera, frutto “avvelenato” del crollo demografico che sta terremotando gli equilibri del Paese.
I dati restituiscono un puzzle impazzito. Il numero di cittadini giapponesi è diminuito di oltre 900mila persone tra gennaio 2025 e gennaio 2026. Come riporta il Japan Times, il tasso di fertilità totale - il numero medio di nascite per donna durante gli anni fertili – è sceso a 1,14 nel 2025, con un calo di 0,01 punti percentuali rispetto all'anno precedente. Si tratta del decimo anno consecutivo di declino e l’ennesimo minimo storico. Le previsioni per il futuro sono fosche. L'Istituto nazionale giapponese per la ricerca sulla popolazione e la sicurezza sociale stima che la popolazione del Paese potrebbe scendere a circa 91,6 milioni entro il 2065 e a 87 milioni entro il 2070. A quel punto, quasi quattro giapponesi su dieci avranno 65 anni o più.
Sul fronte dei residenti stranieri, i numeri catturano un trend opposto. Di crescita. Lo scorso anno il loro numero ha raggiunto quota 4,1 milioni, pari a circa il 3,4% della popolazione giapponese. Un record. Più di 930.000 cittadini cinesi risiedono nel Paese, costituendo il gruppo più numeroso.
"Il Giappone ha bisogno di lavoratori stranieri a causa della carenza di manodopera. Ma se le condizioni per un insediamento a lungo termine diventassero più difficili, ciò potrebbe potenzialmente ridurre l'attrattiva del Giappone per i lavoratori stranieri che considerano il Paese come un luogo dove costruire la propria vita a lungo termine," ha spiegato ad al-Jazeera Risa Hagiwara, professoressa di economia all'Università Meikai di Urayasu. Dall’urto tra queste dinamiche – difesa dell’identità nazionale vs apertura alla presenza degli stranieri - uscirà il volto del Giappone del futuro.

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